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Inzaghi:

Inzaghi: “Bologna, sei una cosa stupenda. Qui non manca nulla, avrei firmato per dieci anni”

Bologna, stadio Renato Dall’Ara, 14 giugno 2018: in casa rossoblù inizia ufficialmente l’era Pippo Inzaghi. Ad introdurre il nuovo tecnico, questa mattina in conferenza stampa, l’amministratore delegato Claudio Fenucci, che è partito guardando al recente passato: «Siamo qui oggi a compiere il primo passo di una nuova stagione, ma innanzitutto penso sia giusto dire grazie a Roberto Donadoni per quanto fatto negli ultimi tre anni. Le motivazioni del cambiamento le ha già illustrate il presidente Saputo, il rendimento nel girone di ritorno e il calo di prestazioni hanno fatto sorgere un po’ di preoccupazione per il futuro». Fenucci ha quindi spiegato le ragioni dietro alla scelta di affidare all’ex bomber la panchina del club: «Cercavamo una figura che avesse entusiasmo e voglia di lottare, una persona capace di trasmettere questi valori alla squadra e che vedesse Bologna come l’esperienza della vita. Per caratteristiche e motivazioni abbiamo ritenuto Pippo l’uomo giusto per noi e nelle scorse settimane, pur lasciandolo concentrato sul suo lavoro a Venezia, abbiamo parlato col suo entourage e ottenuto un assenso di massima, poi formalizzato insieme a lui». Infine, una considerazione in chiave futura: «Ora si apre un nuovo ciclo sportivo che ci vedrà impegnati in una Serie A ancora più competitiva, con neopromosse più preparate alla categoria. L’obiettivo è andare oltre i risultati ottenuti finora, raggiungendo il prima possibile i 40 punti e guardando in alto con ambizione». La palla, o meglio il microfono, è passata poi ad un Inzaghi sereno, sorridente e carico come non mai, che ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

Bologna, ti stavo aspettando – «Ci tengo a ringraziare la proprietà e la dirigenza per avermi fatto sentire importante e come a casa fin dal primo istante, e anche il Venezia per avermi dato la possibilità di essere qui già oggi nonostante un contratto in scadenza a fine mese. Il Bologna mi ha aspettato fino all’ultimo, rispettando il mio lavoro e dimostrando grande correttezza, poi tra lunedì e martedì abbiamo ratificato l’accordo. La telefonata col presidente Saputo mi ha regalato bellissime emozioni, mi sembrava di conoscerlo da una vita e ho percepito la sua grande voglia di fare. Qui non manca nulla, c’è una società seria con cui si può parlare di calcio come piace a me, e il centro sportivo è fantastico. Bologna l’ho cercata anche da giocatore, erano i tempi di Parma e alla fine mi acquistò l’Atalanta. In seguito sono stato un avversario temibile, ma ho sempre ammirato la storia del club e mi piaceva molto giocare al Dall’Ara. Adesso non sono qui per vendere fumo o promettere miracoli, quello che posso promettere è che farò di tutto per rendere orgogliose di me le persone che mi hanno scelto, e i tifosi della squadra che vedranno all’opera».

Fire & Desire – «L’unica cosa che non mi manca è il fuoco, ho sempre giocato per vincere e puntato al massimo. Per tanti motivi speravo in una chiamata del Bologna, e quando è arrivata avrei firmato per dieci anni, quello che mi sta capitando è una cosa stupenda. Penso davvero che qui si possa fare qualcosa di importante, cercherò di dare tutto me stesso ogni giorno ed essere vero e credibile agli occhi dei tifosi, che ringrazio per essermi già venuti a salutarmi a Casteldebole. La mia linea è molto semplice: chi non pedala e non pensa che Bologna sia qualcosa di magico, con me non gioca».

