Sabatini:

Sabatini: “Bologna, sei la mia sfida finale, la mia bolla di gioia. Mihajlovic un’assicurazione sulla vita, vogliamo costruire una squadra che accenda la fantasia”

Più che una conferenza stampa di presentazione, un vero e proprio show, un travolgente mix di esperienza, competenza, genuinità e simpatia. Signore e signori, direttamente da Casteldebole, il nuovo coordinatore delle aree tecniche di Bologna e Montreal Impact, mister Walter Sabatini…

Bologna, ti volevo – «Qualcuno ha rilevato il fatto che indosso la cravatta: oggi per me è un giorno di festa, ho deciso di vivere dentro una bolla di gioia e Bologna è la scelta migliore, una scelta fortemente voluta, la piazza perfetta per vivere e celebrare qualche successo sportivo. Sono veramente orgoglioso e soddisfatto di essere qui, Saputo è stato molto generoso con me definendomi ‘leggenda’ ma soprattutto chiamandomi a lavorare per lui. Chi mi definisce ‘guru’ è un amico e quindi lo ringrazio per l’affascinante appellativo, ma il guru è un personaggio che sconfina nell’esoterico, nel mistico, nello spirituale, mentre io sono un epicureo convinto, amo le cose plastiche e tangibili della vita».

Esaltato dai rossoblù – «La cavalcata del girone di ritorno è stata fantastica e l’ho seguita quasi come un tifoso, mi sono sentito partecipe di questo dirompente percorso sportivo. Ho già detto a Mihajlovic che se riusciremo a trasformare lo straordinario in normale saremo già a metà dell’opera e il Bologna avrà davanti a sé una strada eccezionale».

Società di alto livello – «Sono tranquillo e soddisfatto perché ho trovato un’organizzazione importante e una grande partecipazione da parte di tutti. Abbiamo a disposizione una banca dati eccezionale che io stesso faccio fatica a seguire: su ogni giocatore che ho sottoposto a Bigon ho ricevuto un resoconto dettagliato in pochi secondi, questo vuol dire che qui si è lavorato molto duro negli ultimi anni».

Il climax della carriera – «Questa per me è la sfida finale. È un po’ melodrammatica come definizione, me ne rendo conto, ma a livello emotivo la sento così: non voglio più andare in giro a cercare cose, voglio ottenerle qui e voglio ottenerle subito».

Bigon, Di Vaio e l’ambiente di lavoro – «Voglio che chiunque parli con me si senta a suo agio. Per esempio, io in testa ho sempre tantissime cose (mostra un foglio pieno zeppo di nomi, appunti, idee, ndr) e Bigon sta funzionando come un catalizzatore, indirizza nel modo giusto la mia follia (ride, ndr), anche per questo lo rispetto tantissimo. Io sono stato l’uomo più insultato del continente e so cosa significa lavorare quando le cose quando vanno male, capisco bene cosa ha vissuto Riccardo nella prima parte di stagione. Per quanto concerne la struttura scouting del club, non ho intenzione di toccarla, e Di Vaio lavorerà a stretto contatto con me: ha la sensibilità giusta per visionare e scegliere i giocatori».

Bologna, Impact e non solo: rete internazionale – «Con Suning le cose non sono andate bene perché ho avuto fretta di fare tutto subito, mentre coi cinesi serve più calma, su alcune cose non eravamo in sintonia. Ma l’idea di un network internazionale ce l’ho da tempo e credo che qui si possa realizzare, c’è la volontà della proprietà e, permettetemi di dirlo, ci sono le nostre competenze. Vogliamo creare un percorso in cui i giocatori vengono pescati nelle accademie e portati in Europa attraverso alcune società, sempre mantenendo il Bologna e i Montreal Impact al vertice di tutto. Se i ragazzi crescono in ambienti funzionali maturano più in fretta, inoltre creando una sorta di mercato parallelo di calciatori avremmo la possibilità di sostenere economicamente e dunque rinforzare la Prima Squadra attraverso di esso, senza cedere i pezzi migliori: è un obiettivo che vogliamo e possiamo raggiungere».

