Sempre e Comunque
shopping-bag 0
Items : 0
Subtotal : 0,00
View Cart Check Out

Claudio Fenucci in conferenza stampa

Fenucci: “Bologna più completo, Saputo è soddisfatto. Il club è unito, non avverto sfiducia tra i tifosi”

Questa mattina, presso la sala stampa dello stadio Dall’Ara, a margine della presentazione dell’accordo di partnership tra Bologna FC 1909 e Gruppo Granarolo, l’amministratore delegato rossoblù Claudio Fenucci si è intrattenuto per oltre un’ora con i giornalisti presenti, prima con un lungo monologo sui temi più caldi del momento e infine rispondendo alle domande che gli sono state rivolte. Di seguito, suddivise per argomenti principali, tutte le sue dichiarazioni.

Mercato, obiettivi raggiunti «Ci tengo a fare il punto della situazione dopo la fine del mercato, per informazioni più dettagliate potrete chiedere a Riccardo Bigon quando verranno presentati i nuovi giocatori, presentazioni, ma credo sia opportuno delineare un quadro generale sulle scelte e sulle strategie della società. Penso sia stato fatto buon lavoro da parte della direzione sportiva, per diversi motivi: il principale è che all’inizio del periodo di trasferimenti abbiamo inviato un piano dettagliato al presidente con valutazioni tecniche sulla rosa e sulle scelte relative ai giocatori, e ovviamente con dei numeri economici in relazione ai trasferimenti stessi. E in base a questo piano ci siamo mossi, pur con tutte le variabili che possono emergere in una sessione di mercato, ma siamo soddisfatti per aver raggiunto gran parte degli obiettivi tecnici che ci eravamo prefissati in accordo con l’azionista».

Massima sintonia all’interno del club «Una delle cose che più mi disturba e che dà fastidio a tutta la società è che ogni tanto qualcuno tra i Media scrive di una presunta non convergenza continua di idee nel club fra le varie componenti, allenatore compreso, cosa che non esiste. Tutte le scelte strategiche sono ampiamente condivise, come peraltro accade in tutte le aziende con gli azionisti, il presidente è totalmente soddisfatto di quanto fatto nella campagna trasferimenti. A Bologna si parla troppo e spesso a sproposito, tutti noi operiamo in piena sintonia con Saputo per portare avanti nel migliore dei modi questo progetto, sia sul piano tecnico che su quello economico».

Fondamentale il lavoro di Donadoni «La squadra è stata rinforzata con ragazzi di talento che hanno svolto un ritiro molto positivo, con grande impegno. Se tutti manterranno questa umiltà e questa voglia di sacrificarsi allora potremo crescere e regalare delle belle soddisfazioni ai nostri tifosi. Da questo punto di vista sarà molto importante, il ruolo dell’allenatore, che avrà il difficile compito di contribuire in maniera determinante alla maturazione dei ragazzi presenti in rosa, sia quelli arrivati nel corso dell’estate che quelli acquistati lo scorso anno, perché il nostro calcio ha la memoria corta e chiede sempre nomi nuovi ma non bisogna dimenticarsi del passato. Abbiamo mantenuto pressoché inalterata l’intelaiatura della scorsa stagione, aggiungendo giovani di qualità e qualche giocatore più esperto, all’interno di un progetto previsto e condiviso con Saputo. Sono sicuro che il mister possa aiutarci a concludere bene la stagione e nel contempo a far crescere questa rosa, dandogli l’esperienza e la solidità che saranno la base su cui ripartire l’anno prossimo».

Unico obiettivo: migliorare di anno in anno «Sugli obiettivi mi ripeto perché le mie parole o quelle degli altri dirigenti vengono spesso riportate male o distorte ad arte: fino al 30 giugno 2018 dovremo migliorare di una posizione all’anno e far crescere il progetto tecnico. Poi, alla fine della prossima stagione, grazie ad elementi strutturali come quelli di cui stiamo discutendo in Lega e a progetto come quello legato allo stadio Dall’Ara, potremo pensare ad una progettualità sportiva di diverso tipo. Al momento il club, rafforzato dalle risorse immesse dalla famiglia Saputo, ha questo obiettivo, poi tra una posizione e l’altra è questione di pochi punti, credo sia ridicolo di star qui a parlare di undicesimo o dodicesimo o tredicesimo posto, a noi interessa far divertire i nostri tifosi e far crescere i nostri giovani, perché anche sul piano tecnico il progetto è a lunga scadenza».

