Donadoni:

Donadoni: “Per me è stato un campionato duro, difficile, complicato e dispendioso”

Questa l’analisi del tecnico rossoblù Roberto Donadoni al termine della gara persa per 2-1 contro la Juventus, che ha fatto calare il sipario sulla stagione rossoblù. Sono ben diciannove le sconfitte del Bologna, una ogni due partite.

La gara e il tributo ai tifosi – «Qualche ingenuità ce la mettiamo dentro e alla fine ci costa caro. Questo ci deve far capire quello che ancora serve, al di là delle capacità tecniche che sono fondamentali ma che da sole non determinano il risultato. Finiamo la stagione, approfitto per ringraziare i nostri tifosi che sono stati sempre eccezionali. Il plauso più grande va a a loro, che hanno sofferto, qualche volta gioito e ci hanno accompagnato per tutta l’annata che per certi versi è stata complicata. Mi auguro che l’anno prossimo si riparta nella maniera giusta, cercando di dare ancora più soddisfazioni di quante non siamo riusciti a dare quest’anno, cercando di limare quel gap che ancora ci vede lontani da risultati che sono alla nostra portata e che non siamo riusciti ad ottenere per quel pizzico di malizia che è necessaria e che è mancata».

La catena di destra – «Krafth e Okwonkwo sono stati bravi. Okwonkwo ha fatto bene fino al gol, poi si è un po’ spento anche se in fase difensiva ha sempre dato il suo contribuito. È un ragazzo giovane che deve ancora crescere e fare esperienza. Deve convincersi delle proprie potenzialità e dei propri mezzi così come succede ad altri suoi compagni, che hanno potenzialità ma che ancora non sanno bene di averle. Loro erano partiti forte, sembrava quasi che ci volessero schiacciare e risolvere la partita in fretta per poi gestirla, invece siamo stati bravi a contenerli e poi a ripartire. In tre-quattro occasioni siamo andavi via bene ma poi ci è mancato il passaggio finale, il tempo giusto, l’esecuzione nell’ultimo assist o anche il prendere l’iniziativa personale con più determinazione. Questo fa parte del processo di crescita che è ancora necessario. Quest’anno deve servire proprio a questo: far comprendere a tutti gli obiettivi che si possono raggiungere a livello personale, che poi fanno nel complesso una grande differenza e ti portano magari a perdere meno partite al 94’ rispetto a quanto è successo. Alla fine ne sono veramente capitate troppe nei minuti finali, qualche volta è stato demerito anche della terna arbitrale ma qualche volta ci abbiamo messo del nostro e dobbiamo essere più bravi, attenti e smaliziati. Per quanto riguarda il gol allo scadere di oggi, ci può stare che io non prenda la palla, ma neppure il mio avversario deve arrivarci. A volte andiamo in maniera troppo pulita e questo diventa pericoloso».

Il valore del Bologna – «Il Bologna è questo, inutile stare a parlare di quello che poteva essere, quello che ci hanno tolto o dato. È tutto vero, ma alla fine rimane un dato certo, che è quello della posizione che abbiamo. Sicuramente qualcosa ci è stato tolto e qualcosa ci abbiamo messo del nostro, dobbiamo lavorare e crescere su questo. Mi dicono che sul primo gol forse Benatia era leggermente in fuorigioco: per una squadra come il Bologna fa una grande differenza un gol non subito in quel momento, ma dobbiamo anche essere più forti di questo. Dobbiamo avere più volontà nel non mollare quel centimetro che diventa fondamentale. Far tesoro di tutte queste cose vuol dire avere vantaggi nel futuro».

La forza della Juventus – «Ha dimostrato di non mollare mai e crederci sempre. È partita in un modo e poi ha fatto dei cambi con giocatori importanti che tra una settimana saranno titolari nella finale di Champions, come Mandzukic e Pjanic. Ha un bagaglio e un potenziale impressionante ma misurarsi con questi avversari ti fa crescere e capire cosa significano determinate cose: bisogna saperle cogliere e utilizzare perché per noi è fondamentale».

La crescita della squadra – «Ho visto giocatori che hanno imparato tante cose: ragazzi che vengono da realtà diverse, culture diverse, con mentalità differenti dalla nostra. Ragazzi che sono veramente importanti nella misura in cui sono professionisti che pensano al noi e non all’io. È quella la ricerca fondamentale per una realtà come la nostra. Più riusciamo a riempire il nostro serbatoio di questi contenuti, più avremo soddisfazioni e vantaggi. I giocatori che parlano sempre di loro stessi o si mettono in prima persona per fare bella figura, difficilmente fanno strada o possono avere successo in una realtà come la nostra. Adesso si segna una riga sotto la quale bisogna fare un totale, che non è fatto di un voto ma di un giudizio che ci deve far fare le giuste valutazioni sugli innesti da fare e la ricerca di giocatori che si potranno acquisire con determinate caratteristiche. È un processo importante da percorrere per fare in modo che la stagione prossima sia fatta di meno cadute per sciocchezze e banalità. Per me personalmente è stato un campionato duro, difficile, complicato e dispendioso ed è un bene che sia così».

Tanti errori, ma non è neanche mai girata bene – «È vero. La gara dello scorso anno con il Genoa, con la rete di Rossettini, è l’esempio calzante. Quando succede così ricevi complimenti, ma quella è una partita in cui le cose sono girate per il verso giusto, bisogna avere l’onestà di ammetterlo. Quest’anno faccio veramente fatica a trovare una partita in cui abbiamo ottenuto qualcosa in più di quello che meritavamo: non è mai successo. Penso alla gara di Roma con la Lazio: alla fine c’è stato il rigore, quella è stata l’ennesima dimostrazione che non abbiamo rubato nulla e probabilmente ci hanno tolto qualcosa che era lecito avere e ci spettava. Però è così, dobbiamo fare di necessità virtù, capire e comprendere e non aggrapparci sempre agli alibi e alle scuse, che sono solo dei perdenti e io non voglio esserlo. Si chiude, si gira pagina, ci sono tante cose che portano a fare valutazioni che serviranno per il futuro. Un futuro che dovrà essere fatto di altri errori: ci sta sbagliare, è umano e per certi versi ben venga, ma gli errori non possono essere gli stessi. Se si ripetono sempre gli stessi, vuol dire che ci sono dei limiti».