Rassegna stampa 29/03/2018

Bigon: “Già al lavoro per migliorare il Bologna. Proviamo a tenere Giaccherini, valutiamo Giuseppe Rossi”

Questa mattina, nella sala stampa dello stadio Dall’Ara, è stato ufficialmente presentato il nuovo direttore sportivo del Bologna Riccardo Bigon, 44 anni, che ha firmato un contratto biennale con opzione di rinnovo per una terza stagione. Di seguito, suddivise per argomenti principali, tutte le sue dichiarazioni.

Carriera, collaboratori e metodologia di lavoro – «Riguardo alla mia carriera posso dire che ormai si tratta di un percorso lungo, sono un ex giovane direttore sportivo (sorride, ndr). Non dimentico mai che il campo è il giudice supremo che determina il risultato del nostro lavoro quotidiano, sulla carta il calcio ha molti risvolti ma alla fine è sul rettangolo verde che si vede la squadra e si verifica se determinate idee e metodi sono vincenti. Io e la mia squadra prestiamo grande attenzione al calcio mondiale, abbiamo le capacità e l’esperienza per tenere sotto controllo il talento che circola nel mondo in maniera piuttosto accurata, poi è chiaro che l’attività di scouting è importante se viene contestualizzata in quello di cui la squadra ha bisogno nell’immediato sul piano tecnico e in quello di cui il club ha bisogno per il futuro sul piano economico. Con i miei collaboratori Maurizio Micheli, Leonardo Sangiovanni e Marco Zunino lavoro da quasi sette anni cercando di individuare calciatori di valore e di curare poi la loro crescita. Questo è molto importante, perché l’attività di un direttore sportivo non è solo comprare e vendere, ma soprattutto sviluppare e valorizzare all’interno del club le operazioni effettuate».

Napoli e Verona – «A Napoli ho fatto sei campionati ed ho preso in mano una situazione facile dal punto di vista del d.s., un club in A da un anno reduce da un tredicesimo posto, con un rosa facilmente migliorabile e una disponibilità economica importante. A Verona invece la situazione di partenza era complicata, con il club reduce da due ottime salvezze di fila e quindi al top delle sue potenzialità, quindi fare meglio era difficile. Ho incontrato una serie di problematiche sulle quali è inutile soffermarsi ora, ma se non altro nell’ultima conferenza stampa ho avuto la soddisfazione di sentire il presidente Setti dirsi comunque soddisfatto dal lavoro svolto da me e dal mio staff. Sembra un paradosso, ma chi ha vissuto dall’interno la nostra stagione sa com’è andata realmente. A Napoli ho raggiunto risultati sul piano sportivo, tecnico ed economico, Verona invece resta un grande rammarico che mi porterò dentro per tutta la vita».

Nuovi innesti – «Dobbiamo migliorare la realtà del club e della squadra valorizzando gli investimenti fatti, quantomeno quelli in cui crediamo, intervenendo con nuove acquisizione nei reparti dove c’è più bisogno. Bisogna però prestare attenzione alle regole relative alla lista dei tesserati, perché ci sono paletti relativi ai giocatori formati nella società di appartenenza e agli Under 21. In ogni caso, direi che cinque o sei nuovi acquisti ci possono stare, ma dentro quel numero c’è tutto, dal titolarissimo fino al ragazzo di prospettiva. Al momento non è ancora partito nulla e non c’è niente di concreto, stiamo individuando i nostri obiettivi e provando ad imbastire trattative da chiudere nelle settimane a venire».

Diawara corteggiato – «Diawara è chiaramente un calciatore appetibile e potenzialmente molto forte, non nego ci siano interessamenti da parte di importanti club italiani e stranieri. Però un conto è l’interesse e un conto un’offerta scritta, fin qui ci sono state solo chiacchierate sostanziose e nulla più».

