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Donadoni: “Se le cose non vanno sono io il primo responsabile”

Il punto più basso della gestione Donadoni. In termini di risultato, prestazione, mancanza d’orgoglio, personalità e carattere. Ecco le parole del tecnico rossoblù al termine della disfatta di Napoli.

La gara ‒ «C’è poco dire, solo fare mea culpa e prendersi ognuno di noi le proprie responsabilità. E il responsabile maggiore sono io. Detto questo, credo che sia stato meglio prendere sei gol che uno solo, perché questo ci dà la dimensione di quello che ci può aspettare se da qui alla fine non si interpretano le gare in modo differente. Il che non vuol dire andare in campo fregandosene, perché nessuno dei ragazzi se n’è fregato o è stato superficiale: non bisogna avere timore, paura e tensione perché questo non porta nulla di positivo. E’ chiaro che è una sconfitta pesante, amara e anche vergognosa per certi aspetti. Ma preferisco così piuttosto che uscire con un semplice 1-0 e pensare che le cose possono andare bene. Se hai uno spirito combattivo di questo tipo pur perdendo 1-0 da qui alla fine sarebbe comunque complicato».

Le voci sul futuro e l’assenza di Destro ‒ «Le prime non c’entrano nulla perché ho già ribadito il concetto che per me è importante il Bologna e mi interessa solo questo, del resto non mi interessa nulla. Quanto a Destro purtroppo è un dato di fatto, Mattia non l’abbiamo anche se il ragazzo scalpita per poter tornare. Ci sono dei tempi che vanno rispettati e non si può assolutamente prescindere da quelli. Io mi auguro quanto prima di averlo, ma questo vuol dire aver valutato anche altri giocatori e aver capito che tipo di apporto ti possono dare. Non sarebbe stato certamente Destro in piena efficienza, questa sera, a cambiare l’iter della partita se noi avessimo dato un’impronta diversa alla gara, cosa che oggi non siamo stati capaci di fare. Come ho detto prima il responsabile principale sono io. Dobbiamo reagire nella maniera giusta, perché abbiamo ancora quattro partite, tanti punti in palio e abbiamo ancora punti da fare per garantirci la permanenza in Serie A. Non era facile prima, è difficile ora e ci proveremo con tutte le nostre energie. Chi non mi dimostrerà questo è chiaro che non sarà mai della gara».

La gara d’andata ‒ «L’altro giorno, anziché far vedere la classica clip con le ultime sfide dell’avversario, avevo fatto vedere proprio come avevamo interpretato quella partita. Credevo che potesse essere un buon monito per quello che poi stasera dovevamo fare in campo, invece così non è stato. All’andata siamo stati aggressivi, propositivi e molto efficaci in tutti i contrasti e tutti i tackle. Questa sera invece no, siamo partiti subito sconfitti in questo. Basta vedere la prima palla che abbiamo avuto da giocare: pur avendo una certa libertà l’abbiamo subito messa in fallo laterale, senza avere la convinzione di chi sa che può far male e dimostrare il proprio valore. Siamo partiti già con il piede sbagliato e il primo gol dopo dieci minuti ci ha condizionato ancora di più mentalmente. Ci siamo fatti fare dei gol anche abbastanza assurdi, ma questo è un cazzotto in faccia che ci deve far riprendere in fretta e capire che tipo di atmosfera ci sarà da qui alla fine».

I marcatori del Napoli ‒ «Il parco giocatori del Napoli mi sembra da seconda forza del campionato in Serie A. Ci vogliono idee e gioco, ma anche protagonisti che siano di assoluto valore e il Napoli li ha. Quando fai i cambi che fa il Napoli, e oggi mancava Higuain, e la qualità rimane invariata vuol dire che c’è del materiale umano importante».

Meglio aver paura di retrocedere? ‒ «A me, in generale, non piace aver paura: credo che chi ha paura dimostra debolezza. Si deve essere convinti, coscienti e consapevoli delle proprie forze. A giocare con la paura, perdi 6-0. Se questa strada ci porta qualche beneficio è giusto percorrerla, ma non credo sia molto utile. Nel mondo dello sport e nella vita in generale non serve aver paura, serve avere la consapevolezza dei propri mezzi, che possono essere superiori o inferiori a quelli degli avversari, ma sempre dimostrandoli, cercando di fare ed essere positivi e costruttivi. Tutto il resto lascia il tempo che trova».

Mea culpa ‒ «Sono l’allenatore e devo essere il primo responsabile se le cose non vanno e non funzionano. Così come prima i meriti non erano da ascrivere solo a me, ma da condividere con tutti, adesso ci sono delle difficoltà e delle cose che vanno migliorate e fatte in maniera diversa e la responsabilità dell’allenatore è quella di farle al meglio».

Ipotesi ritiro? ‒ «Arriveremo a Bologna in nottata. Domattina, come da programma, faremo allenamento e lì valuteremo la cosa».