Amadou Diawara

Non si pretende la luna ma non deludeteci, tratteniamo i nostri giovani

Quando quasi due anni fa l’attuale società prese possesso di Casteldebole, ognuno di noi pensò finalmente ad un futuro roseo, ad un mercato importante, a levarsi di dosso gli abiti da ragioniere per potersi dedicare solo ed esclusivamente al tifo per la maglia rossoblù. Magari togliendosi qualche bella soddisfazione, cosa che da queste parti non avveniva da tempo immemore, tra i ricordi sfocati della gloria che fu e una dilagante mediocrità.
Di Joey Saputo possiamo solo che parlare bene, soltanto un matto o un irriconoscente potrebbe pensarla diversamente. Il club era andato vicinissimo al secondo fallimento della sua lunga storia, addirittura ad un passo dallo scomparire dal calcio che conta, perdendo i giocatori e soprattutto i tanti titoli conquistati sul campo in oltre cento anni. Capirete quindi come questo nostro sfogo sia ben poca cosa dinnanzi alla grandezza del patron canadese: che Dio ce lo preservi, affinché possa regnare sulla Bologna calcistica per tanto, tantissimo tempo.
Questo però non significa che anche le cose migliori non possano presentare qualche piccola lacuna, qualcosa che non gira come dovrebbe. No, non ci riferiamo al mercato in entrata, siamo solo al 16 di giugno, c’è tutta un’estate da vivere davanti, e siamo sicuri che verrà fatto tutto il possibile per migliorare la squadra. Quello che non ci aspettavamo è anche solo la semplice scelta di mettersi a trattare la cessione del miglior giovane presente in organico, dopo appena un anno dalla sua esplosione sul palcoscenico della Serie A.
Passi, seppur con una certa amarezza, l’ormai imminente addio a Emanuele Giaccherini, una situazione gestita male e portata avanti peggio. Perdere in questo modo un calciatore del calibro di Giak fa male alla piazza e non lascia trasparire una bella immagine di un club che, con un magnate come Saputo al comando, avrebbe dovuto e potuto dimostrarsi più potente, finendo invece col perdere un Nazionale a cifre piuttosto basse. Peraltro dopo aver avuto la possibilità di chiudere la pratica a marzo, quando l’esterno di Talla professava ripetutamente amore nei confronti di squadra e città.
Ma ci può anche stare, perché Giaccherini ha pur sempre 31 anni e una muscolatura un po’ delicata. Anche se sostituirlo non sarà semplice, anche se fa un po’ rabbia pensare di aver rimesso in piedi in tempi rapidi un giocatore che dalla prossima stagione farà le fortune di qualcun altro. Ciò che non riusciamo proprio a mandare giù, invece, è la probabile cessione di Amadou Diawara: non così, e non così presto. Questo, permettetecelo, è un bruttissimo segnale. Accettare subito la avances di un Valencia, di una Roma o di un Napoli, a cifre importanti ma molto più basse di quelle che potrebbero comparire in un prossimo futuro, è una sorta di delitto.
Così come sarebbe un delitto fare da scuola calcio a giovani di proprietà della Juventus o di altre cosiddette ‘grandi’, operazioni come ad esempio quella relativa a Federico Di Francesco, che, se confermata, lascerebbe una scia di perplessità e un forte senso di impotenza. Questa era una prerogativa di un Bologna che non esiste più: oggi, seppure con un piano triennale, un fatturato da aumentare e tanti altri investimenti in ballo, si deve provare a fare un ulteriore sforzo per trattenere il più possibile sotto le Due Torri i talenti più promettenti.
Sul Web, tra i commenti dei tifosi, i primi interrogativi stanno sorgendo spontanei, oltre a qualche critica più o meno velata, sulla quale comunque ci sentiamo di dissentire. In poco tempo questa società ha già fatto molto, e giustamente sta chiedendo sempre più fedeltà e appoggio ai propri sostenitori tramite l’atto d’amore dell’abbonamento, ma al di là di ogni possibile ragionamento o plauso è sempre bene ricordare che la prima cosa che balza agli occhi della gente è il rettangolo verde. E lì nel mezzo, sul prato del Dall’Ara, senza pretendere la luna, ci piacerebbe continuare ad ammirare la stella di Diawara. In caso contrario, sarebbe una bella delusione.

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