Ecco perché Mihajlovic andrà ringraziato, sempre e comunque

Mihajlovic: “Stiamo facendo un mezzo miracolo, ed è tutto merito dei ragazzi. Ora vinciamo a Milano per festeggiare la salvezza”

Quinta vittoria consecutiva in casa, 23 punti raccolti in 13 partite: da quando sulla panchina felsinea si è seduto Sinisa Mihajlovic, il Bologna ha tenuto un passo europeo, e con la vittoria di oggi ai danni dell’Empoli ha posto una seria ipoteca sulla salvezza. Il tecnico serbo, dopo lo splendido 3-1 maturato al Dall’Ara, si è presentato come di consueto in sala stampa e ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

Andamento strepitoso – «Non so se questo sia il mio miglior campionato, quando sono arrivato a Catania ho preso una squadra ultima in classifica che poi si è salvata con quattro giornate di anticipo, e alla Samp ho fatto la stessa cosa per poi portarli in Europa l’anno dopo. Sicuramente quando ho accettato di venire a Bologna ero convinto di poter centrare l’obiettivo, ma sinceramente non pensavo potessimo arrivare così in alto. È tutto merito dei ragazzi, perché io ho trasmesso le mie idee ma loro sono stati bravi a seguirle subito. Oltre a questo ci ha aiutato trovare i risultati, la vittoria con l’Inter ad esempio è stata importantissima, perché ha subito dato una consapevolezza diversa alla squadra. Da allora abbiamo proseguito su quella strada e ora la squadra è più matura, non ci facciamo prendere dal panico neanche nelle situazioni complicate ed anzi, riusciamo a far emergere la forza del gruppo. Ora è come fossimo a +9 sulla terzultima grazie allo scontro diretto a favore, ma la salvezza matematica la potremo festeggiare solo se vinceremo anche lunedì a Milano».

Resilienza – «La mia squadra continua a pressare anche in vantaggio di due gol, e questa cosa a me piace tanto, chiaramente non puoi tenere quel ritmo per novanta minuti e bisogna sempre considerare che in campo ci sono gli avversari. Per questo è importante essere resilienti, bisogna imparare a subire gli urti quando arrivano, per poi reagire. L’Empoli ad esempio è terzultimo ma gioca molto bene tecnicamente e in velocità, la chiave per vincere era applicare al meglio la fase difensiva. Nell’intervallo ho detto ai ragazzi di stare sereni e lucidi, fossimo riusciti a segnare e a non subire più reti alla fine avremmo vinto, e così è stato».

Gioia condivisa – «In questi ultimi mesi è stata messa in dubbio la conoscenza calcistica di Bigon, ma nelle ultime settimane questa squadra sta dimostrando di avere tutte le carte in regola per potersi salvare, quindi il suo lavoro si sta valorizzando e sono contento per lui. Sono felice anche per i tifosi che finalmente vengono allo stadio a divertirsi: oggi ho anche esultato assieme a loro per la prima volta, sono stati sempre meravigliosi».

Testa alta – «Se la salvezza sarebbe un miracolo? Un mezzo miracolo di sicuro, ed è interamente merito dei ragazzi. A questo punto quello che ci serve è trovare ulteriore ambizione, anziché preoccuparci delle squadre che ci stanno dietro dobbiamo recuperare terreno su quelle davanti».

Furia serba – «Da quando sono qui mi sono arrabbiato veramente una sola volta, e in allenamento, non in partita. Quello che può farmi arrabbiare è l’atteggiamento sbagliato, non un errore tecnico. Quando mi tolgo la giacca in panchina? È un segnale, i ragazzi lo sanno. Palacio si abbassa i calzettoni? Mi tolgo la giacca, e la rimetto solo quando li rialza (ride, ndr)».