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Donadoni:

Donadoni: “Stiamo pagando dazio dal punto di vista mentale”

Si interrompe contro l’Inter la striscia positiva del Bologna, nella gara che chiude il ciclo di Donadoni e interrompe anche la serie di risultati positivi contro le cosiddette big. Ecco le parole del tecnico rossoblù dopo il ko di San Siro.

La gara – «Probabilmente anche dal punto di vista mentale un po’ di dazio si sta pagando. Credo però che soprattutto nel primo tempo siamo stati un po’ troppo timorosi e un po’ troppo attendisti, eravamo troppo preoccupati di quello che poteva essere il valore e la potenzialità dell’avversario. Era una cosa che già da giorni predicavo. E’ comunque vero che non abbiamo mai corso grandi pericoli o situazioni difficili da gestire. L’Inter è arrivata spesso sugli esterni ed è riuscita a mettere soprattutto da sinistra palloni che abbiamo sempre controllato in maniera egregia con i nostri difensori. Nel secondo tempo siamo andati meglio e forse nel momento in cui stavamo dando di più, abbiamo subito questo uno-due che ci ha condizionato la partita complicandola. Sono state due disattenzioni, mancanza di determinazione in cui salire con incisività voleva dire mettere in fuorigioco l’avversario. Invece siamo stati lì, preoccupati dalla forza fisica dell’avversario, che è comunque notevole. Poi ci hanno creduto ancora, c’è stata quell’azione con due batti e ribatti consecutivi e andare sul 2-1 avrebbe voluto dire fare gli ultimi dieci minuti anche con una preoccupazione diversa da parte dell’Inter. Siamo riusciti a fare gol con Brienza, ma dobbiamo essere ancora più determinati e convinti. A volte qualcuno non dico che si accontenti ma quando arriva in quella zona del campo sembra quasi che arrivi in una zona sconosciuta. Invece ci vuole quella cattiveria di andare a chiudere: si può anche sbagliare, come è successo, ma bisogna avere questa determinazione». 

Le uscite di Icardi e Destro hanno condizionato? – «Direi che è difficile dire una cosa del genere. Sono due giocatori importanti per le rispettive squadre, l’Inter ha anche un potenziale offensivo di ricambio che è superiore al nostro, perché ha giocatori che hanno caratteristiche offensive superiori alle nostre. Una delle nostre alternative, Mounier, non c’era: giocatori di ruolo l’Inter ne ha di più e questo fa la differenza. E’ entrato Floccari, che ha cercato di fare quello che era possibile. Deve fare di più, anche se aveva di fronte avversari tosti come Miranda e Juan Jesus. Anche da parte degli esterni ci vuole più convinzione nell’andare a creare occasioni, dar fastidio agli avversari e lottare su ogni palla. Contro l’Inter se non hai questa volontà agonistica perdi i duelli e questo vuol dire concedere loro l’opportunità di ripartire. In questo soprattutto nel primo tempo siamo stati poco bravi e un po’ abbiamo pagato da questo punti di vista. Ci siamo creati poche occasioni per ripartire».

C’è delusione? – «L’Inter è una squadra che qualche timore te lo mette. Ljajic, Icardi, Palacio, Perisic ed Eder sono giocatori forti e che fanno la differenza. E’ giusto essere preoccupati, ma nella maniera in cui poi quando hai la palla devi essere propositivo e cercare di andare a far male. Se stai con il baricentro basso, diventa difficile ripartire perché se hai 60-70 metri da percorrere diventa dispendioso. Invece ogni volta che si poteva fare, questa preoccupazione ci ha un po’ bloccati: soprattutto nel primo tempo perché poi nella ripresa è andata molto meglio».

L’Inter e la Champions – «Ha tutte le carte per giocarsela. All’andata non c’ero in panchina ma l’ho vista in tv, e fino all’espulsione di Felipe Melo se c’era una squadra che meritava di essere in vantaggio era il Bologna. Poi fatalmente l’espulsione ha spostato gli equilibri, che avrebbero dovuto essere più a favore del Bologna, invece è successo esattamente l’opposto. Queste cose è giusto ricordarle e oggi forse se avessimo avuto lo spirito di quei 60 minuti nel primo tempo avremmo visto una partita differente. Non siamo stati così bravi e l’Inter, con qualche giocata o perché ha forza fisica, riesce a trovare la soluzione: questo è quello che abbiamo pagato».

