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Santander: “So cosa significa giocare per vincere, Inzaghi può mettermi dove vuole e io cercherò di segnare comunque”

È il primo attaccante paraguaiano nella storia ultracentenaria del Bologna: solo Roque Santa Cruz fu vicinissimo a vestire i colori rossoblù, poi però non se ne fece nulla. Federico Santander, un passato tra Guaranì, Tolosa, Racing Avellaneda, Tigre e Copenhagen, si è raccontato questo pomeriggio in conferenza stampa nel ritiro di Pinzolo. Di seguito le parole del delantero sudamericano:

Giocare per vincere – «Vengo dal Copenhagen, un club esigente, là ho disputato sia la Champions che l’Europa League: so cosa significa giocare per vincere. In Italia non sono arrivato prima per vari motivi, feci una settimana in prova alla primavera dell’Inter dopo un torneo di Viareggio ma fui scartato. Poi ho debuttato in Francia col Tolosa, l’adattamento però non fu facile e quindi tornai in Paraguay».
 
Bologna città tranquilla ma esigente – «Antonsson mi ha raccontato delle ambizioni e degli obiettivi del club, che sono molto chiari. Mi ha descritto Bologna come una città bellissima, ideale per la famiglia e per giocare a calcio. Mi ha anche parlato del tifo, che ti fa stare molto tranquillo ma allo stesso tempo è molto esigente il giorno della partita. Ho due figli e una moglie che mi raggiungerà dopo il ritiro, ma non ho ancora deciso dove staremo».
 
Caratteristiche − «Ormai mi conosco bene, sono un attaccante molto forte in area di rigore, la mia caratteristica principale è il colpo di testa e giocare per la squadra anche in fase di non possesso. Inzaghi era un mio idolo quando era al Milan, può mettermi dove vuole e io cercherò di segnare comunque. All’inizio della carriera ero un ‘volante’, l’uomo davanti alla difesa, poi si fece male una punta e mi misero davanti: feci due gol e non mi tolsero più da lì. Sono cresciuto col mito di Ronaldo ‘il Fenomeno’, e poi di Ibrahimovic».
 
Una settimana a parte – «I medici mi tengono a parte per evitare che la ferita prenda colpi. L’operazione era programmata da tempo e mi sento già bene, non avverto dolore e a fine della prossima settimana potrò aggregarmi alla squadra. L’infortunio alla tibia è passato da un anno, in quel momento ho avuto paura di non trovare più grandi chance di mercato ma è stato un timore che è passato subito. Riprendendo a giocare mi sono accorto che il male alla gamba era sparito ed ero sempre più forte, poi è arrivata la chiamata del Bologna».