Donadoni e il suo staff – «Del tecnico c’è poco da dire, la sua carriera e anche la sua storia recente a Bologna parlano per lui, i fatti sono le migliori parole. Sul piano umano il rapporto è molto buono, come quello che peraltro ho avuto con tutti gli allenatori con cui ho lavorato. E non mi riferisco tanto all’amicizia, quanto ad una collaborazione proficua. Stimo molto Roberto e gliel’ho testimoniato qualche anno fa contattandolo per assumerlo in un club per cui lavoravo. Anche il suo staff è di primissimo piano e tutti insieme devono darci qualcosa in più per migliorare le performance della squadra, loro sono il motore dell’area tecnica».

Filo diretto con l’Hellas – «Credo non si possa parlare di un’asse col Verona, non c’è motivo di aprire un solo canale di mercato, anche se è ovvio che conosco bene l’ambiente e il rapporto con Setti è ottimo. Tra i gialloblù ci sono due o tre giocatori che potrebbero interessarci, bisognerà capire se sono operazioni realizzabili».

Quasi al completo per Castelrotto – «Numericamente il sogno di ogni d.s. e allenatore è quello di avere la squadra formata già per il ritiro, ma quasi mai nessuno ci riesce. Abbiamo determinati obiettivi e trattative da portare avanti, se si chiuderanno domani bene e sennò cercheremo di farlo il prima possibile».

Attacco da sistemare – «Con Donadoni ovviamente ho parlato, siamo stati anche in Canada insieme e comunque ci sentiamo un paio di volte al giorno. Lo scorso anno la fase offensiva del Bologna è stata tra i problemi principali, e non mi riferisco solo agli attaccanti di ruolo ma a tutti i giocatori potenzialmente in grado di andare in gol. In quel reparto dovremo migliorare qualcosa, cercando di rifornire meglio le punte ma anche di segnare con altri elementi».

Contatti per Giaccherini – «Quest’anno Giaccherini è stato molto importante per il Bologna e non può non essere una nostra idea, stiamo valutando l’opzione di tenerlo. Il primo procuratore che ho chiamato è stato proprio Valcareggi, per capire come procedere, e mi sono anche incontrato col Sunderland, la situazione non è semplicissima visti i costi e la tipologia del calciatore. Vedremo se si potrà portare avanti una trattativa oppure no, il giocatore comunque ha più volte espresso il suo desiderio di restare».

Bologna e Impact – «Gli Impact sono il club fratello del Bologna, fanno ormai parte della stessa famiglia, e a Montreal ho toccato con mano quando la squadra canadese stia a cuore al presidente e quando tenga all’unione tra queste due realtà calcistiche. Che fanno parte di due mondi diversi per regole e idea di sport, ma dentro queste diversità si può tracciare una linea comune. Alcuni giocatori possono transitare da Montreal per poi venire a Bologna, e nel contempo c’è la possibilità di collaborare per sviluppare da ambo le parti i settori giovanili, l’area scouting e la formazione degli allenatori».

Viaggio in Canada e rapporto con Saputo – «È stato un viaggio molto interessante sul piano sportivo, perché per la prima volta ho toccato con mano la realtà di un club della MLS, ma soprattutto sul piano umano, perché non mi aspettavo un presidente, una famiglia, un gruppo di lavoro così alla mano e disponibile. Saputo, oltre che un manager molto quotato, è anche una persona di alto profilo, e per Bologna rappresenta un patrimonio inestimabile. Lui mi ha chiesto di migliorare, ma non guardando solo all’oggi come tipico di noi italiani, bensì con uno sguardo al domani, per garantire al club un futuro importante. Tutti quanti abbiamo una grandissima opportunità, io come Riccardo Bigon ma specialmente il Bologna inteso come società e tifoseria, per tornare ad avvicinarsi a quel passato così importante e glorioso. Migliorare può voler dire fare fin da subito uno, dieci o quindici punti in più in classifica, ma prima ancora viene il progetto, il percorso e il metodo per arrivare a certi risultati. Alla fine, come fanno quelli bravi, Saputo tirerà una riga e farà le sue considerazioni».

