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Presentazione ufficiale di Ádám Nagy

Nagy si presenta: “Chiamatemi Ádám, mi ispiro a Busquets e vado sempre in campo per vincere”

21 anni di personalità, maturità e lucidità. Dentro e fuori dal campo. Fin qui la più bella sorpresa dell’estate rossoblù, se così può essere definito un ragazzo che ha appena disputato un Europeo di altissimo livello con la propria Nazionale, è senza dubbio l’ungherese Ádám Nagy, presentato ufficialmente questo pomeriggio nel ritiro di Castelrotto. Ad introdurlo il club manager Marco Di Vaio, che ha speso per lui parole davvero importanti: «Nagy è l’ottavo ungherese della nostra storia e va a proseguire una tradizione molto importante. Già tre-quattro mesi prima degli Europei ce lo segnalò un procuratore amico (Oscar Damiani, ndr), e lo stesso Bigon al suo arrivo qui lo aveva ai primi posti nella sua lista degli obiettivi da raggiungere. È uno degli under 21 più interessanti in circolazione, un centrocampista duttile, veloce di testa, lucido e dinamico, di grande prospettiva e con tanta voglia di apprendere e migliorare, speriamo si adatti subito al nostro campionato e ci aiuti a proiettare questa squadra nel futuro. Durante Euro 2016 si è messo in luce da protagonista e su di lui c’erano diversi grandi club come Benfica e Marsiglia, lo abbiamo strappato ad una concorrenza agguerrita e ne andiamo fieri, Riccardo e il suo staff sono stati veramente bravi. Pensate che anche il giorno della firma a Casteldebole al suo agente è arrivata un’altra proposta di contratto (dal Palermo, ndr), ma anche grazie alla correttezza del suo entourage oggi Ádám è un giocatore del Bologna. A lui va il nostro più grande in bocca al lupo».
E allora eccole qui le dichiarazioni del nuovo gioiellino rossoblù, rilasciate con estrema chiarezza in un inglese quasi perfetto nella sala stampa del Centro Sportivo Laranza.

Perché il Bologna – «Dopo gli Europei ero triste perché sapevo che avrei lasciato la squadra in cui sono cresciuto, ma nel contempo emozionato di iniziare una nuova avventura. È stato un onore ricevere le proposte di tanti club prestigiosi, alla fine ho scelto il Bologna perché ritengo questa piazza lo step giusto per la mia maturazione calcistica. Avrò la possibilità di giocare in un calcio molto tattico come quello italiano, e di lavorare con uno staff di alto livello».

Pronuncia del cognome – «La lingua ungherese è complicata, ci sono varie lettere difficili da pronunciare, la pronuncia corretta è Noji, con la i finale quasi muta. Comunque non c’è problema, chiamatemi Ádám e facciamo prima (sorride, ndr)».

Lajos Detari – «Lo conosco, ho sentito spesso parlare di lui, sapevo dei suoi trascorsi nel Bologna».

Obiettivi personale e di squadra – «Voglio far vedere il prima possibile cosa so fare, rendendomi utile alla squadra nell’undici iniziale o subentrando. Quando mi intervistavano prima degli Europei dicevo spesso che il mio obiettivo con l’Ungheria era quello di vincere il torneo, e poteva sembrare una dichiarazione divertente o ridicola. Quando entri in campo, però, il tuo unico obiettivo deve essere quello di vincere, e la stessa cosa voglio fare a Bologna».

Ruolo e caratteristiche – «Sia in Nazionale che nel Ferencváros ho giocato soprattutto come centrocampista davanti alla difesa in un 4-3-3, ma mi piace giocare anche come numero 8. Devo però crescere sul piano della propensione offensiva, quindi per ora mi vedo meglio da numero 6, in mediana».

Aspetti da migliorare – «Devo migliorare in fase d’attacco, quando ho la palla tra i piedi i difensori devono andare in apprensione per un mio possibile assist. Come ho detto prima, la Serie A è un campionato molto tattico ma anche tecnico e fisico, e anche su quest’ultimo piano dovrò crescere parecchio».

Donadoni come guida – «Certamente mi potrà aiutare tanto, ho già parlato varie volte con lui e gli ho detto di segnalarmi ogni cosa che non va e che posso migliorare. Penso che la sua presenza sarà fondamentale per la mia maturazione».

Percorso scolastico – «Ho seguito un percorso di studi classico, dalle elementari fino al liceo. Le mie materie preferite erano quelle scientifiche, matematica e fisica».

Rapporto con l’Italia – «Da piccolo sono venuto in Italia, precisamente a Milano, per disputare alcune partite, ma in vacanza non ci sono mai stato».

Ambientamento nel gruppo – «Tutti i compagni si stanno dimostrando molto gentili, sono stato accolto benissimo. AI più esperti bisogna portare rispetto, ma poi sono i primi ad aiutare noi giovani quando c’è un problema. Mentre raccoglievo informazioni sul Bologna ho capito subito che questa squadra e questa società sono una grande famiglia».

Squadra preferita e idoli – «Non ho mai avuto una squadra del cuore, se devo dirne due che seguo con particolare attenzione cito il Barcellona e il Bayern Monaco, soprattutto per il loro gioco basato sul possesso palla. Ammiro molto Sergio Busquets, è un po’ il mio modello sul piano tattico, ma anche altri grandi centrocampisti come Xavi, Iniesta e Xabi Alonso».

Nessun timore – «So che i tifosi del Bologna sono molto appassionati, ci sarà pressione ma questa è una cosa bella, una motivazione in più per riuscire ad esprimere le mie qualità».