Sempre e Comunque
shopping-bag 0
Items : 0
Subtotal : 0,00
View Cart Check Out

Da Costa:

Da Costa: “In questo Bologna non c’è un campione, ci stiamo prendendo tutti per mano. Non dovremo mai smettere di lottare. E di sognare”

Fresco di prolungamento contrattuale fino al 2020, Angelo Da Costa è stato il protagonista della conferenza stampa odierna nel ritiro di Pinzolo. Il portiere brasiliano, uno dei leader dello spogliatoio, ha parlato a cuore aperto del nuovo Bologna che sta nascendo, del recente (e poco esaltante) passato e del proprio percorso in maglia rossoblù. Parole non banali e molto sentite, quelle di un grande numero 1 ma soprattutto di un grande uomo: è vero, parte della panchina, ma la sensazione è che il vero capitano di questa squadra sia proprio lui.

Ripartiamo, insieme – «Ci siamo ritrovati con la voglia di dimenticare quanto accaduto negli ultimi anni ma anche di costruirci sopra qualcosa di meglio. Dopo un campionato del genere non mi aspettavo un tale entusiasmo attorno a noi, è troppo bello vedere i tifosi che sono qui per caricarci e un numero di abbonati già così alto dopo poche settimane. In questa squadra non c’è un campione, nessuno può essere definito un fenomeno, ci stiamo prendendo tutti per mano e abbracciando per raggiungere un obiettivo preciso: fare bene e non lasciare più un’immagine come quella delle passate stagioni».

Vice al Bologna, ed è un onore – «Il mio primo pensiero è quello di essere un professionista serio, svolgere al meglio il ruolo di secondo portiere e farmi trovare pronto se chiamato in causa. Non sono il titolare, è vero, ma per me il solo fatto di giocare nel Bologna vuol dire tanto, è qualcosa che cercherò di trasmettere anche ai ragazzi nuovi: questa è una piazza meravigliosa, con una tifoseria speciale e un presidente che ci mette nelle migliori condizioni possibili per lavorare. Quelli che sono qui da più tempo, come me, Destro, Donsah e Mbaye, devono far capire a tutti che difendere i colori rossoblù è un onore».

Prima regola: dare il 100% – «Ovviamente sono ambizioso, qui siamo in 27 e io sono il primo a voler giocare, però ho grande rispetto del mio ruolo e delle decisioni che vengono prese. Se io mi alleno al massimo, non mollo mai e creo concorrenza a Skorupski, lui farà altrettanto e disputerà un grande campionato, non ho dubbi. Questo è un pensiero che non vale solo per i portieri, ma anche per tutti gli altri, se quelli che giocano meno mollano allora è la fine».

Skorupski grande acquisto – «Con Antonio avevo creato un rapporto di amicizia, rispetto e ammirazione, sia per la per la persona che per il giocatore. Lukasz, con cui divido anche la camera qui in ritiro, è un ragazzo molto umile, simpatico e con tanta voglia di lavorare: una sorpresa positiva. Sia lui che Mirante sono ottimi portieri, difficile trovare grandi differenze, se non quelle legate all’esperienza. Mi pare che Skorupski abbia pochi fronzoli e una grande serenità mentale».

Inzaghi, da bomber a mister – «Fortunatamente sul campo non ho mai incontrato Pippo, un attaccante del genere è meglio non incrociarlo (ride, ndr). Scherzi a parte, mi avrebbe fatto davvero piacere confrontarmi con un campione così. Come allenatore è molto bravo e preparato, e poi ti trasmette una carica incredibile, è un esempio per tutti noi».

Quarto ritiro rossoblù – «Sembra scontato da dire, ma più passano gli anni e più ci troviamo tutto pronto e preparato nei minimi dettagli, qui a Pinzolo non manca davvero nulla. Ricordo quando nel 2015 andammo in ritiro con Delio Rossi, c’era tanto entusiasmo dopo una promozione in Serie A soffertissima ma eravamo appena in quindici, da allora le cose sono cambiate parecchio».

Pippo e i portieri – «Il preparatore è rimasto lo stesso, Luca Bucci, certo Inzaghi ci chiede cose un po’ diverse, legate al nuovo modulo con la difesa a tre. Il mister vuole che il portiere si faccia sempre sentire e comunichi tanto con il reparto».