I primi gol incassati su palla inattiva – «Il primo gol è nato da un cross in cui l’errore forse è ancora a monte. Quel tipo di angolo si poteva anche evitare affrontando l’avversario prima di portarselo sul fondo. C’è stato questo cross, sono saltati D’Ambrosio e Donsah, la palla l’ha presa il giocatore dell’Inter e poi è rimbalzata sulla testa di Donsah che l’ha messa di là, con Diawara che è salito in ritardo. A volte sono anche quelle coincidenze fatali in cui se si può imputare qualcosa è il fatto che il giocatore che è sul palo deve salire con più velocità e lasciare poi l’avversario, in questo caso Perisic, in fuorigioco. Per quanto riguarda il secondo gol, effettivamente siamo stati un po’ disattenti perché era una palla molto lunga sul secondo palo e ci siamo fatti sorprendere: in mezzo all’area un giocatore che ha due metri di vantaggio non deve esserci, perché così diventa facile. Se è un segnale d’allarme? No, se fino ad oggi non abbiamo subito gol su palla inattiva e oggi ne abbiamo presi due in tre minuti, non cambia tutto lo scenario. Se le cose si ripeteranno nel tempo faremo ovviamente delle valutazioni diverse ma oggi sarebbe davvero un controsenso».

Zuniga – «E’ chiaramente un giocatore che ha bisogno di giocare. Oggi probabilmente ancora non è nelle condizioni ideali per poter esprimere il suo potenziale ma questo passa anche un percorso fatto di minuti giocati in sostituzione di qualche compagno. Mi auguro che progredisca da questo punto di vista e possa darci una mano da qui in avanti, perché  è indubbiamente un giocatore di livello. Dovrà allenarsi e fare ancora tanta fatica da questo punto di vista».

Brienza – «Non credo ci sia molto da dire. E’ un giocatore che ha la sua dimensione in quel tipo di ruolo, se pensiamo di farlo giocare da esterno diventa molto dispendioso e comincia a soffrire un po’. In quella zona di campo, invece, può essere ancora incisivo. Non è più giovanissimo ma non ha neppure giocato moltissimo in questo campionato per cui può fare anche partire dall’inizio ».

Biabiany – «Non c’è nulla da dire. Il mercato è chiuso da un pezzo e se ne riparlerà a fine campionato. Mi auguro per lui che faccia, come si merita, un percorso di alto livello. Dopo quello che ha passato l’anno scorso, essere ritornato con la maglia dell’Inter vuol dire che qualcuno crede ancora in lui. E’ un ragazzo straordinario e dal punto di vista personale gli auguro ogni bene».

Difesa – «Dal punto di vista difensivo siamo stati bravi, non siamo stati bravi nel ripartire e nel riproporre. Soprattutto i due centrali, Gastaldello e Maietta, direi che sono stati davvero impeccabili. Forse solo sul secondo gol Gastaldello perde un po’ il dirimpettaio concedendogli un po’ di spazio ma in fase di gioco sono stati tutti e due eccezionali e bravi. Ma questo grazie all’aiuto del resto della squadra. C’era Conte in tribuna? Quando il ct si muove per vedere delle partite è perché c’è un interesse dietro, al di là della gara in sè».

Il futuro – «Adesso ho la possibilità di allenare una grande realtà come Bologna. Se dicessi che non so cosa potrà accadere in futuro magari qualcuno ci ricama e fa supposizioni particolari. La verità è che oggi sono l’allenatore del Bologna con altri due anni di contratto e questo è il mio intento. Se poi da qui a qualche mese o qualche anno succederà qualcosa di differente, dipenderà molto da quello che oggi faccio. La cosa importante è finire bene questa stagione. Ci sono nove partite e sono nove partite importanti, che non vanno sottovalutate e vanno interpretate ancora come abbiamo fatto in questa parte di campionato: sarebbe un peccato fare diversamente».