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Poli: “Per questa squadra voglio essere una guida, con o senza fascia. Bologna merita di più ma non a parole, con i fatti”

La conferenza stampa odierna al centro sportivo Pineta di Pinzolo ha visto come protagonista Andrea Poli, uno dei leader indiscussi del Bologna. Reduce da una stagione positiva sul piano personale ma offuscata dallo scarso rendimento della squadra, il centrocampista ex Milan ha ritrovato in panchina Filippo Inzaghi e ha già iniziato, insieme agli altri veterani, a indicare la strada giusta ai tanti nuovi arrivati. In attesa di capire se sarà proprio lui a indossare la fascia da capitano. Ecco tutte le sue dichiarazioni, suddivise per argomenti principali:

Vacanze negli Stati Uniti – «È stato un viaggio particolare, emozionante, pieno di emozioni, colori e scenari unici. La vastità di alcuni spazi, come ad esempio nello Utah, è incredibile, e solo andando in quei luoghi puoi percepirla. Ho percorso tante miglia in macchina ma nel contempo ho ricaricato le batterie, ne avevo bisogno».

Si riparte – «Il clima è molto positivo, in queste due settimane abbiamo lavorato bene, stiamo mettendo benzina nelle gambe per tutta la stagione. È cambiato lo staff tecnico e sono arrivati tanti giocatori nuovi, il ritiro è fondamentale per conoscersi meglio e fare gruppo, e anche in tal senso le sensazioni sono buone».

Uno dei capitani – «Indipendentemente dalla fascia, che senza dubbio è un onore e un prestigio, nel corso della mia carriera e anche nella vita quotidiano sono una persona abituata a prendersi le proprie responsabilità. Certo, la fiducia dei tifosi (in un recente sondaggio Poli è risultato il preferito come nuovo capitano, ndr) fa molto piacere ed è uno stimolo in più, ma in ogni caso cercherò di dare il massimo per la maglia e per essere una guida e un esempio all’interno dello spogliatoio».

Di nuovo con Pippo – «Il mister l’ho avuto al Milan in un anno un po’ sciagurato, vivevamo in un contesto molto difficile e piano di problemi che però ora preferisco non elencare, fanno parte del passato. Sicuramente gli va dato il merito di essersi rimesso in gioco, ripartendo dalla C e facendo due ottimi campionati a Venezia, sfiorando addirittura la Serie A. È un signore che in carriera ha vinto tutto, eppure dopo un momento difficile si è rimboccato le maniche e ne è uscito alla grande, non è da tutti. L’ho ritrovato molto carico e con quel carisma speciale che aveva anche da giocatore, riesce subito a trasmettere voglia, passione ed entusiasmo».

Volti nuovi – «Sono arrivati tanti giocatori stranieri e il compito principale di noi veterani è quello di facilitare il loro ambientamento nel nostro campionato, sicuramente più difficile soprattutto sul piano tattico. Svanberg è una mezzala con doti tecniche e fisiche molto buone, Dijks un esterno di passo e qualità che rappresenta bene la scuola olandese, palla a terra e velocità, Santander invece faccio ancora fatica a giudicarlo perché ha iniziato a lavorare in gruppo solo pochi giorni fa».

3-5-2 promosso – «Il 3-5-2 mi piace molto e lo trovo adatto alle mie caratteristiche. È un modulo di ragionamento, bisogna essere bravi a leggere determinate situazioni, a cercare spazi per far male agli avversari. Credo di poterlo interpretare bene, voglio essere ancora più decisivo».

Eventuali alternative tattiche – «Ci stiamo focalizzando esclusivamente sul 3-5-2, che necessita di molta applicazione, di eventuali accorgimenti tattici o alternative dovrà essere il mister a parlarne. Ovvio che tutto diventerà più semplice in caso di risultati positivi, e anche la fatica si sentirà meno».

Più concorrenza dello scorso anno? – «Queste sono normali dinamiche di spogliatoio, cose che nel calcio esistono da sempre, io gioco in Serie A ormai da diversi anni e non ho mai avuto il posto garantito, in ritiro nessun allenatore è mai venuto a dirmi: “Tu avrai il posto assicurato al 100%”. La maglia e la guadagni col sudore, l’impegno e la qualità degli allenamenti».

Difensore di Donadoni – «Difficilmente in carriera ho riversato colpe su un allenatore, è la mia filosofia e non la cambierò, guardo soprattutto a me stesso e sono molto autocritico. Se gioco male sono il primo che lo capisce e se ne rammarica, se invece gioco bene non mi siedo e cerco di migliorare ancora. Non bisogna mai dimenticare che i giocatori sono quelli che vanno in campo, sono pagati bene e hanno tante responsabilità nei confronti dei tifosi».

Onorare la maglia – «Sognare va benissimo, perché a livello di ambizione ogni giocatore deve sempre puntare al massimo, l’importante è non fare troppi voli pindarici e dare sempre tutto sul campo. Questo concetto è quello che più di tutti stiamo cercando di trasmettere anche ai nuovi arrivati, non bisogna mai mollare e remare tutti nella stessa direzione. La storia del Bologna non va mai dimenticata, così come l’affetto che i tifosi ci hanno sempre dato anche nei momenti più difficili, sia il club che la piazza meritano di più. Le parole, però, trovano il tempo che trovano, a parole siamo tutti bravi: contano i fatti».