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Donadoni: “Guardare la classifica dopo 6 giornate non ha alcun senso”

In mattinata aveva preso in mano pennello e vernice, per partecipare all’iniziativa anti degrado promossa dal vicepresidente di Piazza Grande Roberto Morgantini: obiettivo ripulire i muri imbrattati nella parte iniziale di via Stalingrado. Poi Roberto Donadoni si è rituffato nel calcio, con la conferenza stampa della vigilia e l’allenamento di rifinitura, in vista di Bologna-Genoa che per i rossoblù rappresenta un primo passaggio cruciale della stagione. Ecco le parole del tecnico.

Il fatto e il da fare – «Abbiamo fatto risultato, e discretamente bene, in casa: ma si può e si deve fare ancora meglio indipendentemente dal risultato. Soprattutto, fuori casa dobbiamo avere una resistenza superiore a quanto abbiamo mostrato fino ad oggi. Nei momenti di difficoltà siamo stati un po’ troppo fragili, e questo non è positivo e quindi da questo punto di vista dobbiamo lavorare. Se poi riuscissimo fare sempre risultato in casa, è chiaro che lo accetto volentieri e sta benissimo, ma lo spessore di una squadra lo devi vedere sempre indipendentemente dal risultato».

Il cammino – «Il nostro è un cammino estremamente difficile che dobbiamo affrontare settimana dopo settimana. Per questo guardare la classifica adesso, dopo 6 giornate, oltre a non avere alcun senso ci potrebbe portare a fare dei ragionamenti sbagliati alla vigilia di una partita complicatissima. La classifica può avere un senso alla quindicesima giornata. Essere quarti alla vigilia della settima partita non vuol dire assolutamente niente, non vorrei che i risultati positivi ci facessero perdere di vista la realtà, e serve equilibrio.  Non si tratta di spegnere l’entusiasmo, ma due vittorie ti portano a formulare certe valutazioni e due sconfitte a formularne altre diametralmente opposte, l’altalena che sta vivendo l’Inter è emblematica. Cambiare giudizi in modo così repentino può essere legittimo, ma da dentro lo ragiono in maniera differente, il modo migliore per preparare una partita è concentrarsi sulle cose che sappiamo fare bene. Abbiamo fatto appena un decimo di quello che dovremo fare per condurre in porto un campionato all’altezza delle nostre aspettative. Il nostro avversario di domani si chiama Genoa, da affrontare con grande attenzione e determinazione: tutto il resto sarà solo una conseguenza».

Il Genoa – «E’ un avversario che in campo si misura molto a livello fisico nei duelli individuali, da questo punto di vista sarà ancora più complicato. Hanno qualche difficoltà in termini di effettivi, e questo non farà altro che ingigantire le motivazioni degli altri, il loro gusto di farsi vedere e mettersi in mostra: dovremo saperlo e tenerlo in considerazione. Non sarà una passeggiata di piacere».

Motivazioni – «Ci sono tre punti in palio, quelli ci interessano e ci devono spingere, tutto il resto è relativo. Affronteremo un avversario tosto e complicato. In palio ci sono tre punti e dovremo sudarceli con grande volontà, intensità e desiderio di portaceli a casa. Questo non accade solo perché lo desideri ma perché in campo metti tutte quelle componenti fondamentali per far sì che poi venga fuori il risultato. E’ questo che mi preme in particolare, e se qualcuno domani avrà un atteggiamento diverso da questo segnerà una tacca in negativo sul proprio curriculum. Io le tacche voglio metterle, ma in positivo».

Masina – «Le scelte le fanno i miei giocatori, non tanto io. Adam dovrebbe mettere nelle cose che fa più convinzione, anche solo per lo strapotere fisico che si ritrova: ha un po’ smarrito l’imprinting iniziale. Mi fa un po’ arrabbiare il fatto che a volte questa convinzione gli manca. Lui ha un po’ smarrito ingredienti fondamentali come il gusto di fare fatica e la voglia di sudare e li deve ritrovare».

Destro – «Sta facendo così bene senza essere al meglio, il plauso va dato anche alla squadra che lo mette in condizione di segnare».

La città e il contributo anti degrado – «Ancora non conosco tanti posti di Bologna, ma dove ti giri vedi cose meravigliose ed è un peccato non prendersene cura: dovrebbe essere la normalità».