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Tocca di nuovo a noi

Tocca di nuovo a noi

La desolante sconfitta di Udine ha consegnato ai rossoblu il triste primato di un avvio perfettamente in linea con lo scorso anno. Stessi punti ma senza tutte le scusanti che dodici mesi fa davamo a quell’inizio terribile. Stavolta non c’era il problema Delio Rossi, non c’era una squadra nuova costruita in ritardo, non c’era l’impatto con la Serie A e parlare di colpe dei giovani quando schieri Mirante, Torosidis, Maietta, Oikonomou, Masina, Pulgar, Taider, Dzemaili, Mounier, Destro e Krejci fa davvero scappar da ridere.
I temi sul tavolo a mio parere sono tre: il primo, più preoccupante, è che questa squadra sta rendendo meno del suo valore. Donadoni ha delle responsabilità, mi pare ovvio, eppure se ascoltiamo le sue parole il refrain è da troppo tempo che ci manca convinzione e cattiveria. Non sono doti che si imparano, starebbe al mister metterci una pezza ma se l’aria che respiri è di chi si accontenta è difficile che tu voglia spaccare il mondo. In questo le continue dichiarazioni di salvezza, l’ostentato rinvio di qualsiasi ambizione sportiva a tempi lontani ed in generale la mestizia di chi si deve accontentare del minimo dei minimi sono lo stimolo negativo a vivacchiare ed annulla qualsiasi tentativo del mister di trasmettere la fame e l’entusiasmo necessari a spingersi, se non oltre, almeno vicino ai propri limiti.
Sarebbe ora, a mio avviso, di scacciare questa ondata di depressione che porta risultati negativi che portano depressione che porta risultati negativi.
Per farlo però bisogna che chi ha le redini della società di Saputo sia convinto che si può fare meglio
Il secondo tema è relativo al presente del Bfc.
Sul futuro abbiamo detto moltissimo, sul passato anche di più, ma nello sport ancora più che nella vita reale il presente ha un ruolo decisivo. I giudizi cambiano ogni settimana, quello che rimane è la percezione di quello che si è a prescindere dal momento positivo o negativo. E qui torniamo alle bottiglie di champagne in caso di salvezza. Ad occhio il Bologna ha avuto in due anni più risorse da spendere in cartellini e stipendi di molte concorrenti di metà classifica, i dati del pubblico si collocano stabilmente nella parte sinistra della classifica e quindi non si capisce bene cosa osta ad aspettarsi un piazzamento diverso da quello attuale, anche senza chiedere alla proprietà altri denari.
Da Udine ad Udine il Bologna ha collezionato 5 vittorie, 10 pari, 13 sconfitte, ovvero 25 punti in 28 partite.
Il terzo tema riguarda il mercato. Continuo a ritenere questo Bologna meglio di quello dello scorso anno e le mie aspettative di miglioramento si basavano soprattutto sul maggiore rendimento di chi era già in rosa ad inizio campionato più che sui nuovi acquisti. Ieri sera di fatto c’erano Torosidis al posto di Rossettini, Dzemaili per Diawara e Krejci per Giaccherini, non troppa differenza se Torosidis si riprende un minimo e Krejci torna a respirare. In più ci sarebbero Nagy e Verdi, ma lo ridico per la centosessantesima volta: non sono stati migliorati i difetti dello scorso campionato. Serviva un centrale affidabile, servivano dei gol e serviva un centrocampista capace di fare male. Si sono scelte altre strade, canali preferenziali, scelte diverse e quando tutto va male i nodi vengono al pettine. Ma non è vero che non c’erano risorse, la cessione di Diawara, salutata con il più grande paradosso di tutti i tempi come una liberazione, ha portato in dote risorse utilizzabili a piacere. Ieri sera il d.s. Bigon ha detto in pratica di non contare troppo sul mercato di gennaio. Al di là del tempismo piuttosto discutibile e del continuo desiderio di cilicio, speriamo fosse pretattica perché i risultati sportivi sono complessivamente deludenti a prescindere dall’ultimo periodo di crisi.
Il Bologna deve decidere che strada prendere: se il progetto è davvero sui giovani bisogna che rimangano più di una stagione e bisogna che siano abbastanza forti da reggere l’urto di periodi complicati. Tenere a sedere Krafth e Mbaye per Torosidis, Ferrari per Maietta, Donsah per Dzemaili ad esempio è un chiaro indice di debolezza complessiva. O non sono all’altezza o il resto della squadra non li supporta come un progetto di questo tipo richiederebbe.
Adesso però, ancora una volta tocca a noi, a partire dalla prossima con l’Empoli.
Tocca a noi perché non c’è nessun altro a cui sta a cuore il Bologna come sta a cuore a noi. Il tempo di un Bologna “globale” non è ancora arrivato e, per quanto si possa essere amareggiati, non possiamo mai (mai) scordarci che nel bene e nel male vogliamo esserci sempre. E’ il nostro limite ed è, già oggi, la nostra grande fortuna. Sarebbe tempo perso altrimenti, ma a parte qualche istante di scoramento dopo l’ennesima delusione pensateci un istante: vi siete mai pentiti di passare del tempo con il Bfc?

Forza Bologna, sempre.

Bente

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