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La promessa

Mihajlovic: “Sfida difficile ma stimolante, possiamo farcela. Saputo persona splendida, Destro per me può essere importante”

Di seguito, suddivise per argomenti principali, tutte le dichiarazioni rilasciate dal nuovo allenatore del Bologna Sinisa Mihajlovic oggi pomeriggio a Casteldebole, durante la sua presentazione ufficiale alla stampa.

Bologna, dieci anni dopo – «Bologna è una città splendida, sono stato qui dieci-undici anni fa e mi sono trovato molto bene. Se sono stato mandato via è per qualche incomprensione di cui non voglio più parlare, perché ormai è acqua passata. Non vedevo l’ora di ritornare sul campo, non ce la facevo più a stare a casa: la mia idea iniziale era quella di andare all’estero, ho anche avuto qualche contatto ma non sono mai arrivato ad un accordo. Alla fine è arrivata questa proposta e ho accettato volentieri, perché mi piacciono le sfide e credo fermamente che questa possiamo vincerla. Ho già visto giocare questa squadra, sono convinto ci si possa salvare e devono esserlo anche i giocatori. È vero, nell’ultima partita è stato toccato il fondo, ma per me non è necessariamente una cattiva notizia, significa che più in giù non si può andare e adesso bisogna risalire. Ora questi ragazzi hanno bisogno di lavorare sereni, e il mio compito sarà quello di infondere loro la giusta fiducia. Con i miei giocatori voglio un rapporto sincero e leale, che ci si dica le cose in faccia. Voglio parlare singolarmente con tutti, ho già avuto occasione di farlo con alcuni e breve arriveranno anche gli altri».

Ultimi giorni di mercato – «La società sa bene se c’è bisogno di intervenire e in quali ruoli, ne abbiamo già parlato. Purtroppo, per capire bene di che tipo di giocatori hai bisogno, devi avere anche il tempo di allenare i tuoi: solo così puoi renderti conto di cosa ti serve, magari ti accorgi che in una posizione che credevi fosse scoperta hai un giocatore già pronto, ma noi il tempo di fare queste valutazioni non lo abbiamo. Questo comporta anche il fatto che il range di scelta dei giocatori si restringe, perché non puoi prendere stranieri che avrebbero bisogno di tempo per adattarsi al campionato, né ragazzi che rientrano da un infortunio. Il mercato di gennaio è molto complicato, non tutte le squadre possono prendere Muriel, quella è l’eccezione. Devo fare con quelli che ho, magari scoprirò dei talenti. Mi ricordo che quando arrivai alla Sampdoria, la società considerava pochissimo Soriano: a me, al contrario, era subito sembrato forte, l’ho fatto giocare e lui ha risposto alla grande».

Crescita in panchina – «Rispetto a dieci anni fa è un po’ migliorato il mio carattere, ora prima di parlare conto fino a sei anziché fino a due, ma non so se arriverò mai fino a dieci (ride, ndr). Se guardo a questi anni, sono abbastanza contento della mia carriera e del lavoro fatto, l’unico dispiacere è quello di essere arrivato in certe squadre nel momento sbagliato. Solo di una cosa sono sicuro, è un dato: ho sempre fatto meglio dell’allenatore che ho sostituito, e chi mi ha rimpiazzato ha sempre fatto peggio».

Caos a Lisbona – «Io avevo firmato un contratto di tre anni con lo Sporting, poi è cambiato il presidente e il nuovo arrivato mi ha esonerato per fare un dispetto al suo predecessore. Mi ha fatto male, ero andato là con i migliori propositi».

Saputo, presidente fuori dal comune – «L’a.d. Fenucci mi ha telefonato per saggiare la mia disponibilità e ci siamo subito trovati d’accordo. Ieri ho conosciuto anche il presidente Saputo, e devo dire che è davvero un grande uomo. Me ne avevano parlato tutti benissimo, ma non pensavo fosse una così bella persona, non avevo mai conosciuto un presidente così. Se per caso non dovessimo salvarci, mi dispiacerebbe in primis per lui. Renderlo felice è uno stimolo in più per fare bene».

