Sempre e Comunque
shopping-bag 0
Articoli : 0
Totale Parziale : 0,00
Mostra Carrello Cassa

Alla ricerca del nuovo Pascutti

Alla ricerca del nuovo Pascutti

Quando attingiamo alla memoria calcistica, esistono due tipi di approccio. Non si possono portare prove scientifiche, ma un tipo di questa memoria pare più sviluppato proprio a Bologna. È una memoria cattiva, quella che fa dire: «Non torneranno più i tempi in cui…». La morte di Ezio Pascutti, purtroppo, risveglia questa tentazione, anche tra quelli che non lo hanno mai visto dal vivo. E invece sono proprio personaggi come lui a dover risvegliare l’emisfero della memoria buona. Quella che, aiutata dalla storia, dovrebbe far dire: «Chissà quando tornerà uno che appariva gioioso anche davanti alla cinepresa di Pasolini?». Ai suoi funerali, Di Vaio ha detto che il Bologna lavorerà per costruire i Pascutti del futuro. Ottima prospettiva. Ma non nascerà nessun Pascutti, finché i calciatori del Bologna saranno trattati e omologati come tutti i loro colleghi della Serie A, questo prodotto televisivo che aborrisce la spontaneità e l’individualità perché venduto a “format”. Pascutti era Pascutti (e i tifosi così dicono: «Non tornerà più nessuno come lui») perché i suoi 130 gol erano calati nel mondo reale, nelle vie, nella vita di carne, di ossa, di cielo e di sogni dei bolognesi.
Non, come oggi, nel bunker di un centro tecnico ormai non più frequentato nemmeno dei soliti habitué, ma solo – e comunque raramente – dagli addetti ai lavori. Non, come oggi, in una città che ad eccezione del temporary store non parla mai del Bologna, non ha un luogo di ritrovo, un museo, delle effigi, delle targhe e degli appigli per gli occhi (e per i turisti) che parlino della squadra di calcio che vi abita. Non, come accade da un decennio, in un mondo in cui i calciatori parlano per sintassi e stilemi confezionati, vittima di una comunicazione televisiva che trova bizzarro e divertente un calciatore del Milan che attacca maldestramente trenta secondi di Chopin a una tastiera, o un altro (Masina) che legge una paginetta di Baricco alla domenica sportiva, quasi fossero strani fenomeni della biologia. Pascutti era Pascutti perché la sua spontaneità era cultura, faceva cultura e difatti fu inserita in un film di Pasolini, assieme alle voci di Pavinato, Negri e Bulgarelli. Costruiamo i Pascutti del futuro. Ma non facciamoli con lo stampino.

© Riproduzione Riservata

Please follow and like us:
Facebook
Facebook
Google+
Google+
http://www.zerocinquantuno.it/rubriche/i-conti-tornano/alla-ricerca-del-pascutti/
Instagram