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Donadoni: “La priorità era salvare la squadra”

Il punto frutto dello 0-0 con il Chievo fa concludere il Bologna a quota 42 punti, al 14° posto in classifica. Queste le parole del tecnico rossoblù Roberto Donadoni dopo la gara del Bentegodi.

La gara − «E’ stata interpretata bene e l’atteggiamento mi è piaciuto. Abbiamo fatto delle cose buone, un po’ ci è mancata la finalizzazione ma siamo arrivati spesso con facilità e manovre fluide. Sono contento per chi ha giocato meno, come Krafth che ha fatto 90 minuti bene, e Crisetig, che ha giocato una buona partita: era un po’ in debito alla fine ma era tanto tempo che non faceva una partita per intero e merita certamente un plauso. E ancora Ferrari, che ha giocato in un ruolo e una situazione un po’ d’emergenza dando buone risposte, anche lui mi è piaciuto. E’ la giusta conclusione di questo campionato».

Il modulo − «Anche oggi bene. Ad un certo punto ho messo Brighi a fare la mezza punta, spostando Brienza a destra quando ho inserito Pulgar. Brighi ha i tempi di inserimento e ha provato anche quella girata che poteva avere miglior fortuna: lui è bravo in quelle cose. Ho richiamato molto Crisetig nel primo tempo? Non solo lui, forse anche qualche compagno ha sbagliato appoggi con troppa facilità e semplicità, forse un eccesso di tensione. Quando un giocatore come lui gioca poco, poi sa che in certe occasioni deve dimostrare qualcosa in più e questo porta a esagerare e sbagliare qualcosa di troppo. Onestamente, però, da lui oggi mi aspettavo meno di quanto abbia fatto, sono felice per lui ma da una parte dispiaciuto perché non ha avuto molto spazio, questo un po’ mi rammarica».

Scambio di complimenti con Campedelli − «Entrambe le squadre hanno centrato l’obiettivo prefissato. E’ uno scambio di complimenti tra due persone che si incontrano che testimonia quella che è stata l’annata. Il Chievo ha fatto un ottimo campionato, sfruttando al meglio le proprie possibilità. Sono stati molto bravi, magari se si tratta di costruire gioco fanno un po’ più fatica ma si difendono bene, corrono, fanno reparto e ripartono con intensità. Questa è stata la loro arma migliore e faccio i complimenti a Maran».

Giaccherini e la Nazionale − «Conte lo conosce bene visto che lo aveva alla Juve. E’ un giocatore duttile, può fare più ruoli e può certamente essere utile alla causa. Ha speso tanto come tutti i suoi compagni, per un campionato difficile come quello di quest’anno. Prima della partita ci siamo detti che era l’ultima fatica, ma gli ho fatto presente che non era l’ultima, pensando alla Nazionale. Invece è proprio così che deve pensarla: questa è veramente l’ultima fatica di una stagione anche particolarmente stressante. Quello che riuscirà ad ottenere, se andrà in Nazionale, è un premio per quello che è stato fatto e deve essere felice di questo».

Mpoku − «Ho già fatto una lista di 65-66 giocatori (ride, ndr). Mpoku è un giocatore del quale parlavamo anche a gennaio, era una possibilità già allora, poi per un motivo e per un altro non se n’è fatto nulla. E’ un giocatore particolare anche nelle movenze e ha delle potenzialità».

Poche conclusioni − «Anche oggi siamo arrivati a concludere, alcuni palloni non siamo riusciti a finalizzarli ma siamo arrivati lì tante volte. Lo stesso Giaccherini ha avuto 3-4 occasioni. Ci vuole quello scatto che toglie quel decimo di secondo che consente all’avversario di non impattare. Se avessimo Higuain con 25 gol all’attivo, senza arrivare ai 36 realmente segnati, avrebbe voluto dire un bottino di punti differente. Ci sono difficoltà oggettive sulle quali dobbiamo migliorare e crescere: bisogna impegnarsi di più. Non è solo colpa di chi deve finalizzare ma anche di qualcun altro che magari ci deve andare con più convinzione, a prescindere dal fatto che sia un difensore o un centrocampista. Rossettini ha segnato qualche gol, se ne avesse fatti 2-3 anche Gastaldello, un paio Maietta e lo stesso vale per i centrocampisti, alla fine avremmo aumentato le possibilità di vittoria e di classifica. Il discorso coinvolge tutti, non sarebbe corretto riferirsi solo agli attaccanti».

Stagione finita dove si aspettava? − «La priorità era salvare la squadra, anche se non nascondo che mi sarebbe piaciuto avere 3-4 posizioni migliori rispetto a quella finale. In tutta onestà, però, se anche avessimo finito al 10′ posto, le valutazioni e le considerazioni non sarebbero state diverse. La posizione in classifica sarebbe stata diversa, ma i ragionamenti sarebbero stati uguali».

Brighi e Brienza in scadenza di contratto − «Ritengo che siano giocatori ancora assolutamente affidabili: ci vuole poco a riconoscerlo».

In Canada − «Non è tanto un confronto con Saputo. E’ solo un desiderio mio e suo di valutare e misurarci con quella realtà. Io un po’ la conosco perché ho giocato nel campionato americano, anche se sono passati tanti anni, ma sono curioso. Vedrò qualche gara e un sistema societario un po’ differente dal nostro e che io ho vissuto: credo che le cose siano migliorate e sono curioso di andare a vedere».