Progetto ambizioso nonostante le difficoltà «L’investimento della famiglia Saputo fin qui è stato imponente rispetto a quello che è il fatturato del club, e gran parte di queste risorse sono servite per mettere in sicurezza finanziaria il Bologna, perché quando siamo arrivati a fine novembre 2013 c’erano 30 milioni di debiti e una perdita di bilancio causata dalla retrocessione in B pari a circa 25 milioni, questo non lo dovete mai dimenticare per non perdere la dimensione del progetto. Ricordiamoci sempre da dove siamo partiti e cerchiamo di costruire le cose giorno dopo giorno, certamente vogliamo essere competitivi ma la dimensione attuale è questa. In carriera ho seguito altri due progetti importanti: prima 15 anni a Lecce partendo dalla Serie C e arrivando a fare 15 anni di A, togliendoci grandi soddisfazioni in relazione alle potenzialità della piazza e vincendo anche dei titoli a livello giovanile, poi alla Roma, dove abbiamo portato avanti un turnaround societario difficile, anche se in proporzione la situazione era meno gravosa di quella trovata a Bologna, e abbiamo lavorato per costruire un progetto sportivo che grazie a chi è rimasto sta avendo riscontri positivi. Bisogna quindi prestare attenzione a quello che diciamo e capire bene quelle che sono le aspettative del club, senza strumentalizzare le nostre dichiarazioni, che sono poche e molto chiare».

Tifosi illusi dai Media, non dalla società «La campagna trasferimenti si è chiusa in leggero attivo grazie alla brillante operazione legata a Diawara, viste le condizioni in cui ci siamo trovati e il comportamento del ragazzo. Però anche a tal proposito si è scritto di tutto, si sono creati malumori tra i tifosi e discussioni fondate sul niente, si è discusso di cose totalmente inventate e di operazioni inesistenti che non trovavano alcun riscontro nella realtà. Da qui tante aspettative deluse, e mi dispiace, perché la stragrande maggioranza dei tifosi sono una componente sana e amano vedere il Bologna vincere, ma questo Bologna vincente lo dobbiamo costruire insieme. Oggi è ancora difficile, dire il contrario sarebbe demagogico e populista, e io non sono così. Divertiamoci, andiamo avanti, pensiamo che c’è uno stadio più accogliente, che c’è una squadra giovane e ricca di qualità, sosteniamo questi ragazzi, che come tutti i giovani hanno bisogno di tempo e non sempre offrono continuità di prestazioni. I giovani di talento già affermati non ce li possiamo ancora permettere, noi come tante altre squadre italiane, e allora ce li dobbiamo formare in casa».

Ricavato delle cessioni da reinvestire «Avendo chiuso il mercato in leggero attivo, l’esposizione netta del club si è ridotta a 44 milioni, che sono gli investimenti netti effettuati per i giocatori. I soldi ricavati dalle cessioni verranno reinvestiti, non restituiremo queste risorse alla famiglia Saputo, e in futuro avremo ancora bisogno di un loro intervento finanziario molto corposo, ma ovviamente valuteremo insieme come spenderli, se su cartellini o per pagare stipendi più alti, spetta in primis al presidente decidere quando e come farlo».

Cerci, Mounier e il tonfo di Torino «A mio avviso le operazioni effettuate sono state soddisfacenti. Su Mirante sono circolate cose sgradevoli circa una sua ipotetica cessione e i motivi del suo addio, testimonianza del clima che si è creato, che ritengo irrispettoso nei confronti della famiglia Saputo. Riguardo all’operazione Cerci, non era in programma alcun colpo dell’ultima ora, come detto ci siamo attenuti al piano preparato ad inizio mercato e lo abbiamo portato avanti fedelmente nei nomi e nelle cifre. Il penultimo giorno è arrivata un’offerta dalla Francia per Mounier, giocare forte che nella seconda parte della scorsa stagione ha però trovato meno spazio, ma prima di farlo uscire dovevamo trovare un sostituto tramite un’operazione che fosse fattibile. Sul ginocchio di Cerci circolavano varie notizie, così abbiamo preferito farlo visitare direttamente dai nostri medici, dei quali ci fidiamo ciecamente, e sono emersi problemi sui tempi per il suo ritorno all’attività agonistica, più lunghi del previsto. A quel punto abbiamo convinto Mounier a restare, il ragazzo si è confrontato anche con Donadoni e siamo comunque felici così. Ripeto, non stavamo andando alla ricerca di un colpo dell’ultima ora per provare ad aggiustare le cose dopo il 5-1 di Torino. A tal proposito, una sconfitta ci può stare, ma dopo il 3-1 la prestazione è stata davvero brutta, il campo andava tenuto in maniera diversa. In futuro potrebbero esserci altre partite difficili, è normale, ma speriamo non si ripetano più prestazioni del genere».

