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Calabresi: “Bologna è una tappa molto importante per me, rappresenta sia un punto di partenza che di arrivo”

Arturo Calabresi, classe 1996, ha voce e mentalità da giovane vecchio. Risponde con il ‘lei’ alle domande dei giornalisti, e sembra aver vissuto più vite dei suoi ventidue anni. È un difensore che fin qui ha fatto esperienza solo in Serie B (una sessantina di apparizioni tra Livorno, Spezia, Brescia e Foggia) ma le recensioni della Roma, il vivaio in cui è cresciuto, lo danno già pronto per la A. Si giocherà quindi un posto con Helander, Gonzalez, De Maio e Paz, poi in agosto il Bologna valuterà se aggiungere un altro difensore. Arturo è figlio di Paolo Calabresi, attore di teatro e quindi di cinema, impegnato dagli spettacoli di Strehler e in televisione nel programma ‘Le iene’. Ecco le sue prime dichiarazioni, rilasciate oggi durante la presentazione ufficiale nel ritiro di Pinzolo.

Figlio d’arte – «Vengo definito figlio d’arte, ma c’è molta differenza tra me e mio padre. Da piccolo mi è capitato spesso di stare sul set con lui, o dietro le quinte dei suoi spettacoli teatrali. Quando sono stato stato un po’ più grande mi hanno anche messo davanti a una telecamera per una comparsata in ‘Boris’, e mi sono divertito. Per me papà è sempre stato presente, sono contento dei valori che mi ha trasmesso educandomi, è stata una figura importante per la mia crescita come ragazzo. A casa non parliamo né di calcio né di cinema, non mi mette nessun tipo di pressione addosso e si è dedicato solamente a farmi crescere nella maniera più genuina possibile. Il suo lavoro a cui sono più legato è sicuramente l’Arlecchino, quando ero piccolo lui era sempre in tournée con questo spettacolo e l’ho visto più volte, per lui è stato molto importante e io stesso gli sono molto legato».

Prime esperienze – «Io sono già stato in ritiro a Pinzolo, nell’estate del 2015 con la Roma di Garcia. Durante quella finestra di calciomercato sono passato a Livorno, dove mi aspettava l’allora tecnico Panucci, che mi aveva fortemente voluto. Il mister venne poi esonerato e questa è la ragione per cui la mia esperienza in Toscana è durata così poco, ma fu comunque un’esperienza molto importante per me, la prima fuori da Roma e nel mondo dei professionisti».

Spezia e Foggia – «L’ultima stagione è stata la più complicata delle tre, perché venivo da un’operazione per risolvere la pubalgia che mi ha destabilizzato e portato a vivere un periodo difficile. A Spezia avevo avuto pochissimo spazio, mentre a Foggia l’ambiente era favoloso e la squadra giocava bene. Il mio momento è arrivato durante un momento positivo della squadra, l’allenatore mi ha fatto entrare e da quel momento non sono più uscito, il che mi fa pensare che io abbia risposto bene».

Grazie Bologna – «Vado orgoglioso del fatto che la società abbia creduto in me e ci abbia investito, per me Bologna è sia un punto di partenza che di arrivo, perché ho sempre sognato di approdare in Serie A e sono felice di farlo in una squadra così importante e dalla storia tanto gloriosa. Dovrò adattarmi e avere l’umiltà e la pazienza di aspettare il mio momento, ma mi sento pronto per quest’avventura. Ho fatto un percorso di tre anni in B che mi ha fatto raccogliere un bottino di esperienza sufficiente per affrontare la Serie A con consapevolezza e serenità».

Pregi e difetti – «Sono un ragazzo semplice che non ama apparire e parlare più di tanto, e penso di essere un giocatore molto duttile a cui piace lavorare. Per il resto, credo che i miei pregi e difetti emergeranno dal campo».

Condizione fisica – «Sto bene, penso di essere arrivato prontissimo fisicamente. Ieri abbiamo iniziato ad aumentare i carichi di lavoro e ad entrare nel vivo della preparazione, non vedevo l’ora di confrontarmi con giocatori di talento e con un allenatore preparato come il nostro».

Inzaghi, un ottimo insegnante – «Inzaghi ha uno spirito vincente e le idee molto chiare, credo che sappia insegnare calcio e che tutti i ragazzi con la giusta umiltà e la predisposizione ad imparare, come l’ho io, possano fare bene».

Personalità da leader – «L’esperienza che ho fatto in Serie B per me è stato fondamentale, confrontarmi con realtà diverse da quella della Primavera ti spinge a crescere come mentalità. Sono maturato come uomo prima e come calciatore poi, ma se oggi mi sto ritrovando a dare qualche indicazione a Dijks è solo perché grazie al cielo, come si dice a Roma, un po’ di inglese lo ciancico (ride, ndr). Il fatto che Nagy faccia da chioccia a Svanberg e io parli con Dijks è nato spontaneamente, da parte mia voglio dare una mano ad un ragazzo che viene da un altro Paese e del quale posso immaginare l’apprensione nel dover imparare un’altra lingua. Inoltre siamo compagni di reparto, e per noi difensori è molto importante comunicare e capirsi, per questo spero di potergli essere ancora utile».

Punti di riferimento – «Il mio idolo è Daniele De Rossi, ma più per una questione caratteriale che puramente tecnica. Calcisticamente non ho riferimenti, prendo spunto dai giocatori più forti per capire come migliorare, solo con gli occhi si può imparare tanto».