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Fenucci: “Un a.d. non va valutato solo per i risultati sul campo. Le parole di Donadoni mi hanno sorpreso”

Questo pomeriggio, nella sala stampa di Casteldebole, l’amministratore delegato rossoblù Claudio Fenucci ha prima presentato l’affascinante progetto Bologna FC 1909 eSports, quindi si è trattenuto con i giornalisti presenti per rispondere ad alcune domande circa l’attualità in casa felsinea. Ecco tutte le sue dichiarazioni, suddivise per argomenti principali:

Bologna 2.0 – «Sono qui oggi per presentare questo importante progetto, che mi dà l’occasione di richiamare l’attenzione anche su altri progetti che il Bologna sta seguendo nell’ambito dell’innovazione tecnologica. Al di là degli investimenti operati nelle strumentazioni che consentono all’area tecnica di valutare le prestazioni sul campo dei giocatori, penso per esempio all’adesione al CRM (Customer Relationship Management, ndr), che ci consente di studiare il comportamento dei tifosi e di cambiare i loro modo di fruire il calcio. Una prima app in questo senso verrà rilasciata a giugno, tramite essa i tifosi potranno anche acquistare biglietti per lo stadio o merchandising di vario tipo».

BFC 1909 eSports – «L’attenzione verso questo mondo è relativamente nuova, infatti già da due anni all’estero suscita un notevole interesse. Sta raccogliendo una partecipazione tale che interi stadi vengono riempiti per assistere a manifestazioni sportive di questo tipo, ed è un mondo che ha una valenza non solo ludica, ma anche per quanto riguarda la possibilità di attrarre degli sponsor. Non siamo preoccupati dall’idea che la realtà virtuale vada a sostituire l’avvicinamento alla pratica sportiva, pensiamo invece che ne sia complemento. Siamo in attesa della decisione della Lega di istituire il primo campionato vero e proprio e che coinvolga le squadre di Serie A, siamo l’unica tra le più importanti massime serie europee in cui questo ancora non è avvenuto».

Passando al campo… – «Mi aspetto che il momento positivo della squadra continui, siamo contenti perché è evidente che adesso l’atteggiamento in campo sia più aggressivo, e che ci sia stato un miglioramento sul piano dell’intensità. Cambiare l’allenatore è sempre una decisione sofferta e in questo caso ha portato ad una scossa, è un bene che la squadra ne abbia beneficiato».

Esonero tardivo? – «Teniamo in considerazione i dati raccolti in settimana da allenatore e direttore sportivo, che nonostante i risultati sul campo continuavano ad essere buoni, perché la squadra lottava e non mollava mai. Le prestazioni dei ragazzi giustificavano la conferma di Inzaghi al di là della mancanza dei risultati, e questi ultimi speravamo di migliorarli attraverso degli accorgimenti in sede di mercato invernale. Purtroppo gli innesti non sono bastati e allora è arrivato Mihajlovic: ora la situazione è migliorata ma resta difficile, sappiamo di far parte del gruppo di squadre che dovrà lottare fino alla fine. Sono altresì convinto che, con la spinta data dal nuovo mister e i nuovi innesti, potremo centrare l’obiettivo».

Saputo e scelte societarie – «Con il senno di poi è chiaro che alcune scelte fatte potrebbero essere riviste, ad esempio se parliamo del mercato estivo, ma abbiamo lavorato seguendo le direttive date da Saputo. A questo proposito vorrei chiarire una cosa: ho letto da più parti che in questi quattro anni avrebbe investito 120 milioni sulla squadra, e voglio sottolineare che di quella cifra è stata destinata alla squadra l’esatta metà, 50 milioni il primo anno e 10 nei successivi tre, mentre la metà restante è servita a risanare i conti societari. Se si vuole essere più competitivi sul campo, serve uno sforzo economico maggiore dell’azionista sulla parte sportiva. Detto questo, i miei contatti con il presidente sono quotidiani, e posso dire che è rimasto molto soddisfatto della vittoria ottenuta contro l’Inter. Peccato non aver battuto anche il Genoa, alla luce di come è andata la partita avremo anche meritato i tre punti, ma sappiamo che il campionato presenta delle difficoltà e posso dire che Saputo resta fiducioso».

Ruolo dell’amministratore delegato – «Se ho pensato di dimettermi dopo lo 0-4 contro il Frosinone? Forse la stampa non ha ben presente il ruolo di un a.d., che non viene valutato solo per i risultati che la squadra ottiene sul campo. Se il Bologna ha chiuso l’anno precedente con 10 milioni di fatturato in più, il merito è anche dell’amministratore delegato. Lo stesso si può dire del fatto che attualmente la società è stimata nell’ambiente e può basarsi su un’organizzazione di livello, con un centro sportivo di qualità e le pratiche per ristrutturare lo stadio che stanno procedendo. Chiaramente a fine anno il mio lavoro verrà valutato dagli azionisti, ma non sarà una valutazione legata esclusivamente al campo».

Risposta a Donadoni – «Ho letto le dichiarazioni che ha rilasciato di recente, e per come ho conosciuto Roberto ne sono rimasto sorpreso. Soprattutto non capisco per quale motivo le abbia rilasciate adesso e non lo abbia fatto a suo tempo, ma colgo l’occasione per rispondere ad alcune delle cose che ha detto. Per quanto riguarda i contatti che ha avuto con la Nazionale, confermo che ci sono stati ma non capisco quale sia il problema: in quel momento era sotto contratto con il Bologna e quel contratto doveva onorarlo. Per quanto riguarda i contatti più recenti che abbiamo avuto, è vero che lo abbiamo sondato per saggiare la sua eventuale disponibilità a tornare sulla nostra panchina, e, dal momento che lui ha rifiutato, l’interruzione di ogni rapporto è stata un’ovvia conseguenza. Mi ha stupito abbia anche giudicato negativamente alcuni acquisti fatti sotto la sua gestione, soprattutto per quanto riguarda il reparto offensivo, in quanto ha citato giocatori giovani che sono stati portati qui per supportare Destro, in linea con le direttive impartite dalla società e dalle cui spese siamo già rientrati».

Destro, dal dimenticatoio alla ribalta – «Il discorso su come è stato gestito Mattia penso che debba rimanere all’interno della società: è opportuno evitare le polemiche, nella normale dialettica certi argomenti si discutono dentro il club. Riguardo alla sua gestione, se potesse essere migliore, credo che parli anche il campo: io per lui provo affetto, l’ho avuto anche alla Roma, ma non sempre ha mostrato a pieno le sue qualità. Come bilanciare le responsabilità non lo so, la società non ha mai indicato una formazione o suggerito un giocatore piuttosto che un altro».

Nuovo Dall’Ara – «Per quanto riguarda lo stadio, al momento non ci sono particolari novità: siamo in attesa del parere della sovrintendenza e del suo ok definitivo, nel mentre continuiamo la definizione del progetto per quanto riguarda le aree interne e ci occupiamo dell’individuazione di un partner».