Caos Diawara «Credo si debba portare rispetto al club e alle persone che ci lavorano. Da quanto detto e scritto sulla vicenda Diawara si capisce il clima che si sta creando attorno a noi, e non capisco il perché. Fino all’anno scorso Diawara era descritto come un fenomeno da 30 o 40 milioni seguito da Manchester City e Chelsea, con tanto di fuochi d’artificio, poi per le ragioni spiegate a suo tempo cambiamo direzione sportiva e all’improvviso il suo valore si abbassa e bisogna cederlo in fretta. Abbiamo provato a trovare un accordo col ragazzo proponendogli un adeguamento dell’ingaggio senza modificare la scadenza del contratto, a quel punto il giocatore è sparito senza rispondere e siamo stati accusati di aver gestito male la situazione. Allora ditemi, come avremmo potuto gestirla meglio? Gli abbiamo offerto più soldi senza chiedere nulla in cambio e lui non si è nemmeno presentato in ritiro, si è comportato in modo scorretto portandoci a pensare che ci fosse qualcosa sotto. Nonostante tutto abbiamo tenuto duro e non lo abbiamo svenduto, anche se credo che la leggere che regola i rapporti tra giocatori e club sia ormai antiquata e da modificare, per evitare altri casi del genere».

Malumore dei tifosi inventato ad arte «Fra la gente non avverto quel clima di sfiducia di cui qualcuno continua a parlare, non dico tutti perché non voglio generalizzare. Sia a Castelrotto che in Austria, nel periodo di ritiro, i tifosi ci sono stati accanto con grande entusiasmo, abbiamo ricevuto affetto e consensi. Sono nel calcio da molti anni e in base a quello che leggo su alcuni giornali e su qualche innovativo segmento di informazione so già dove si sta andando a parare, per questo cerco di prevenire e non di agire dopo, mantenendo sempre la buona fede».

Reparto d’attacco e problema del gol «La parte prettamente tecnica verrà approfondita meglio da Bigon, per me comunque i gol li deve fare la squadra prima del singolo. O prendi uno come Messi e allora risolvi il problema, oppure punti sul collettivo. In queste prime tre partite le occasioni da rete sono aumentate in proporzione rispetto allo scorso anno, poi ovviamente ci auguriamo tutti che giocatori come Destro e Krejci possano dare un contributo importante, e che anche i centrocampisti facciano il loro».

Squadra più completa «Ritengo la squadra più completa rispetto a quella dell’anno scorso, abbiamo più soluzioni e i giovani stanno dimostrando di avere non solo talento ma anche umiltà e spirito di sacrificio. È tutto da dimostrare che i giocatori andati via avrebbero reso quanto la scorsa stagione, e visto il comportamento di qualcuno mi vengono dei dubbi. Sono stati inseriti elementi di esperienza come Torosidis e Dzemaili e ragazzi con tanta qualità come Viviani, che seguivamo da tempo, senza dimenticare Rizzo, Donsah e tutti gli altri, che per le loro doti e per quello che sono costati sono chiamati a crescere sempre di più. Come detto poco fa, per farli migliorare sarà fondamentale il lavoro dell’allenatore e del suo staff».

Mosse di mercato condivise con l’allenatore «Riccardo e Roberto sono sempre stati in continuo contatto, questo è uno dei motivi per cui abbiamo deciso di cambiare direzione sportiva, per avere un maggiore coinvolgimenti di tutti. Questo non significa che per ogni decisione da prendere serva un forum tra noi, ma la condivisione di idee e obiettivi con il settore tecnico sulle caratteristiche dei giocatori da acquistare è molto importante. In genere qualsiasi allenatore preferisce avere calciatori forti, esperti e già pronti, la nostra rosa però ha un’età media tra le più basse della Serie A e vogliamo farla crescere anno dopo anno col prezioso contributo di Donadoni e dei suoi assistenti. Ottenere risultati e nel contempo far crescere i giovani è un compito difficile ma abbiamo grande fiducia in loro».

