Donadoni-Bologna, l'accordo è vicino: avanti insieme fino al 2019

Donadoni: “Il merito è dei ragazzi, hanno mostrato voglia di reagire e gioia nel giocare”

Seconda vittoria consecutiva per il Bologna, che dopo aver espugnato il Mapei Stadium torna al successo anche al Dall’Ara dopo quattro sconfitte consecutive. Ecco l’analisi del tecnico rossoblù Roberto Donadoni dopo il rotondo successo sul Chievo.

La gara – «Sono contento per i ragazzi, se lo meritano tutto. Quando ci sono partite di questo genere, mi faccio volentieri da parte, i meriti sono tutti di un gruppo che fa fatica, lotta, ha le idee chiare su quella che è la loro professione. Difficilmente commettono errori da questo punto di vista e quindi sono veramente soddisfatto per loro».

Qual è stata la chiave del match nella ripresa? – «Il fatto di crederci, continuare, rendersi conto che era un risultato ingiusto. Nel calcio succede che a volte attacchi per novanta minuti e poi alla fine non riesci a portare a casa il frutto del lavoro: è successo lo scorso anno qui contro il Chievo, dal punto di vista tattico avevamo giocato allo stesso modo, avevamo sbagliato un rigore e subito il gol di Pepe all’ultimo. Avevamo giocato meglio e meritavamo il punteggio pieno ma il calcio è fatto anche di queste cose. Oggi abbiamo avuto la reazione giusta, e questo è positivo, e la convinzione. Poi sono arrivati anche i gol, e non è una cosa normale per noi fare così tanti gol. Ieri mi è stato chiesto se i ragazzi giocassero con la voglia e la gioia di farlo: credo che questa sia la dimostrazione».

Niente paura negli ultimi minuti – «Il segreto è un po’ questo, se ne fai quattro gli altri possono anche farne un paio. Però bisogna essere bravi lì, prima: ho sempre detto che gli 80 minuti prima sono importanti».

29 gol, 2 in più dello scorso anno a 9 partite dalla fine – «Non lo sapevo, non guardo molto le statistiche. È buono che sia così, che tutti abbiano il gusto di farlo e di andarne alla ricerca, tirando anche alle stelle come è capitato. Pulgar ha avuto subito un’occasione propizia su uno scambio e un tiro di prima intenzione che invece non ha osato fare e poi dopo qualche minuto ha tirato una palla da trenta metri: mi va bene, preferisco che uno sbagli ma con la coscienza di provarci, questo mi piace. Oggi tutti hanno fatto una prestazione importante, poi c’è chi è stato premiato con il gol anche perché vengono fuori le qualità del singolo. Dzemaili è uno che ha questo tipo di giocate, si trova lì e se ti ci trovi qualche possibilità in più ce l’hai. Nagy non ce l’ha e deve crescere da questo punto di vista. Bisogna andarci con più intensità. Anche Krejci ci si trova spesso poi all’ultimo, per un motivo o per l’altro, cerca la conclusione troppo pulita. Invece bisogna provarci, avere questa spregiudicatezza. Se riusciamo ad averla ci sono enormi vantaggi. Naturalmente poi  non basta quello, bisogna anche saper lottare, correre e difendere, e direi che la difesa oggi è stata eccezionale. E non mi riferisco solo ai tre difensori, che sono stati bravissimi: tutta la squadra si è prodigata per dare una mano. Questo è importante».

Destro spento – «Credo che nel Bologna non ci sia un giocatore imprescindibile. Ieri ho detto che non è questione di giovani o di vecchi, ma di meritarsi le cose. Se uno ha 35 anni ma dimostra di crederci di più di uno di 25, è giusto che giochi. Io amo i giovani, mi piace il loro modo di fare e il loro entusiasmo, ma quando lo vedi in uno di 35-36 anni ti colpisce ancora di più perché il giocatore di 20 anni ce l’ha un po’ innato, mentre per quello di 35 è un po’ più complicato».

Verdi decisivo – «È una giornata importante per lui perché una convocazione in Nazionale non è una cosa da poco. Sono convinto comunque che lui possa e debba fare di più e incidere di più soprattutto nei momenti critici e complicati della partita perché poi quando la gara si mette sui binari giusti diventa un po’ più semplice per i giocatori di qualità e che hanno queste capacità. I giocatori di qualità e di personalità devono saper tirare fuori quel qualcosa in più nei momenti complicati. Se riuscirà a fare, come sono convinto, questo ulteriore salto di qualità ne trarrà benefici importanti, soprattutto quando ti trovi ad andare a giocare a livello internazionale perché lì si trovano veramente dei valori di assoluto livello».