Totti a Casteldebole? – «No, non siamo tra i club che gli hanno fatto un’offerta. E preferisco non commentare le dichiarazioni di Francesco perché già in passato, quando ho parlato della Roma, sono stato equivocato: oggi si parla solo di Bologna».

Diverso da Corvino – «Mi aspetto la mia bolla di gioia, la mia felicità, che non può prescindere dai risultati: metterò a disposizione del Bologna tutta la mia capacità lavorativa. Pantaleo aveva le sue abitudini e non le discuto, io sono pronto ad affrontare le cose in un’altra maniera».

No smoking – «Quanto mi manca fumare… Adesso me ne starei qui a fumare due o tre sigarette mentre ascolto le vostre domande, sarebbe anche un modo per controllare meglio l’ambiente (ride, ndr). Ma ho smesso, ho fatto un patto con mio figlio».

Saputo e le proprietà straniere nel calcio – «Invocare il padrone sul posto di lavoro, dire che tutti correrebbero di più, è un luogo comune. Non è vero, o quantomeno non dovrebbe essere così. E io di patron che ‘spegnevano la luce’ al centro tecnico ne ho conosciuti, come Lotito a Formello. Penso che una società debba avere al suo interno professionalità e sensibilità che non obblighino un presidente ad essere sempre presente. Con Saputo sono andato a pranzo tempo fa e ci siamo piaciuti subito, o almeno io posso dire che lui a me è piaciuto molto: umiltà, idee chiare, grandissima educazione, non voglio fare il ruffiano ma posso affermare con certezza che è davvero un grande presidente».

Polizza Sinisa – «Mihajlovic sarà determinante. Ha una prerogativa che non è di tutti gli allenatori: dà delle scariche di adrenalina ai giocatori che li ribalta. Lo ha già dimostrato quest’anno, trasformando dei calciatori giudicati come modesti, ridando loro dignità e forza e modificando i giudizi sull’operato della società. La sua permanenza a Bologna è un’assicurazione sulla vita per tutti noi: Sinisa accompagnerà verso il futuro e il successo tutti quelli che arriveranno, e ne arriveranno, giovani e meno giovani. La rosa avrà delle integrazioni in ogni reparto ma non sarà stravolta, c’è già un piano per fare le cose in una certa maniera».

Orsolini punto fermo – «Vogliamo assolutamente tenerlo, domani scadono i termini per il riscatto e stiamo già rinegoziando il contratto con il suo procuratore Di Campli, metteremo tutto a posto».

Pulgar e… Tomiyasu – «Pulgar ha segnato di testa in Coppa America, avete visto? E chi lo marcava, il nostro giapponese (risata generale, ndr)? Sicuramente no, Tomiyasu è infallibile, nell’occasione non aveva colpe dirette. Non so se possiamo già annunciarlo (si gira verso Fenucci, ndr), chiedo a Bigon (presente in fondo alla sala, ndr): Riccardo, è ufficiale? Scherzi a parte, è un’ipotesi. Riguardo a Pulgar, di lui come di altri ne parleremo giovedì con Mihajlovic, ma crediamo che Erick sia senza dubbio tra gli elementi da cui il mister vuole ripartire, quindi cercheremo di gestire al meglio la negoziazione. In generale, sul mercato non vogliamo passare per tonti e non saremo tonti».