Budget, paletti, club ‘amici’ e trattative «Siamo partiti inserendo alcuni giocatori per iniziare l’attività in ritiro nel modo migliore possibile, poi c’è stato il viaggio in Canada su cui si è romanzato molto, anche se non so come si faccia a sapere quello che ci siamo detti io, Bigon e la proprietà. Comunque, non siamo andati da Saputo per ottenere un extra budget, ma solo per presentare al presidente lo stato dell’arte in quel momento, avevamo dei paletti e ci siamo sempre mossi entro quelli per non stressare finanziariamente il club. Avevamo obiettivi più semplici da raggiungere e altri meno, abbiamo portato avanti trattative con club ‘amici’ ma non si creda che siano state facili, perché poi ognuno guarda giustamente al proprio interesse. Per Sadiq ad esempio è stata una battaglia tra amici, perché noi non abbiamo mai accettato la formula del prestito secco mentre la Roma non voleva perdere il controllo sul giocatore, alla fine lo abbiamo prelevato in prestito oneroso con diritto di riscatto e contro-riscatto in favore dei giallorossi. Torosidis, invece, è arrivato gratis. Riguardo al reparto offensivo non bisogna mai dimenticarsi che noi giochiamo con una sola punta, quindi ci serviva un ragazzo pronto per giocare in caso di bisogno, ma il nostro centravanti è Destro. Mattia è uno degli investimenti economici e tecnici più importanti nella storia del club, rappresenta un unicum ed è arrivato a Bologna per dare solidità e futuro al nostro progetto tecnico».

Organico equilibrato «Fin da quindici anni fa sono sempre stato tra i sostenitori delle liste chiuse, visto che il calcio italiano ha sempre fatto molta fatica a tenere sotto controllo i club, se le avessimo approvate prima forse sarebbero stati spesi più soldi nelle strutture e meno per rincorrere sogni sportivi che spesso non si sono realizzati. Venendo a noi, direi che numericamente ci siamo, in difesa ad esempio ci sono diversi giocatori capaci di giocare sia da terzini su entrambe le fasce e all’occorrenza anche da centrali, come Ferrari, Mbaye e lo stesso Torosidis».

Crisetig e Brienza «Intanto faccio i miei complimenti a Lorenzo perché pur avendo giocato poco si è sempre alleato e comportato da professionista esemplare. Quando si è aperta la possibilità Viviani ci è sembrato giusto mandarlo a giocare, correndo il rischio di trovare ancora meno spazio, in ogni caso il suo cartellino è ancora nostro e ci auguriamo possa tornare a Bologna con più esperienza dopo aver disputato una buona stagione. Brienza invece lo abbiamo accontentato, sia lui che noi eravamo dispiaciuti ma l’offerta che gli ha fatto il Bari, alla sua età, non si poteva davvero rifiutare, noi guardando al futuro e per ragioni di lista non abbiamo mai potuto offrirgli più di un contratto annuale. Anche questa scelta è stata condivisa con mister Donadoni».

Investimenti su centro tecnico e settore giovanile «In futuro vogliamo essere sempre più competitivi sul piano finanziario ma anche formando risorse tecniche, da qui gli investimenti sul centro sportivo che non danno un ritorno economico ma vanno a migliorare l’efficienza di certi processi e l’attrattiva verso i giovani. Molti ragazzi ora sposano il progetto del Bologna perché sanno che possono trovare grande professionalità e le migliori strutture per completare il loro processo di formazione fino all’arrivo in Prima Squadra. Dalla prossima stagione il campionato Primavera diventerà a girone unico e anche da qui la decisione di rinforzare ancora la nostra formazione, anche con calciatori provenienti dall’estero. La nostra intenzione è quella di continuare ad investire sul settore giovanile, uno dei principali asset per creare le risorse tecniche del futuro. Quando ero a Lecce con Zeman in panchina abbiamo fatto la Serie A con sei ragazzi del settore giovanili, e questo credo sia un esempio significativo».

