Donadoni:

Donadoni: “Rassegnazione e passività, aspetti che rispecchiano la nostra stagione”

Questa l’analisi del tecnico rossoblù Roberto Donadoni al termine del 3-0 incassato a San Siro dal Milan. Con questa sconfitta sono diciotto le battute d’arreso del Bologna in questo campionato.

La gara – «Per settante minuti ce la siamo giocata bene, alla pari con il Milan, che ha avuto le uniche occasioni su disimpegni sbagliati nostri, e in questi casi non è questione di non aver voglia ma di avere i piedi ‘giusti’. Fino al primo gol loro non meritavano molto di più per quello che avevano creato, anche se noi abbiamo avuto l’opportunità di ripartire qualche volta e non ci siamo andati con quell’intensità necessaria. Abbiamo preso la prima rete in modo sciocco, banale e superficiale, perché una palla scoperta così va gestita e interpretata meglio. Il tempo di ripartire un attimo e abbiamo subito la seconda rete, sempre per un disimpegno sbagliato che ci ha costretti a fare fallo e subire la punizione e quindi il secondo gol, poi è diventato tutto più difficile e complicato. La cosa che non mi piace è vedere a volte un po’ di rassegnazione, passività e mancanza di lucidità che dovrebbe esserci sempre. Questo è un aspetto che rispecchia un po’ la nostra stagione e che ci fa fare giustamente le riflessioni e le valutazioni del caso. Chance le abbiamo avute tutti, alla fine bisogna fare anche dei conti e questi portano a fare delle scelte che magari per alcuni possono essere meno positive che per altri, ma sono un po’ le regole del gioco. Ovvio che le mie riflessioni non sono riferite solo a Milan-Bologna ma a tutta la stagione. Questi sono ulteriori tasselli che ci servono a creare più convincimenti in un senso o nell’altro, per chi ha fatto bene e chi invece non l’ha fatto come ci si aspettava. È giusto che poi alla fine queste valutazioni portino a fare scelte e valutazioni in termini di mercato: vedremo se ci sarà poi al fattibilità».

Di fatto già salvi da Natale: quanto ha inciso? – «In tutta onestà questo discorso mi disturba, perché non posso accettare che un giocatore si senta appagato. Se uno si sente appagato dal fatto che non ci sono particolari obiettivi di raggiungere, quando invece ogni domenica ci sono tre punti in palio e la possibilità di risalire ulteriormente la classifica, non lo accetto e non mi piace. Con me, i giocatori devono avere questo tipo di idea e mentalità. Se questa idea fa fatica ad esserci e si può in qualche modo aiutare, ben volentieri ma se capisco che non ci sono i presupposti questi giocatori non possono e non devono restare».

L’apprezzamento di San Siro – «Credo che quando uno interpreta la propria professione con passione e volontà, indipendentemente dai risultati, questo viene riconosciuto. Quando avverto questo da parte dei tifosi la cosa mi riempie di entusiasmo e orgoglio. So che nella mia carriera da milanista avrei potuto fare anche di più di quello che ho fatto, ma ciò che ho fatto l’ho fatto con grande volontà e il riconoscimento è anche mio nei loro confronti. Sono felice per loro, che tornano ad avere la propria squadra che compete a livello internazionale in Europa. Mi auguro possa riaprire un periodo bello, con tutti i frutti che ha portato l’epoca Berlusconi: da tifoso milanista è quello che auguro loro».

Il cambio di Mbaye – «Purtroppo aveva avuto problemi di stomaco prima della gara e già quello che aveva fatto era stato ottimo, soprattutto in fase difensiva, mentre in fase propositiva magari un po’ meno. Non stava bene, poco dopo che abbiamo cambiato Di  Francesco si è avvicinato dicendo che non respirava, faceva fatica e non sapeva quanto tempo avrebbe potuto stare in campo. Ancora una volta ci siamo trovati con due cambi su tre obbligati, ed è chiaro che questo non aiuta. A volte mi piace vedere gente che stringe i denti anche se le condizioni non sono perfette, invece in altre occasioni ho la sensazione che non si voglia correre il rischio».

Problema per Di Francesco  – «Ha un fastidio al flessore, non sappiamo ancora di preciso cosa sia».

La prova di Helander e Gastaldello – «Hanno fatto bene, hanno lottato. Filip mi piace nella misura in cui è un ragazzo che sa riconoscer i propri limiti, le proprie possibilità, e quello te lo dà sempre. Gastaldello a fine gara era estremamente contrariato e questo dimostra che c’è sangue, voglia di far vedere e non accettare in maniera passiva. Questo è un atteggiamento che tutti devono cercare di raggiungere. Essere arrabbiati dopo è abbastanza comodo, ma bisogna cercare di prevenire certe situazioni e per farlo bisogna metterci più attenzione e volontà».

Quanto le mancano certi traguardi e certe ambizioni? – «Ogni obiettivo va costruito, non accade all’improvviso. È un percorso che bisogna cercare di fare, ognuno di noi deve lavorare in questo senso e avere la convinzione che domani le cose possano essere migliori di oggi e piano piano costruirsi la possibilità di arrivare sempre più in alto. Da giocatore ho avuto la fortuna di vincere parecchio, da allenatore qualche soddisfazione me la sono tolta ma sono convinto che ce ne siano ancora altre».