Crescita dei talenti in rosa – «Il Bologna è migliorabile soprattutto nel tempo, questo è un gruppo giovane sul quale la società ha investito e noi ora abbiamo il dovere di lavorare per sviluppare le qualità dei giocatori. L’anno scorso la partenza è stata negativa, poi è arrivato il cambio di allenatore, la rimonta e un calo mentale a fine stagione, un po’ troppi alti e bassi che possono condizionare la crescita di un giovane, ma se i ragazzi riusciranno a proseguire in questo percorso di crescita appena iniziato ci ritroveremo già in casa dei profili importanti. Riguardo ai nuovi arrivi, come spiegato dal nostro amministratore delegato, non si potrà investire chissà quanto, ma se dovesse uscire qualcuno a quel punto avremmo più soldi per completare l’organico».

Interventi sul settore giovanile – «Credo che come primo anno sia giusto lavorare la gente che c’è già, che anche in periodi di vacche magre ha fatto tanto per questi colori e comunque ha ottenuto dei risultati, ultimo in ordine cronologico quello degli Allievi. Noi cercheremo di fornire loro un importante sostegno sul piano metodologico, dello scouting e del coordinamento tra prima squadra e giovanili, dopodiché giudicheremo insieme a Saputo e vedremo come proseguire. Sarebbe importante che dal vivaio, in particolare dalla Primavera, emergessero giocatori pronti per giocare in Serie A, anche alla luce dei regolamenti a cui facevo riferimento prima, per questo si cercherà col tempo di aumentare l’intervento economico sui giovani».

Giuseppe Rossi, stima reciproca – «In questi primi giorni da direttore sportivo rossoblù ho avuto una bella sorpresa, nel senso che Bologna piace a tutti, è una società appetibile per chi sta cercando buone prospettive e soluzioni sul piano tecnico e ambientale. Nessuno si tira indietro, anzi. Quindi non mi sorprendo che un calciatore del livello di Rossi, anche se ha attraversato momenti difficili per via dei tanti infortuni, consideri questo club una possibilità per il suo futuro. Con il suo entourage non è stata aperta una trattativa, ma ci siamo parlati e un apprezzamento reciproco c’è. Ovviamente bisognerà fare un ragionamento a 360 gradi, perché tutti conosciamo le qualità del ragazzo ma anche le sue recenti difficoltà sul piano fisico».

Crisetig da valutare – «La rosa proseguirà nel solco di quella dello scorso campionato, un mix di esperienza e gioventù. Crisetig rappresenta il profilo di cui parlavo prima, un investimento e un patrimonio del club che per varie ragioni non è riuscito a mettere in mostra il suo valore, quindi dovremo capire se le sue qualità potranno essere sviluppate qui o meno».

Giocatori intoccabili – «Il mercato è imprevedibile, da un giorno all’altro può spuntare uno sceicco disposto a fare follie per un giocatore (ride, ndr), ma di base posso affermare senza alcun dubbio che Destro, Donsah, Masina e Mirante non si toccano».

Destro fondamentale – «In linea di massima Mattia non è e non può essere messo in discussione. Primo per le sue qualità, essendo un attaccante molto forte, poi perché sulle sue spalle c’è la leadership tecnica del reparto offensivo, lui sa che deve crescere qui e nel contempo aiutare la squadra a crescere. Ovvio che il suo utilizzo, come quello di tutti gli altri, dipenderà dal lavoro sul campo, dagli allenamenti, dal parere dell’allenatore, ma nostra idea è di non investire su un altro giocatore del suo valore col rischio di vederlo poi finire in panchina. Siamo però consapevoli, e lo dicono i fatti, che se manca Destro il Bologna qualche problema ce l’ha».

Testa a testa con Sabatini e critiche – «Il fatto di essere stato accostato o messo in alternativa a Walter, e non ho problemi a dirlo, è stato per me un onore e un orgoglio. In Sabatini vedo un grande professionista che ho sempre reputato un modello da seguire. Ovviamente, pur avendo ancora un contratto di due anni con il Verona, ho sperato con forza che il mio arrivo a Bologna si concretizzasse, perché questo club rappresenta per me una bellissima opportunità, anche se mi è dispiaciuto molto lasciare l’Hellas dopo solo un anno e in Serie B. Alcune persone a livello nazionale hanno parlato talmente male di me che hanno finito col farmi pubblicità, arrivando persino oltreoceano, forse è per questo motivo che sono stato scelto (ride, ndr)».

Foto: bolognafc.it