Da Tacopina a Saputo – «Tacopina è molto contento, è stato qui e mi ha raccontato ciò che questa piazza è capace di regalare. Saputo è una persona straordinaria, mi ha subito messo serenità e trasmesso ancora più voglia di lavorare. Al telefono mi sono anche permesso di dirgli che magari nel giro di qualche anno si può andare in Europa League (ride, ndr). Qui ho trovato una società ambiziosa come me, che per riprendermi la Serie A sono ripartito dalla Lega Pro, e i giocatori dovranno avere la stessa fame dando tutto per la maglia».

Fiducia, solidità e ambizioni – «Penso che un bravo allenatore non smetta mai di imparare, è ovvio che tra dieci anni voglio essere meglio di come sono ora, per questo cerco di apprendere un po’ da tutti e aggiornarmi di continuo. Per lavorare bene, io e il mio staff abbiamo sempre cercato un presupposto: una società seria che credesse in noi dandoci fiducia. A Venezia Perinetti era una garanzia, ho capito subito che con i mezzi a loro disposizione mi avrebbero dato tutto questo. Il Bologna mi ha regalato le stesse sensazioni ed è diventato per me un’idea fissa, mi sono arrivate anche altre proposte ma non ho mai avuto dubbi, anzi, se a Casteldebole ci fosse una camera dormirei lì (ride, ndr). Per quanto riguarda i giocatori, devono capire che qui hanno tutto e possono pensare solo a giocare e a fare bene il loro lavoro, trovare di meglio in giro non è semplice. È la stessa cosa che pensavo io quando giocavo nel Milan, avevamo tutto e non potevano esistere alibi. Se saranno bravi io sarà buono con loro, altrimenti per forza di cose dovrò essere duro».

Bresaola mon amour – «A Casteldebole si mangia benissimo, non posso lamentarmi, e la dirigenza si sta già attrezzando per la bresaola (guarda Fenucci e ride, ndr)».

Destro, la porta è aperta – «Sono qui solo da un giorno e mezzo, insieme alla dirigenza dovremo fare le opportune valutazioni e in seguito, eventualmente, parlare con alcuni ragazzi. La nostra porta non è chiusa né per Mattia, con cui peraltro al Milan avevo un ottimo rapporto, né per nessun altro, l’importante è pedalare ed essere felici di giocare nel Bologna».

Modulo e identità tattica – «Io ho giocato col 4-3-3, col 3-5-2 e anche col 3-4-3, ma non penso che esista un modulo perfetto per vincere. Bisogna anche considerare i giocatori che si hanno a disposizione e capire come farli rendere al meglio. Questa squadra è abituata al 4-3-3 ma penso che anche il 3-5-2 e il 3-4-3 siano strade percorribili, avendo in rosa esterni validi. Adesso andrò qualche giorno in vacanza ma ho una voglia matta di iniziare, fosse per me sarei già in campo domani. Però lo dico piano altrimenti la dirigenza mi tieni qui per davvero… (ride, ndr)».

Pulgar intoccabile, chance per Nagy – «In questi anni ho sempre giocato col metodista, che considero fondamentale per dettare i tempi alla squadra. Non escludo che si possa giocare anche con due mediani, ma come detto voglio dare più certezze possibili alla squadra. Pulgar in quel ruolo ha fatto davvero bene e penso anche Nagy possa ricoprirlo, è un ottimo giocatore».

Il calcio di Sarri o quello di Allegri? – «La soluzione migliore per vincere può essere quella di giocare meglio degli altri, oppure quella di essere più grintosi e organizzati, la chiave giusta per il Bologna la troverò solo quando avremo allestito il gruppo per la prossima stagione. Negli ultimi giorni ho visto numerose partite dello scorso campionato e ho capito alcune cose, ma è chiaro che un modulo di riferimento potrò stabilirlo solo dopo quindici-venti giorni di ritiro. Io sono abituato a partire con una disposizione tattica e a non cambiare troppo nel corso del campionato, inoltre mi sembra che questa squadra abbia bisogno di certezze e non di dubbi. Tutti vorrebbero giocare un calcio alla Sarri ma non sempre è possibile, la cosa fondamentale è dare il 100% e lottare su ogni pallone. In tal senso un esempio da seguire sia l’Atletico Madrid, che magari non è bellissimo da vedere ma dove un campione come Griezmann corre dietro a tutti».

