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Amadou Diawara e Luca Gotti, vice di Roberto Donadoni

Diawara, 10 milioni sono pochi. Meglio costruire su di lui il Bologna del futuro

Tutti pazzi per Diawara. Non è più un mistero che il giovane centrocampista del Bologna abbia attirato su di sé l’interesse delle big di mezza Europa a suon di ottime prestazioni, e che per il club di Joey Saputo una sua cessione equivarrebbe già oggi ad una buonissima plusvalenza. Al momento, però, le offerte arrivate soprattutto dalla Premier League e dalla Liga per il guineano classe 1997, acquistato lo scorso anno per 500 mila euro dal San Marino, non superano in nessun caso i 10 milioni, uno scenario che sta facendo riflettere e non poco la dirigenza rossoblù.
Nel corso della prossima estate le possibilità saranno due e soltanto due, non si scappa: metterlo ufficialmente in vendita, provando magari a scatenare un’asta per incassare una cifra considerevole e con quei soldi rinforzare in modo sostanzioso l’organico, oppure continuare a credere nel ragazzo e nelle sue straordinarie potenzialità, ponendolo sempre più al centro del progetto di rinascita del Bologna e aumentando il suo ingaggio (Diawara, che al momento guadagna attorno ai 70 mila euro, sotto le Due Torri si trova molto bene e non pretende la luna, ma soltanto una cifra adeguata a quello che per la società è il suo reale valore).
Il patron ha già speso molto e certamente tra luglio e agosto non verranno fatte follie, nell’ottica di quella crescita assennata e graduale più volte illustrata anche dall’amministratore delegato Claudio Fenucci, ma dopo anni di mediocrità, rinunce e cessioni pesanti, la speranza della piazza felsinea è che alla fine sia quest’ultima linea a prevalere, trovando comunque il modo di migliorare la rosa a disposizione di Roberto Donadoni senza bisogno di privarsi del suo talento più fulgido dopo appena un anno.