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Un muto che parla con un sordo

antonio conte

Continua a piovere, due terzi del governo ladro. La sosta di campionato imminente, la salvezza ad un passo ed il tacere di qualsiasi notizia che riguardi il Bologna rendono di stanca attualità unicamente il penoso show di Conte al Dall’Ara e quanto ne è seguito a livello mediatico.
Lo stesso evento, a seconda di come viene presentato, appare e viene commentato in maniera opposta. Certo, leggendo che la curva del Bologna ha esposto striscioni offensivi verso l’Heysel e Scirea, leggendo che Conte ha esultato con i suoi tifosi e che il pullman della Juve è stato accolto a sassate e bastonate verrebbe da esprimergli solidarietà. Questo è quanto è stato raccontato al grande pubblico ed è anche quello che in molti ormai pensano nella stessa Bologna. E’ la legge del più forte, di chi urla di più, piange di più, paga di più. Poco importa che lo striscione in questione fosse una rima (bianconero-cimitero) usata per secoli anche contro la Virtus che, a quanto mi risulta (poi magari Sky e la rosa mi smentiranno), con l’Heysel e Scirea nulla ha a che fare.
Poco importa che Conte abbia esultato sguaiatamente verso la tribuna a partita in corso e non verso il settore ospiti a partita finita e, ancora, nulla importa che di bastoni e sassi, ad accogliere il pullman della Juve non ce ne fossero stanto alle immagini che si trovano anche in rete.
Certo, sarebbe meglio che gli striscioni non lasciassero dubbi, sarebbe bello che il pullman arrivasse allo stadio senza assembramenti ed insulti. Del resto sarebbe anche stato bello anche un calcio senza la penosa vicenda calciopoli, senza squalifiche per omessa denuncia, sarebbe stato giusto evitare tutte quelle provocazioni dei 30 sul campo, sarebbe stato gradevole ricevere delle scusee ci saremmo divertiti di più senza quella decina d’anni di furti con scasso.
Un muto che parla con un sordo.
Vedere come la realtà viene distorta però fa rabbia, più della sconfitta sul campo che a ben guardare, oltre che meritata, è nell’ordine naturale delle cose se valutiamo il costo delle due squadre. (Ti piace vincere facile? Sembra quel pezzo di Aldo, Giovanni e Giacomo che giocano a biliardino con un bimbo ed esultano come se avessero battuto il campione del mondo)
Cosa si aspettano da noi? Il giornale, l’abbonamento alla pay-tv o il canone Rai lo paghiamo alla stessa identica maniera. Sappiamo ancora prima di cominciare che il gioco sul campo è viziato da uno squilibrio economico che viene colmato solo in casi eccezionali. Come non bastasse siamo costretti ad assistere al lamento dei carnefici e alla distorsione palese di fatti che spruzza fango sull’unica cosa che in fondo ci rimane: la dignità. Possibile che in tutto questo non esista un professionista serio che invece che cavalcare i soliti clichè legati a violenza, razzismo, soluzione inglese e voglia di rendere lo stadio una specie di orgia amorosa e perbenista tra tifosi avversari, non punti il dito su come spesso nascano iniziative di solidarietà proprio da quegli stessi tifosi? Possibile che nella presentazione del prodotto “calcio” non si rimarchi come l’emozione che rende godibile una partita di calcio vista dal vivo non passi soprattutto attraverso la passione ed il colore di quei ragazzi?
Io sono lontanissimo dal mondo ultras e non ne condivido troppe cose per farne una difesa acritica e di principio. Rimango però ogni volta sorpreso da come pare che dire la cosa “politicamente corretta” sia necessario per non scalfire in nessuno le semplici equazioni dei luoghi comuni.
“Fare la morale” ad un tifoso di calcio pare sia ormai un obbligo. Spesso questa morale non viene da persone migliori, anzi.
Certo che è difficile tenere in equilibrio passione ed eccesso, lo è in tutte le situazioni della vita, anche quando ti innamori per dire. Eppure c’è spazio solo per le reprimende e quando invece i tifosi stupiscono in iniziative lodevoli il tutto si limita ad un trafiletto, se siamo fortunati.
Non fa notizia.
E quando la notizia negativa non c’è la inventiamo.
Tornando al caso Conte, o alle lamentele di juventini insultati perché beatamente circolanti con sciarpe che garrivano nel dintorni del Dall’Ara, beh, esistono regole non scritte di buon senso ed educazione.
Possibile che solo i tifosi bianconeri e i tifosi napoletani non le conoscano?
Se pensate che stia giustificando un adulto che insulta un bambino di sei anni con la sciarpina della Juve vi sbagliate di grosso. Rimane un atto vile di un coglione. Eppure mia figlia, fuori da un qualsiasi stadio italiano con la sciarpa del Bologna non la porterei. Mi sentirei stupido. E se questo è un mondo di merda non lo è partendo dal calcio, lo è perché siamo così, lo è perché di regole non scritte di comportamento siamo pieni. Alcuni modi di fare vengono letti come provocazione, come mancanza di rispetto. Lo ripeto, è così per ogni ambiente, per ogni comportamento sociale. Chiedersi se è giusto o sbagliato è filosofia da bar.
Il senso comune di un determinato ambiente muta nel tempo e anche questa cosa cambierà, inevitabilmente. E non cambierà più in fretta cercando di sdoganare la provocazione di un allenatore come “esultanza con i suoi tifosi”. Non cambierà attribuendo a Bologna l’infamia di offendere i morti dell’Heysel o Gaetano Scirea quando questo non è successo. Non cambierà urlando all’inciviltà per qualche insulto ricevuto quando si ostenta con orgoglio la sciarpa di una squadra che qui è il simbolo stesso del carnefice, senza peraltro aver mai chinato il capo e chiesto scusa, ma anzi, continuando nel solco dell’arroganza. Forza Moggi. Trenta sul campo. Lezioni di civiltà a piene mani.
Dove sta il male del calcio? E’ tutto sugli spalti o sta anche in campo, negli spogliatoi, dietro un computer o in uno studio televisivo?
Concludo dicendo che in maniera molto presuntuosa ho la certezza di sapermi esprimere bene, eppure in questi casi, a prova di malafede o superficialità, è bene ripetere che per parte mia ogni gesto violento (che non è solo fisico) è e rimane condannabile senza riserve. Semplicemente non credo che la distinzione tra vergini e puttane sia così netta.

 

Forza Bologna, sempre

 

Bente

 

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