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Donadoni: “La situazione non è semplicissima né complicatissima. Dzemaili? Spero di averlo anche il prossimo anno”

Reduce da una sola vittoria negli ultimi 10 incontri, la stagione del Bologna sta vivendo una fase molto delicata: domani l’occasione del rilancio contro l’Empoli. Del match, del momento della squadra e anche della situazione di Blerim Dzemaili dopo le parole del chairman Joey Saputo ha parlato il tecnico Roberto Donadoni alla vigilia del match con i toscani.

Mentalità – «il mio modo di ragionare è quello di cercare di affrontare ogni partita cercando di fare i punti che sono in palio. E’ chiaro che adesso c’è più necessità di doverli fare, ma non in funzione del fatto che da due mesi e mezzo stiamo facendo un cammino non adeguato. Quella di domani è una partita importante da questo punto di vista ma non dobbiamo crearci più distorsioni mentali in funzione del fatto che è impellente fare risultato. E’ sicuramente importante farlo, ma non deve passare attraverso la confusione e l’eccessiva tensione, perché quando giochiamo con eccessiva tensione poi tutto diventa più complicato. E’ una partita che bisogna cercare di vincere attraverso una prestazione che deve essere con più aggressività rispetto a quello che abbiamo fatto e dimostrato nell’ultima gara contro l’Udinese. A mio parere non è stata una partita giocata male, ma siamo stati poco aggressivi e poco intensi e questo non possiamo permettercelo. Domani dobbiamo mettere in campo tutta l’intensità e l’aggressione da questo punto di vista perché è un avversario che sa di avere una chance ancora più delicata di noi per la classifica che ha. Saranno molto determinati e agguerriti e non possiamo assolutamente essere da meno sotto questo profilo».

Avversari e atteggiamento – «Affrontiamo un avversario che non sta meglio di noi in classifica, così come abbiamo affrontato l’Udinese, che non stava meglio di noi da questo punto di vista. E’ chiaro che alla fine chi ha più voglia di vincere e ha più convinzione fa ancor più differenza. I ragazzi non è che non si stanno allenando bene o non stanno facendo le cose in maniera corretta, ma a volte magari non ci metti quell’intensità e quella determinazione che fanno veramente la differenza. Questo è un aspetto sul quale dobbiamo trovare continuità: quando c’è vengono fuori determinate partite indipendentemente dal risultato, quando viene meno sei sempre in balia degli eventi, ovvero degli episodi e delle situazioni. Guarda caso, lunedì abbiamo lasciato tanti punti proprio per un nonnulla che fa spostare l’ago della bilancia da una parte o dall’altra. L’atteggiamento che dobbiamo cercare di avere è questo: più convinzione, più determinazione e voglia, con il gusto sempre di giocare a calcio. La cosa bella di questo sport è giocare a calcio, avere la palla, non buttarla via, non sprecarla inutilmente. A volte quando l’aspetto psicologico incide da questo punto di vista ti fa fare la scelta sbagliata, invece noi dobbiamo avere quella tranquillità cosciente dei propri mezzi».

Il valore della squadra – «Io sono convinto che questa squadra abbia un potenziale non inferiore a molte in serie A. Di questo sono convinto, così come è altrettanto vero che ci sono caratteristiche caratteriali: bisogna crescere e migliorare. Quando i risultati non vengono o subisci all’ultimo minuto significa ovviamente che da questo punto di vista qualche limite lo abbiamo palesato. Questo vuol dire fare un’autocritica onesta, cercando di migliorare. E’ una squadra che è cambiata molto, ci sono diversi giovani e questi sono aspetti che fanno venire fuori risultati in maniera differente. Le stesse situazioni vissute da una squadra esperta come il Chievo, ad esempio, probabilmente avrebbe voluto dire portare a casa più punti. Questo fa parte della malizia e del chilometraggio che uno ha addosso, delle situazioni che si sono vissute in carriera. Certi giovani alcune cose devono imparare e capirle: andare più aggressivi su una palla che arriva dall’esterno, e contrastare vuol dire, se non intercettarla, mettere l’avversario nelle condizioni di affrettare la giocata e quindi essere meno preciso. Detta così può sembrare una sciocchezza ma fa veramente differenza, questi dettagli dobbiamo cercare di approfondirli e migliorarli perché gli altri non regalano così facilmente le cose. Questo deve accadere anche a noi».

Dzemaili via in estate?– «Di ufficiale non c’è assolutamente nulla: è un’ipotesi, una possibilità. Io mi auguro prima di tutto di chiudere questa annata nel modo migliore, e che Dzemaili continui ad essere un protagonista non solo per quest’anno ma anche per l’anno prossimo. Poi è chiaro che a fine campionato si faranno tutte le valutazioni che merita il caso. Oggi non penso proprio al fatto che possa andare via l’anno prossimo, è l’ultimo dei miei pensieri. Il mio pensiero è quello di cercare di farlo rendere ed essere produttivo per questa realtà perché adesso è importante il Bologna. Quello che accadrà lo vedremo. A volte la lontananza fa venire fuori le cose in maniera diversa da quelle che possono essere le verità assolute, ma per quanto mi riguarda sposta veramente poco. So che Dzemaili resterà fino alla fine dell’anno e questo è quello che conta, il resto verrà di conseguenza. L’interesse di un professionista è quello di cercare di fare bene, non quello di pensare ‘faccio quello che posso, tanto l’anno prossimo sono da un’altra parte’ perché non è il modo giusto di presentarsi: soprattutto non è il carattere di Dzemaili. Non è assolutamente una cosa che in questo momento mi preoccupa».