Volti nuovi, impatto positivo – «La prima cosa che guardo quando arriva un nuovo acquisto è se ha voglia di lavorare e imparare, e questi ce l’hanno. Sono sempre disponibili, ascoltano molto sia il mister che i veterani del gruppo, e sul piano sia tattico che della lingua si stanno ambientando bene. Sono tutti buoni giocatori e possono darci una grande mano».

Bologna nel cuore – «Fin da subito ho parlato chiaro con i dirigenti, perché comunque quando si è reduci da una stagione negativa è comprensibile che magari la società voglia cambiare qualcosa. Non ho mai pensato di andare via, ma nel contempo non volevo essere un peso per il club. Io a Bologna sto veramente benissimo, mia moglie è innamorata della città e mio figlio è nato qui (gli occhi di Da Costa diventano lucidi e le parole restano un po’ strozzate in gola, ndr), quindi ho chiesto un prolungamento. L’ho ottenuto, e sento di poter essere ancora molto utile a questa squadra».

Il ‘fratellino’ Pirana – «Caio è giovanissimo e mi rivedo in lui per caratteristiche. È molto esuberante, a volte esagera anche con la voglia (ride, ndr), gli sto spiegando che è arrivato in un posto stupendo dove potrà crescere tanto grazie agli insegnamenti di Bucci».

Portieri brasiliani, da flop a top – «È vero, fino agli anni Novanta avevamo un deficit importante, poi l’arrivo di Taffarel al Parma ha aperto una nuova fase. In Brasile si lavorava poco sui portieri, in seguito abbiamo cominciato a studiare in maniera approfondita quelli italiani e a insegnare la loro tecnica ai nostri giovani. I vari Julio Cesar e Dida hanno avuto successo perché, oltre al talento, si sono presentati in Serie A con una preparazione adeguata alle spalle. Personalmente non ho dubbi, la scuola di portieri italiana è la migliore del mondo».

Bigon: “C’è voglia di fare qualcosa di speciale” – «Per me fare qualcosa di speciale significa disputare un campionato incredibile, andando oltre ogni aspettativa, e combattere per l’Europa. Dentro di me so che non posso giocare nel Bologna e pensare di competere solo per la salvezza: dobbiamo ridare allegria alla gente, riportare i tifosi allo stadio, facciamo 40 punti e poi vediamo, magari in Europa League non ci arriveremo perché ci sono squadre più forti ma dovremo lottare in ogni singola partita, la città se lo merita».

Una volta smessi i guantoni… – «Pensare un po’ al futuro è normale, qualche idea inizi a fartela, ma essendo un portiere mi ritengo ancora giovane (Da Costa ha 34 anni, ndr) e sono concentrato sul campo. L’obiettivo è fare bene quest’anno, anzi, adesso sto pensando a fare bene nell’allenamento di questo pomeriggio, ogni giorno bisogna dare tutto. Poi è chiaro, rimanere nel Bologna anche una volta uscito dal campo sarebbe bellissimo».

Fascia da capitano – «Sarà il mister a prendere la decisione definitiva, ma questo è un gruppo che non vive solo di un capitano e del suo vice. Tutti si devono sentire importanti, non è che Da Costa e gli altri veterani parlano e il resto della squadra sta in silenzio, le responsabilità vanno condivise. Conta la fascia ma soprattutto l’atteggiamento, bisogna pedalare e fare le cose come si deve. Comunque, credo che ci siano almeno tre-quattro ragazzi bravissimi e in grado di ricoprire questo ruolo, rappresentando degnamente il club».

L’errore da non commettere più – «Non smettere mai di sognare. È qualcosa che stiamo cercando di creare adesso anche grazie all’entusiasmo che si respira qui, c’è tanta voglia di fare bene. Ma fare bene oggi non basta, bisogna fare bene anche tra una settimana, e poi tra un mese: l’anno scorso eravamo partiti col piede giusto ma poi, inconsciamente, abbiamo perso quella voglia di fare cose speciali, e la seconda parte di stagione è stata troppo brutta per essere vera».