Petkovic, buon impatto – «L’avevo minacciato: la prima cosa che non avesse fatto di quello che ci eravamo detti in allenamento non dico che l’avrei tolto, perché avevo pochi cambi a disposizione, però… Ha fatto le cose giuste, un giocatore delle sue qualità e delle sue potenzialità, nel momento in cui sei sul 2-1 diventa fondamentale. Giocatori come lui e Verdi devono saper interrompere il gioco, farsi fare fallo, saper gestire la palla, dare tranquillità alla squadra, farla salire. Lui deve fare questo, sono convinto che dal punto di vista fisico sia migliorato parecchio. Ancora non è al meglio secondo me, però è sulla strada giusta. L’errore adesso da parte di tutti è pensare che sia sufficiente quello che si fa. Qui si vede veramente lo spessore e la qualità dell’individuo. Così come si vede negli atteggiamenti e negli occhi di chi non gioca se sei felice e soddisfatto di quello che i compagni hanno fatto: lì capisci veramente il carattere di una persona. Sono aspetti che osservo e guardo, e mi fanno fare dei ragionamenti. Nell’economia di una squadra come la nostra questo è fondamentale. Se erano tutti felici? Lo dico proprio nel momento in cui c’è la situazione perfetta, perché quando ci sono i momenti difficili, come ci sono stati recentemente, è ovvio vedere i musi lunghi. Meglio prevenire che curare, diciamolo nel momento in cui le cose, grazie a Dio, hanno funzionato nella maniera perfetta: avvisare può dare una mano».

Helander positivo – «È uno di quei giocatori che a volte diventa anche difficile capire. Sai che ti dà sempre tutto quello che ha, ed è veramente una forza impressionante. Dal punto di vista tecnico uno può discutere fin che vuole, ma la cosa bella e importante è rendersi conto dei propri mezzi e non andare mai oltre quello che ti consentono le tue capacità. Lui sa che fino a lì può arrivare, e quello lo dà: questo è un insegnamento importante per gli altri. Se è più d difesa a tre o a quattro? Credo che possa fare bene tutte e due, è chiaro che nella difesa a tre devi essere più portato alla costruzione del gioco e lui in questo deve crescere e migliorare, però è un giocatore affidabile».

Di Francesco in panchina per il 3-5-2? – «Ho fatto delle considerazioni, ma alla fine siamo rimasti con il 3-5-2 e Di Francesco ha giocato prima a destra e poi a sinistra quando è entrato Mbaye. Vedo i giocatori durante la settimana, quello che mi danno, le proposte di chi ha giocato meno o è stato fuori la domenica prima e quindi faccio delle valutazioni. Quando entra qualcuno e fa gol passi per fenomeno, ma non è così: non eravamo stupidi prima e non siamo diventanti improvvisamente tutti capaci adesso. Si tratta di lavorare e fare le cose con raziocinio, sbagliare è inevitabile. Come ho sempre detto le critiche servono perché aiutano a crescere, non servono le cose buttate lì in qualche modo».

Destro è uscito da solo mentre la squadra festeggiava – «Forse non era soddisfatto della sua prestazione. Non lo so, sapete che di solito esco in fretta. Dopo la partita non amo mai parlare, se non fare i complimenti e dire le cose legate all’esito finale della partita senza entrare nei particolari. Spesso quando uno è stanco o accaldato può dire sciocchezze, e vale anche per me. Da calciatore ho vissuto tante volte queste situazioni e so che è meglio essere padroni dei propri silenzi piuttosto che schiavi delle proprie parole. Tralasciamo di dire cose che possono anche andare a toccare la sensibilità di qualcuno».

Nagy spesso preferito a Donsah, che lo scorso anno aveva giocato di più – «Non c’era Nagy lo scorso anno, però… Qui non si tratta di dare una valutazione su uno piuttosto che un altro. Donsah ero lì lì per cambiarlo, anche perché c’era Pulgar che era stato ammonito e non volevo correre il rischio che incorresse in un altro giallo. L’idea iniziale era quella, con Nagy che può giocare anche da centrale. Era una valutazione, tanto è vero che era fuori che si scaldava. Questo gruppo trae forza dalla compattezza, dalla coesione e dall’amicizia che si crea durante la settimana lavorando in un certo modo. Poi uno può essere protagonista più di un altro, ma questo va a incidere poco. Lui ha avuto le sue possibilità, ne avrà ancora certamente perché è un valore e cerchiamo di farlo crescere: mi auguro che dia la mano che tutti noi ci aspettiamo».

Il Chievo – «Abbiamo giocato con il 3-5-2 contro la Lazio e abbiamo subito. La Lazio ha ovviamente dei valori diversi e questo va ad incidere nell’economia di un risultato. Il Chievo ha fatto la sua partita, quando va in vantaggio non è una squadra facile da rimontare e in questa circostanza bisogna dire bravo soprattutto al Bologna. Quando vai in vantaggio poi ti trovo sotto di due gol anche l’entusiasmo viene meno, ma il Chievo sta dimostrando, visto che ha 38 punti, di essere un’ottima squadra. Non è facile affrontarla per nessuno e se oggi è andata così credo che molti meriti sono dei ragazzi del Bologna».