Gavetta col sorriso – «Gli addetti ai lavori sanno come sono andate le cose al Milan, io non devo dimostrare nulla a nessuno. Negli ultimi due anni sono stato felice, qualsiasi serie per me è come la Champions League: la mia dedizione, la voglia di fare e la cura per i particolari non cambiano. A Venezia arrivavo al campo alle 9 di mattina e me ne andavo alle 9 di sera, consapevole di dover essere il primo esempio per i giocatori e anche una sorta di psicologo per loro».

Rapporto con i giocatori – «Ho sempre cercato di essere me stesso, perché da giocatore ho seguito e apprezzato soprattutto gli allenatori che sono stati onesti con me, al di là della loro bravura. Il carisma devi costruirtelo giorno per giorno lavorando sul campo, il cognome Inzaghi può contare all’inizio ma poi non basta».

Via Verdi, ma la base è buona – «Ero stato messo al corrente della probabile partenza di Verdi, un ragazzo di talento che ho conosciuto quando ero al Milan e a cui auguro le migliori fortune. La base dell’organico è buona, a mio avviso ci sono giocatori che fin qui hanno reso sotto le aspettative ma che possono crescere molto, poi è chiaro che alcuni innesti serviranno. Da questo punto di vista la sintonia col direttore Bigon è massima e la società ha le idee chiare, ora serve solo un po’ di pazienza. Ai tifosi dico di stare tranquilli: il presidente ha passione, le ambizioni non mancano e la squadra verrà fatta. Anche io mi gioco tanto e ho bisogno del loro supporto, faremo il possibile per risvegliare l’entusiasmo della piazza. Non con le parole, che quelle se le porta via il vento, con i fatti sul campo».

Gestione dei giovani – «Ad alti livelli bisogna trovare una certa alchimia, il mix giusto, si vince con i vecchi tosti e i giovani bravi. Il Bologna mi ha chiesto di valorizzare i giovani presenti in rosa, e in tal senso il percorso fatto con gli Allievi e la Primavera del Milan mi ha dato tanto. È chiaro che quando si lancia un ragazzo serve pazienza da parte di tutte le componenti, stampa compresa, perché bisogna dargli continuità e anche la possibilità di sbagliare senza essere mangiato. Qui c’è questa filosofia e io la sposo in pieno».

Tranquillo in campo, scatenato in panchina – «In Lega Pro ho fatto il bravo (ride, ndr), quest’anno invece mi sono agitato di più e ho rimediato qualche espulsione. Devo migliorare, vivo ancora la partita come se fossi in campo ma purtroppo non è più così. Cercherò di stare calmo, soprattutto quando affronterò mio fratello Simone».

Derby con Simone e altre sfide affascinanti – «Io e mio fratello ci sentiamo sette-otto volte al giorno e parliamo solo di calcio e di tattica, ultimamente ci confrontiamo spesso sulle palle inattive e non so davvero cosa succederà quando ci sfideremo, proverò a raccontargli qualche bugia ma è sveglio e non penso ci cascherà (ride, ndr). Speriamo in un Bologna-Lazio alla prima di campionato, mi auguro che il sorteggio ci dia una mano. Simone è uno dei migliori allenatori in Europa e da lui c’è solo da imparare, poi quest’anno ritroverò anche Ancelotti e Gattuso, torneranno alla mente bellissimi ricordi».

Dare sempre tutto – «Non c’è un metodo migliore di un altro per prepararsi ad una partita, a me interessa arrivare al calcio d’inizio senza aver tralasciato nulla, curando ogni dettaglio e dopo aver dato il massimo per tutta la settimana. Poi si può vincere o perdere, si può anche sbagliare perché siamo umani, ma alla fine si esce comunque dal campo a testa alta e con la coscienza a posto».