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Il Bologna trattiene i suoi giovani talenti, la base per un futuro importante

Il Bologna trattiene i suoi giovani talenti, la base per un futuro importante

Finalmente si è chiusa un’altra sessione di calciomercato, da qui in avanti ci si potrà dedicare solo al calcio giocato. Finalmente, perché tre mesi di trattative sono decisamente troppi, il rincorrersi di nomi di giocatori impazza incontenibile, troppe sono le notizie date per certe e poi subito smentite da siti, televisioni e ormai anche da gruppi social creati dai tifosi per puro divertimento. Diciamocelo: un vero e proprio stress. Come ne esce il Bologna, rafforzato o indebolito? In buona sostanza ci sono due correnti di pensiero: chi vede un’occasione persa dietro l’altra, perché il proprietario del club è pur sempre uno tra gli imprenditori più ricchi al mondo, chi invece ha compreso che per diventare grandi occorrerà una crescita attenta e oculata che inevitabilmente passerà attraverso qualche anno in sordina. Un segnale, però, questa società l’ha dato: i giovani non si svendono, e nemmeno si vendono.
Gli esempi più calzanti portano i nomi di Adam Masina e Godfred Donsah. Per ‘capitan futuro’ la dirigenza ha usato il pugno duro, pur sapendo che il giocatore nel giugno del 2019 andrà in scadenza. Quante volte abbiamo preso ad esempio Claudio Lotito, subito pronto a mettere fuori rosa chi non è disposto a onorare un contratto? Il Bologna ha preteso rispetto, si è tenuto stretto Masina pur sapendo che la volontà del giocatore era quella di andare al Siviglia. Dopo due stagioni stentate, ora il buon Adam dimostri sul campo il suo reale valore e aiuti la sua squadra del cuore a crescere, provando con essa a raggiungere obiettivi importanti. E poi c’è il capitolo Donsah, probabilmente il centrocampista più forte in rosa, dinamite nelle gambe e ampi margini di miglioramento. Il Torino lo voleva a parole ma nei fatti si è sempre limitato a proposte risibili, così i felsinei si sono voltati dall’altra parte e il ghanese ha chiuso ogni discorso in quel di Benevento, mandando un chiaro segnale soprattutto a Roberto Donadoni.
La cessione dei vari Destro, Di Francesco, Helander, Krejci, Mbaye, Nagy, Petkovic, Taider e Verdi non è stata neanche presa in considerazione, come promesso al termine della scorsa stagione dal patron in persona, e bisogna fare i complimenti a Riccardo Bigon per l’operazione Poli, instancabile tuttofare della mediana strappato al Milan a costo zero. Interessante l’innesto di De Maio, qualche dubbio lo desta invece Gonzalez, così come le cifre che verranno sborsate per i loro ingaggi, decisamente troppo alte (e da qui, forse, il malumore di Masina). C’è poi grande curiosità attorno a Palacio, nome di alto livello che nonostante una carta d’identità non più giovanissima potrà rivelarsi molto utile. Infine, l’innesto di due (tre con Avenatti, se l’uruguaiano potrà tornare all’attività agonistica) giovani di valore come Falletti sulla trequarti e Keita in difesa.
Insomma, per farla breve, non è stato certamente un mercato da spese folli, ma da quanto tempo (fatta eccezione per il caso Diawara) i migliori in organico non venivano trattenuti ma, ahinoi, svenduti? Peccato solo per il mancato arrivo di un regista, sarebbe stata la ciliegina per dare alla squadra la quadratura perfetta, ma chissà che il campionato 2017-2018 non possa essere quello del definitivo rilancio per Lorenzo Crisetig. Nel complesso il lavoro in sede di mercato è stato positivo, ora la parola (o meglio, la palla) passa al campo, all’allenatore e ai ragazzi in maglia rossoblù.

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