Difesa a quattro – «Questa squadra può fare il 4-3-3 ma anche il 4-2-3-1, non è importante, quello che conta è che la mia sia una squadra coraggiosa, che pressa e va a recuperare la palla. Il calcio mi diverte solo così e quindi lo gioco così, accettando i rischi. So che la squadra è stata costruita per giocare con la difesa a tre e i laterali sono più quinti di centrocampo che terzini, ad eccezione di Dijks, ma le mie idee di partenza sarebbero queste».

Duttilità e personalità – «Soriano può fare l’interno ma anche il trequartista, e non è l’unico a poter ricoprire più ruoli. La nostra squadra può cambiare in corsa senza fare delle sostituzioni, anche in base a chi ci troviamo davanti, ma per me è fondamentale pensare a noi stessi, fare il nostro gioco e non adattarci a quello degli avversari».

Calci piazzati – «A poter calciare i piazzati ci sono Pulgar, Sansone e Orsolini, e non sono, per niente male. Se penso alla mia esperienza a Torino, solo Ljajic era in grado di batterli. Se a questo ci aggiungiamo che i difensori sono ben strutturati, certamente dovremo lavorare tanto sulle palle inattive, perché possono diventare una risorsa».

Affetto speciale – «I tifosi spero che ci appoggeranno, ma dovremo meritarcelo noi giocando ogni partita per vincere e scendendo in campo con convinzione. Conosco questa piazza, è affettuosa ed è sempre rimasta accanto alla squadra anche dopo le sconfitte».

Bologna di ieri e di oggi – «Adailton era un fenomeno in allenamento, poi lo mettevi in campo e sembrava suo fratello (ride, ndr). Con Marazzina non avevo problemi, era lui ad averne con me. Non giocava spesso, ma era forte. Di Vaio quell’anno ha fatto 24 gol giocando da solo, per lui è stato un grande anno. Qualitativamente, comunque, questa squadra è molto meglio».

Destro, conto su di te – «Ho parlato oggi con Mattia, per me è incredibile che un giocatore con le sue qualità non giochi. Gli ho detto quello che mi hanno riportato sul suo conto, e che per me sarebbe un giocatore importante, ma dipende tutto da lui. Ho anche aggiunto che ora quello che mi hanno fatto sapere su di lui non mi interessa, mi baserò solo sul nostro rapporto. Lui mi ha risposto che nessuno gli aveva mai detto certe cose: non so con chi avesse parlato fino ad oggi… (ride, ndr). Se mi farà vedere che ha voglia, per me sarà titolare fisso. Oggi l’ho visto un po’ indietro fisicamente, non deve mollare e arrivare in forma ai prossimi impegni. Deve smettere di cercare scuse, perché se non trova spazio è solo colpa sua. Dovrà capire che tutto quello che gli dirò sarà per il suo bene, ma anche che posso aiutarlo fino a un certo punto, perché è lui il primo a dover aiutare se stesso».

A San Siro senza paura – «Per noi d’ora in poi sono tutte partite importanti, dobbiamo preparare ogni partita allo stesso modo. Certamente a Milano contro l’Inter sarà difficile, ma loro stessi non possono pensare che sarà una passeggiata. Giocano in un ambiente in cui sono fischiati appena sbagliano un passaggio, dovremo riuscire ad approfittarne. Dobbiamo cambiare rotta e mentalità, come prima cosa voglio vedere il giusto atteggiamento e una buona prestazione, perché so che so che i risultati vengono di conseguenza».

Tutti importanti, non solo il capitano – «Non ho mai deciso io chi fa il capitano, hanno sempre scelto la squadra o la società. Posso dire che nelle squadre in cui ho giocato non ero quasi mai capitano, ma venivo ascoltato più io di chi aveva la fascia».