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Gastaldello: “Quella di Diawara è una mancanza di rispetto anche verso noi”

Allenamento in quota a circa duemila metri, questa mattina per i rossoblù, con lavoro prettamente fisico prima di godere del primo pomeriggio libero da quando è iniziato il ritiro. A Castelrotto a fare il punto della situazione è stato Daniele Gastaldello. Ampia la parentesi dedicata ad Amadou Diawara, dal capitano sono arrivate parole chiare.

Il caso Diawara – «Fino a sabato l’ho visto in spogliatoio tranquillo come al solito, per cui è stata una cosa inaspettata anche per noi. Ci dispiace, ma è una decisione sua. Non voglio entrare nel merito degli eventuali problemi che lui ha con la società, ma dispiace perché questo gruppo lo ha sempre aiutato. Al suo primo anno in A ha fatto molto bene ed è stato molto bravo, ma penso debba anche ringraziare tanti suoi compagni di squadra che lo hanno aiutato e gli hanno fatto capire tante cose. In carriera non mi era mai successa una cosa del genere, e ho 17 anni di professionismo alle spalle. Se si può tornare indietro? Non lo so, questa è una cosa che riguarda la società. Sicuramente mi sarebbe piaciuto parlargli di persona, non rompere un rapporto così. In questo momento Diawara è ancora sotto contratto con il Bologna, quindi può succedere di tutto. Se un giorno dovesse tornare, certamente dentro lo spogliatoio lo prenderemo di persona, gli dirò quello che penso davanti a lui senza nessun problema. Cosa penso? Cose personali che posso dire solo dentro uno spogliatoio. Ha avuto tanti esempi da seguire e tanti compagni che gli hanno insegnato come comportarsi e cosa fare per farlo crescere e farlo diventare un giocatore vero. Penso che lui debba ringraziare molto non solo noi compagni ma tutto l’ambiente Bologna. Lo avevamo visto il giorno prima, e non ritrovandolo il giorno dopo si tratta anche di una mancanza di rispetto nei nostri confronti. Mi dispiace anche perché avevamo già fatto una settimana in Sardegna, ogni persona ha i propri interessi e discute le proprie cose, ma a lui, come a nessuno, come gruppo non abbiamo mai fatto pesare niente. Lo scorso anno dentro lo spogliatoio magari qualcosa ha sbagliato, ma il gruppo non lo ha mai massacrato e ha sempre cercato di aiutarlo: questo può confermarlo anche lui. Lo stesso sarebbe successo quest’anno: se fosse venuto con noi sarebbe stato un giocatore come tutti gli altri. Non credo che al Bologna in questo momento ci sia solo Diawara che sta pensando al mercato, ce ne sono tanti: ma finché uno è qua e si comporta come si deve comportare impegnandosi durante gli allenamenti, per noi non c’è alcun problema. Se noi compagni gli abbiamo telefonato? Ne abbiamo parlato, qualcuno ha provato a chiamarlo ma non ha risposto. Vorrei però che sia chiara una cosa: il Bologna non è Diawara. Lui ha fatto la sua scelta, qui ci sono altri 25 giocatori e io voglio pensare al Bologna, alla squadra e ai miei compagni. Ha preso la sua decisione, giusta o sbagliata che sia, ma qui ci sono altri giocatori. Ha fatto la sua scelta, vada per la sua strada, noi dobbiamo fare del nostro meglio senza Diawara. A casa mia si dice: morto un papa se ne fa un altro».

La difesa, forza dello scorso anno – «Rispetto allo scorso anno penso sia più presente lo zoccolo duro. Molti giocatori erano arrivati dopo e io stesso non c’ero per l’infortunio. Adesso abbiamo già un nucleo abbastanza solido su cui possiamo costruire qualcosa di importante. Poi il mercato è aperto fino alla fine di agosto e ci possono essere ancora movimenti in entrata e in uscita. Credo che questa fase serva per costruire il gruppo e lavorare sodo, come stiamo facendo in questa settimana. Sono contento che la maggior parte dei giocatori siano rimasti, mi dispiace per chi non c’è più ma questo è il calcio. Cercheremo di costruire con quelli che siamo in questo momento».

Le certezze − «Questo è un momento in cui la testa va al lavoro, bisogna mettere benzina nelle gambe e lavorare il meglio possibile. Di certezze ne abbiamo abbastanza in questo momento. I numeri non tradiscono, ma quello che è stato lo scorso anno dobbiamo dimenticarcelo e dobbiamo cercare di fare meglio della scorsa stagione. Partiamo con un allenatore che già conosce la maggior parte di noi, visto che di giocatori nuovi non ne sono arrivati tantissimi, noi conosciamo lo staff tecnico, sappiamo come lavora e loro sanno con chi hanno a che fare. Abbiamo una base solida di certezze e non mi spaventa niente, poi da qui alla fine di agosto possono cambiare ancora tante cose. L’importante è non pensare a quello che sarà ma lavorare per cercare di costruirsi un futuro. Non possiamo pensare di essere una squadra che non deve lavorare e che è già pronta. Dobbiamo lavorare perché, come si è visto l’anno scorso, appena caliamo di intensità e ritmo poi facciamo fatica. Quest’anno dobbiamo lavorare ancora di più».

I ritiri − «Il primo ritiro l’ho fatto a 17 anni, ora ne ho 33: un po’ di località le ho viste (ride, ndr)».

Il lavoro − «Non mi era mai capitato di andare in pre-ritiro, ne ho parlato con lo staff, per me è stata una cosa veramente importante. Si è iniziato con il lavoro propedeutico al ritiro, cosa che secondo me ci ha aiutato molto. Oggi è stata una giornata un po’ particolare poiché dopo l’allenamento ci siamo fermati a fare gruppo in baita. Per il resto, stiamo lavorando molto sul campo e il lavoro che stiamo facendo non è facile».

Allenamenti e non solo − «Personalmente alla sera sono talmente stanco che arrivo in camera e non vedo l’ora di buttarmi sul letto: chiamo i miei figli e passo un po’ il tempo. I giovani giocano alla PlayStation mentre i più vecchi fanno qualche partita a carte»