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Donadoni: “Udinese, Empoli e Pescara, non firmo cinque punti, ci stanno anche tre vittorie”

Roberto Donadoni se la ricorda molto bene, la partita con l’Udinese al Friuli. Perché è da lì – 14 febbraio 2016 – che il Bologna ha smesso di vincere fuori casa, attitudine che invece fin lì aveva prosperato. La possibilità si riapre proprio a Udine, dove domani sera i rossoblù sono di scena per tentare di rimettersi in corsa per la metà alta della parte destra della classifica. Almeno. Un solo dubbio di formazione, nel ballottaggio su chi, tra Oikonomou e Ferrari, sostituirà lo squalificato Gastadello (quarta partita saltata in stagione per sanzioni disciplinari). In attacco Destro sarà affiancato da Krejci e Di Francesco, anche se Mounier, dopo la doppietta in Coppa con il Verona, si candida per una maglia con più possibilità di prima. Di seguito le parole di Donadoni alla vigilia.
 
Atteggiamento – «Giocare in casa o in trasferta dovrebbe essere la stessa cosa per le squadre che vogliono fare bene. Non bisogna essere condizionati dal campo, ma fare la propria partita sempre, a prescindere dalle situazioni ambientali che si trovano. Questo tento sempre di ripeterlo ai miei, non sempre però accade che ci siano effetti positivi. È lo scatto di crescita che ancora dobbiamo fare».
 
La svolta negativa della stagione − «Non c’è stato ancora il salto di qualità. Ora ci si può sforzare di trovare un episodio che spieghi tutto questo e se volete possiamo trovarlo nel rigore regalato alla Lazio al 95’, all’Olimpico. Ma io non amo guardare indietro e chi pensa al passato secondo me è un debole a caccia di alibi. Certo, quella vittoria ci avrebbe potuto regalare molto, in termini di morale e motivazioni. Ma dovremo essere bravi a trovare nuove opportunità».
 
Il calendario – «Udinese, Empoli, Pescara: le tre partite che ci rimangono, da qui alla fine dell’anno, possono regalarci molto. Io non firmerei subito per cinque punti, perché sulla carta sono tutti avversari alla nostra portata. In teoria, ci stanno anche tre vittorie. Poi dipenderà dallo sviluppo delle partite in sé. Non voglio pormi limiti».
 
I singoli – «Destro vorrei avesse la cattiveria e lo spirito di Mandzukic. Krejci è partito molto bene a inizio campionato, ora lo vediamo un po’ più appannato, ma ci sta. Era partito molto molto forte e lui non ha la struttura fisica di Mounier, adatta allo scontro con gli avversari. Mounier, invece, è un professionista impeccabile, tra i migliori che ho avuto. Se non l’ho fatto giocare spesso è perché ho fatto scelte tecniche diverse, non certo per suoi comportamenti. Ferrari e Oikonomou devono crescere, ma mi aspetto crescita da tutti, non solo da loro».
 
Essere la nuova Atalanta − «Ho detto che mi sarebbe piaciuto, ma dobbiamo fare ancora tanti passi in avanti. In questo campionato se non sei sempre feroce, non sopravvivi. Guardate la Juve: è calata un attimo col Genoa e ne ha presi tre. E stiamo parlando della Juve. Noi siamo il Bologna, e quindi dobbiamo mettercene il doppio».