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Bigon: “Non date colpe a Di Vaio, le decisioni di mercato sono mie. Vorrei esserci quando verrà inaugurato il nuovo Dall’Ara”

Questo pomeriggio a Casteldebole, a margine della conferenza stampa di presentazione del nuovo allenatore rossoblù Sinisa Mihajlovic, il direttore sportivo Riccardo Bigon ha fatto il punto sul mercato e sulla stagione in corso, analizzando anche il proprio operato. Ecco le sue parole:

Come cambia il mercato – «Avevamo impostato la nostra strategia cercando giocatori di livello superiore rispetto a quelli che avevamo. Due sono arrivati nei primi giorni di mercato, mentre Spinazzola e Caceres non siamo purtroppo riusciti a prenderli. Ci siamo orientati su calciatori italiani o che conoscessero già bene la Serie A, perciò ci siamo concentrati prettamente sul mercato interno. Andare a prendere giocatori tanto per prenderli non ha senso, e non mi pare neanche che le nostre contendenti alla salvezza si siano rinforzate più di tanto. Ora che abbiamo cambiato allenatore le cose complicano leggermente, perché i nomi valutati fino a ieri vanno sottoposti a Sinisa. Stiamo cercando di venirci incontro, concentrandoci per questi ultimi giorni su ragazzi che il mister ha già allenato e conosce molto bene, così da andare sul sicuro».

Ci metto la faccia – «Siamo ottimisti, pensiamo che la fiducia che porterà il nuovo allenatore servirà a far emergere qualità individuali fino ad ora rimaste in ombra. La rosa del Bologna, se andiamo a sommare le partite giocate da ogni singolo giocatore, vanta più di duemila partite in Serie A, e ai giocatori più esperti sono stati affiancati giovani di talento. Quando abbiamo costruito la rosa in estate, nessuno si aspettava che saremmo arrivati a questo punto, e parlo di una filiera di ricerca giocatori che va dall’ultimo scout fino al presidente. Le scelte finali comunque spettano a me, perciò mi assumo la totale responsabilità degli errori che sono stati fatti, e ci tengo a dire che è assolutamente ingiustificato il clima pesantemente critico che si è venuto a creare attorno a Di Vaio. Per noi Marco è un collaboratore, non ha alcun potere decisionale».

Rossoblù fino a giugno, e poi? – «Quella in corso è una stagione molto difficile, fatta di forti critiche e pressioni. Io faccio questo lavoro da quindici anni nello stesso modo, considerandomi una protezione per altri. Il primo da proteggere è il presidente e se penso a domenica, a lui che arriva in mezzo ai tifosi e nonostante tutto non viene contestato, mi dico che forse sto facendo un buon lavoro. Penso a Inzaghi, che ho sempre sostenuto e mi dispiace davvero sia stato esonerato, perché in questi mesi a Bologna ha messo sempre il cuore, e infine penso ai calciatori, che da parte nostra non sono stati mai messi in difficoltà. Quest’anno non posso certo essere felice ma continuo a lavorare parlando il meno possibile; anche perché, quando due anni fa mi è sfuggito di dire lontano dai microfoni che la salvezza sarebbe stata da festeggiare con lo champagne, sono stato investito dalle critiche. Sto cercando di fare il mio con serietà, cosa che tutto l’ambiente mi riconosce. In carriera sono sempre rimasto per molto tempo nella stessa squadra, ad eccezione della sfortunata parentesi di Verona: ho fatto cinque anni nella Reggina e sei nel Napoli, questa non può essere solo fortuna, si vede che il mio lavoro è stato apprezzato. Ora voglio centrare la salvezza con il Bologna e dimostrare di meritarmi questo club anche nei prossimi anni, vorrei essere ancora in rossoblù quando verrà inaugurato il nuovo Dall’Ara».