Bologna di ieri, di oggi e di domani: vietato non sognare – «Il mio pallino di Bologna arriva dalla sua storia, che ho studiato con attenzione, e soprattutto da quella squadra che giocava come in Paradiso. Negli anni Sessanta, pur da tifoso del Milan, seguivo i rossoblù perché erano la mia ancora di salvezza per battere l’Inter. Sapevo tutto, anche di quando Gino Villani chiamava a raccolta i tifosi col megafono fuori dalla merceria. E poi Bernardini era la mia luce, un uomo di un carisma straordinario che ho avuto la fortuna di conoscere a Coverciano. Ormai lo avrete capito, sono un romantico del calcio, quando parlo di cose plastiche parlo del pallone di cuoio con le cuciture che si usava una volta, della punizione di Fogli che finisce nell’angolino, del taglio e della girata mancina di Nielsen. Nella vita ho sempre combattuto, poco tempo fa sono stato circa un mese a contatto con l’aldilà e al mio risveglio mi sono detto: voglio fare tutto e subito. E per prendermi queste cose ho scelto Bologna. Voglio che la squadra ottenga i risultati giocando bene, voglio che la gente si diverta e vada di corsa allo stadio, voglio portare qui giocatori con qualità straordinarie che possano accendere la fantasia e magari anche qualche illusione».

Destro, non è ancora detta l’ultima parola – «A Mattia ho voluto un bene esagerato. Lo prendemmo a 22 anni pagandolo abbastanza e fu un’operazione perfetta, in giallorosso segnò 25 gol in 40 partite. Di quello che è successo a Bologna me ne vergogno, per così dire, perché ha perso slancio, cattiveria e fiducia, non è stato più lo stesso giocatore. Vorrei rivedere in lui la gioia di segnare gol importanti come quello al Sassuolo, anche se poi esultando si è infortunato. Certamente non lo butteremo via e lo gestiremo nel miglior modo possibile: ci fideremo delle valutazioni e delle decisioni di Mihajlovic, il mister ha le chiavi di casa».

Una squadra alla Sabatini – «Non chiederemo all’allenatore di centrare per forza l’Europa, gli chiederemo di lottare fino in fondo per ottenere qualcosa, è questo il nostro obiettivo primario. All’ultimo istante un obiettivo può essere conquistato o sfumare, ma la cosa che non mi piace sono le gerarchie stabilite a priori. La malattia del calcio di oggi è l’assuefazione: i giocatori leggono o ascoltano certe cose e si convincono di avere un determinato valore, se tutti dicono che sono da ottavo-nono posto si accontentano di quello. Peraltro a livello nazionale si parla troppo poco del Bologna, e questa cosa mi infastidisce. Io voglio una rivoluzione culturale, voglio giocatori che non accettano i giudizi altrui e si forgiano da soli un’idea alternativa. In tal senso, con Mihajlovic c’è grande intesa».

Lyanco e le aspettative sul mercato – «L’allenatore contava sulla conferma di Lyanco ma ci siamo resi conto in fretta che non si poteva tenere, quindi ogni altra scelta all’apparenza sarà al ribasso: del resto, se ti abitui ad allenare un giocatore molto forte, quando lo perdi ti viene una piccola crisi depressiva. Ma il calcio è così, magari poi scopri di averne comprato uno ancora più bravo e vai a finire nell’esaltazione. In tutti i modi sappiate che io sono qui, se eventualmente ci sarà da trovare un colpevole non mi tirerò mai indietro».

Trattative in uscita – «Ci stiamo lavorando, ce ne sono diverse da fare e tanti procuratori con cui parlare, uno sta per arrivare anche adesso. Il tempo corre in fretta, l’ultima partita di campionato sembrava ieri e adesso siamo già dentro una nuova stagione».

Montreal ti aspetta – «I medici mi hanno detto di stare calmo, quindi troppi viaggi non ne farò. Certamente non sbarcherò in Canada in inverno o mi dovrebbero riportare indietro in condizioni critiche (ride, ndr). È chiaro però che voglio andare anche lì, senza dubbio».

Walter il bolognese – «Voglio vivere in un residence, non voglio problemi con lenzuola e asciugamani (ride, ndr). Però voglio stare in una zona centrale, avere sotto casa le edicole e i bar. Sì, anche le edicole, perché nonostante tutto amo il cartaceo (ride, ndr). Voglio essere un uomo di Bologna ed essere riconosciuto come abitante di Bologna, non come dirigente».

To be continued… – «Per oggi è tutto, ci incontreremo e litigheremo più avanti (ride, ndr)».