La gara con l’Empoli dello scorso anno – «Mi aspetto che la lezione dello scorso anno serva a qualcosa, perché da ogni partita, anche se passata, si devono saper trarre le giuste valutazioni. Lo scorso anno ci hanno sorpresi, siamo stati ingenui a subire dei gol in maniera un po’ troppo semplice. Quest’anno è un’altra storia, però quel pizzico di rabbia legata anche alla prestazione che abbiamo fatto lo scorso anno in casa deve darci ancora quell’ulteriore spinta. Loro si giocano moltissimo, come noi, e dovremo mettere fuori una determinazione feroce, un desiderio assoluto di voler fare risultato e ribattere ogni colpo. L’Empoli è una squadra che adesso inizia anche a stare meglio, dal punto di vista fisico ci sarà da fare fatica. Dovremo concentrare le forze soprattutto su noi stessi, sapendo che li abbiamo visti e studiati, sappiamo quello che possono fare o hanno fatto in queste partite».

Saponara – «Saponara in questa squadra è il giocatore di maggior talento, sa unire bene le due fasi, è bravo a farsi trovare tra le linee e innescare la fase offensiva, il che non significa solo proporre gioco ma anche finalizzarlo perché spesso e volentieri si fa trovare puntuale alla conclusione. Dobbiamo essere bravi a non concedere questo e cercare di contrastarlo il più possibile. Questo lo puoi fare se veramente hai grande attenzione nel seguire l’avversario. Il centrocampista centrale, piuttosto che i due esterni, chi è in quella situazione, deve portarselo dietro fino in fondo e non lasciarlo, perché se gli concedi anche poco spazio riesce a tirare fuori il meglio. Quando parlo di attenzione è per questo motivo: non bisogna trascurare alcun tipo di dettaglio».

Pulgar – «La sua assenza mi dispiace per come ha perso la possibilità di poter essere di questa gara. Ma non ho un giocatore particolare da poter mettere addosso esclusivamente, mi piace l’idea che ognuno sia in grado di assorbire un giocatore di questo tipo in funzione di dove si trova la palla e della zona del campo. Ci vuole grande aggressività. Non devi essere più difensore di un altro per riuscire a limitarlo, devi solo essere più attento e concentrato».

Il Bologna – «Nè io né nessuno qui siamo lavativi o latitiamo, quindi chiunque lavora in questo contesto ha un peso specifico enorme. Quanto più una situazione può essere difficile, più uno può dimostrare le proprie capacità, quindi mi aspetto questo da tutti quanti, a partire da me, con grande voglia e gusto di voler fare le cose al meglio della condizione attuale. Se guardiamo i dati del GPS non è una squadra che corre meno rispetto a qualche tempo fa. Non è una questione fisica. Cambi di modulo? Bisogna essere più convinti, l’aspetto mentale è quello che ti fa fare di più. L’Udinese ha avuto tre palle gol: ma sono state su riconquista della palla a trequarti campo per uno sbaglio nostro di appoggio o una pressione fatta bene da loro, poi si è innescata la situazione. Quello non vuol dire correre di più ma essere più aggressivi e determinati. Puoi giocare con tutti i moduli che vuoi, ma conta come aggredisci e attacchi la partita. Abbiamo tre attaccanti, perché l’idea è quella di avere due esterni e un attaccante e giocare con due attaccanti puri mi darebbe l’idea di togliere qualcosa invece di aggiungerlo: ma se ci si va a 100 all’ora è un discorso, agli 80 è un altro. Non c’è bisogno di fare chissà che tipo di gioco, se sei più aggressivo, determinato e convinto, recuperi più palle e hai più soluzioni. Al 93′ abbiamo avuto l’occasione con Masina dopo il gol loro. L’ha stoppata di petto e ha calciato subito. Se invece di stoppare e calciare la tieni, magari non succede nulla o magari puoi fare un passaggio e trovare una soluzione-gol. La differenza può essere poca, ma può voler dire avere più tranquillità e certezze nel fare le cose. Abbiamo giocato sempre con giocatori offensivi, comunque Taider è uno che si inserisce e a Dzemaili piace andare: non è una squadra che ha il freno a mano tirato. Ma bisogna essere più determinati e convinti».

Il Bologna e Donadoni – «Se avessimo 6 punti in più direbbero che Donadoni è soddisfatto di allenare il Bologna, con 6 in meno dicono altro: bisogna trovare qualcosa. Levo qualsiasi dubbio da questo punto di vista: non ho nessun problema nell’allenare il Bologna. Se non fossi contento di allenarlo sarei il primo a dire arrivederci e grazie perché sono abituato a ragionare in questo modo. In carriera ho sempre fatto così perché ho dignità e rispetto nei confronti di chi mi paga. Non sono uno che spreca parole a vanvera, se devo dire qualcosa che ritengo giusta la dico, altrimenti sto zitto. Sapete benissimo anche voi come vengono indirizzate le coscienze, siamo stati di recente travolti in una valutazione a livello politico e se ne sono sentite di tutti i colori. Figuriamoci se mi stupisco di quello che si dice a livello sportivo: siamo supervaccinati a tutto, ma in merito a quello che è il mio impegno e desiderio di allenare il Bologna non c’è neanche l’ombra del dubbio. La cosa migliore per me in questo momento è essere l’allenatore del Bologna e andare avanti nel modo migliore, con il massimo impegno per cercare di uscire da una situazione che non è semplicissima ma neppure complicatissima. Tutte le energie sono lì, il resto è fiato sprecato per nulla e non mi interessa sprecare energie per nulla, mi interessa solo metterci tutto quello che serve per vincere domani».

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