Mirante: cauto ottimismo «Antonio sta facendo tutti gli accertamenti del caso e dobbiamo rispettare la sua privacy. Posso solo dire che sono abbastanza ottimista su un’evoluzione positiva della vicenda, credo possa tornare in campo in tempi meno lunghi di quelli che l’ipotesi più negativa potrebbe far pensare. Nel frattempo ci siamo cautelati con un altro portiere per completare il reparto, con l’augurio che Antonio torni al più presto».

Carlo Zucchini: “Spero di non rimpiangere Zanetti” «Non intendo entrare in polemica con nessuno, nello stesso tempo però non voglio lezioni su come si gestisce un club da persone che hanno lasciato 15 milioni di indebitamento con rilevanza penale per gli amministratori. Non mi permetto di giudicarli, hanno fatto quello che potevano e mi rendo conto che in Italia retrocedere in Serie B è un problema ingestibile, ecco perché mi sono sempre battuto per aumentare le cifre destinate al cosiddetto ‘paracadute’. Così facendo si può evitare che le società falliscano, come ha rischiato di fare il Bologna».

Balotelli: nessuna trattativa, sfiorata la farsa «Non so come sia nata la voce riguardo a Balotelli, Saputo ha solo ripetuto quello che dice sempre, ovvero che le decisioni sui giocatori vengono prese dall’area tecnica del club. In America le cose funzionano diversamente, quando si acquistano i designated players (alle squadre della MLS viene concesso di avere un numero massimo di tre calciatori con stipendio o costo di trasferimento superiore rispetto a quanto stabilito dal tetto salariale, ndr) si guarda anche al marketing, ma qui è diverso e Joey ha voluto sottolinearlo. Non giudico né il calciatore né l’uomo Balotelli, dico solo che una trattativa non è mai nata, Bigon può aver fatto una telefonata a Raiola come l’hanno fatta altri quindici direttori sportivi italiani, ma una trattativa vera e propria non è mai esistita, anche in questo caso sui Media si è sfiorata la farsa. L’anno scorso la stessa idea venne fuori con Corvino, poi Raiola lo portò al Milan, quando Saputo ha parlato di Balotelli lo ha fatto in generale, anche perché quest’anno non c’è mai stato davvero niente, avrebbe risposto allo stesso modo anche riguardo ad un altro giocatore».

Non è ancora tempo per i grandi nomi «Nel momento in cui progetti una squadra guardi sia al presente che al futuro. Krejci ha già una buona dose di esperienza anche internazionale, Di Francesco deve ambientarsi in Serie A ma ha grandi potenzialità, Verdi fino a tre anni fa era considerato uno dei più grandi talenti in rampa di lancio del calcio italiano, ha le qualità per imporsi a questi livelli. Oggi il Bologna paga 10 milioni di euro in più rispetto a quello che dovrebbe essere l’equilibrio dei salari del settore tecnico, per effettuare un’operazione serve una compatibilità sia tecnica che economica con le proprie possibilità. Se si vuole acquistare un calciatore di alto livello e già formato bisogna spendere tanto, ma se le risorse non ci sono di cosa vogliamo parlare? Nonostante la zavorra iniziale che abbiamo trovato stiamo portando avanti una programmazione con rischi calcolati puntando molto sul lavoro di valorizzazione dei nostri ragazzi da parte dello staff tecnico. Anche qui mi ripeto: i giocatori forti e già pronti ad incidere significativamente non ce li possiamo ancora permettere. Faccio un esempio, abbiamo sondato Iturbe con la Roma ma il suo ingaggio era troppo alto, abbiamo dei limiti e non si può pensare che questa società possa fare tutto solo perché ha un presidente ricco. Le risorse sono già state definite e stanziate, ogni operazione effettuata deve essere compatibile con i nostri parametri».

Piano A o piano B? «È vero, all’inizio del mercato ho fatto questa distinzione, premettendo però che tutti i club vendono giocatori e il Bologna non fa eccezione. Anche una società gestita in maniera ottimale come la Juventus si è privata di alcuni pezzi importanti, sostituendoli con altri. L’anno scorso abbiamo investito più di quello che pensavamo, quest’anno la campagna trasferimenti si è chiusa in attivo e dico che siamo stati bravi, ci facciamo i complimenti da soli, su Diawara abbiamo tenuto duro e raggiunto il nostro obiettivo. Per il momento, come detto, la decisione è quella di non stressare ulteriormente il club sul piano finanziario, ma se ci accorgeremo che manca qualcosa cercheremo di intervenire nel miglior modo possibile».