Destro era lì, e dovrà esserci sempre

Destro era lì, e dovrà esserci sempre

Il pallone appoggiato nella porta sguarnita, la maglia lanciata in aria, la corsa senza freni a petto nudo, l’abbraccio dei compagni. Mattia Destro è tornato e lo ha fatto alla sua maniera, o almeno, lo ha fatto nella maniera in cui tutti sotto le Due Torri vorrebbero sempre vederlo: rapace d’area, incazzoso, decisivo. In certi casi non c’è bisogno di uno slalom alla Messi o di una cannonata alla Cristiano Ronaldo, basta farsi trovare nel posto giusto al momento giusto e infilare la sfera nel sacco. Sì, perché senza il tocco finale di Destro la splendida sinfonia orchestrata da Di Francesco e Dzemaili sarebbe rimasta incompiuta. Bologna gli chiede proprio questo, di esserci. Non importa come, se con un comodo tap-in o con un gol da cineteca, ma di esserci.
Nello stesso tempo, però, ci deve essere anche la squadra a supportarlo. Non stiamo parlando di Signori o Di Vaio, giocatori capaci in ogni momento di trasformare le briciole in oro, e neanche di Belotti, che incarna tutte le caratteristiche per fare reparto da solo, ma di un attaccante che se sta bene ed è supportato adeguatamente può comunque fare la differenza. Uno alla Pippo Inzaghi, per intenderci, ma con più tecnica. Che siano due ali in un tridente (come adesso e a Roma) o una spalla di peso in un tandem offensivo (come a Siena), il buon Mattia ha bisogno di ‘amici’ di un certo livello che lo aiutino ad esprimere tutto il suo potenziale. Un potenziale che esiste, anche se spesso si è nascosto dietro ad un nuvola al pari di un timido sole autunnale.
I numeri dicono che ogni sua rete è foriera di punti, addirittura 14 sui 31 conquistati fin qui dagli uomini di Donadoni. Una sentenza che a volte tarda un po’ ad arrivare, ma che quando arriva non lascia spazio ad ulteriori discussioni, casa o trasferta non fa differenza, per informazioni rivolgersi a Cagliari, Crotone, Palermo, Sampdoria e Sassuolo. Quando il 10 segna, quasi sempre i colori rossoblù sorridono. La speranza, quindi, è che il guizzo del Mapei Stadium rappresenti finalmente l’inizio di un nuovo capitolo della sua vita e della sua carriera, una pozione magica in grado di cancellare tutti quei dolori fisici ed emotivi iniziati a San Siro il 12 marzo 2016 e proseguiti, fra alti e bassi, per mesi. Un nuovo capitolo, appunto, più fortunato e ricco di soddisfazioni, ma non per forza un nuovo Destro. È sufficiente quello originale, quello vero: rapace d’area, incazzoso, decisivo. Quello che deve esserci sempre, anche con un semplice tocco di piatto, per far godere Bologna.

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