Donadoni:

Donadoni: “Non cambierei la mia rosa con quella del Chievo”

Di seguito, suddivise per argomenti principali, tutte le dichiarazioni rilasciate in conferenza stampa dal tecnico del Bologna Roberto Donadoni alla vigilia del match casalingo contro il Chievo di Rolando Maran.

In cerca di continuità – «Quella di domani è una buona occasione, anche se contro un avversario esperto, malizioso nel saper gestire le partite e i vari momenti. Sarà importante fornire una prestazione all’altezza. Era fondamentale fare risultato a Reggio Emilia per venire a capo di una situazione non facile, la risposta della squadra è stata positiva. In settimana ho ribadito il concetto che abbiamo ancora dieci gare davanti, in ballo ci sono ancora trenta punti e non sono pochi».

L’esperienza non deriva solo dall’età – «Non cambierei la mia rosa con quella del Chievo, voglio solo che le cose che si dicono siano motivate e abbiano senso. L’esperienza non è solo anagrafica: ad esempio, quanti giocatori del Bologna militano da parecchi anni in Serie A? Lo stesso Maietta, che è un leader, avrà sì e no sessanta partite. Dzemaili, Gastaldello, Mirante e pochi altri hanno alle spalle diversi campionati di A. In campo mando sempre chi se lo merita, non guardo l’età, e i giovani devono dimostrare di essere all’altezza della situazione».

Destro si è sbloccato – «Torniamo a parlare di lui quando avrà trovato continuità, e comunque credo sia sbagliato valutarlo solo in base alla vena realizzativa. Se un centravanti segna sempre ma latita tutta la partita non mi piace. L’importante è essere sempre dentro all’incontro, saper difendere anche se sei un attaccante e dare quel qualcosa più in avanti. Il fatto che abbia segnato mi rende molto felice, ma conoscendo il valore di Mattia so che può fare di più».

Dzemaili imprescindibile – «Da qui a giugno manca ancora tanto, so che difficilmente lo avremo con noi il prossimo anno ma adesso faccio fatica a pensare così in avanti, nel frattempo Blerim continuerà a fare quello che ha sempre fatto. In termini di ordine magari concede qualcosa, ma in fase offensiva ci garantisce sempre quel guizzo in più, come contro il Sassuolo, dove ha fatto un movimento fondamentale in occasione del gol. Ed è un movimento che tutti devono cercare con più continuità, si deve provare gusto a fare certe giocate: è la sorpresa che crea difficoltà all’avversario, perché le letture diventano più difficili. Donsah, Nagy, Pulgar, Taider, queste cose me le aspetto da tutti loro».

Possibili cambiamenti – «Magari dopo aver toccato quota quaranta punti proverò a sperimentare qualcosa, ma il fine deve sempre essere quello di raccogliere il massimo possibile».

Fattori esterni che motivano la squadra – «Non amo questi ragionamenti, vorrebbe dire che quello che facciamo dipende poco da noi stessi. Chi va in campo è protagonista in prima persona, e ogni giocatore deve andare alla ricerca delle giuste motivazioni dentro di sé. Io vorrei vivere settimane tranquille con la coscienza di poter esprimere le mie potenzialità, ma tutto fa parte del percorso che porta alla piena maturità».

Poche conclusioni a rete – «Bisogna insistere, martellando i ragazzi sempre di più. Ntcham del Genoa ad esempio ha tirato in tribuna e il tiro dopo ha fatto gol, non bisogna aver paura di provarci o di fare figuracce. Il Bologna non si diverte? Sapersi divertire dipende molto anche dall’andamento del campionato o da una determinata situazione. Ora come ora è più facile divertirsi per l’Atalanta che per il Pescara, la classifica condiziona un po’ e in certi momenti interviene il fattore entusiasmo».

Di Francesco in crescita – «Nei primi venti minuti a Reggio Emilia l’ho visto molto in difficoltà, poi si è ripreso. Lo vedo ancora molto istintivo, deve variare un po’ sul piano delle giocate, però ha dimostrato voglia e ha l’atteggiamento che piace a me. È solo al primo anno di Serie A, questa stagione per lui è una base importante».