Saputo:

Saputo: “Verdi e Di Francesco restano, trattiamo il rinnovo con Donadoni. Dalla squadra mi aspettavo di più, per lo stadio ho trovato grande disponibilità”

Sorridente, positivo, determinato e sicuro di sé. Oltre un’ora di conferenza stampa, tutta in italiano con qualche piccola precisazione in inglese, per commentare una stagione non proprio esaltante e proiettarsi già verso il futuro, fra società, squadra, mercato e stadio. Senza mai dimenticare i tifosi rossoblù e le loro aspettative. Di seguito, suddivise per argomenti principali, tutte le dichiarazioni rilasciate questa mattina al Dall’Ara dal patron del Bologna Joey Saputo.

Introduzione, bilancio della stagione e messaggio ai tifosi – «Quando vengo qui durante l’anno non parlo spesso con i giornalisti non perché non voglio, ma perché a Montreal sono abituato a fare una conferenza stampa all’inizio della stagione e una alla fine per tirare le somme. Lo scorso anno ci eravamo posti gli obiettivi di mantenere la categoria, possibilmente facendo meglio del campionato precedente, e di far crescere i nostri giovani. L’obiettivo più importante, la salvezza, è stato raggiunto. Inoltre, molti ragazzi sono maturati e sono pronti per dare un contributo più importante alla squadra. Rispetto al 2015-2016 non siamo riusciti a raggiungere risultati importanti contro i club di prima fascia, e il nostro problema principale è stata la continuità, abbiamo alternato buone prestazioni a partite in cui abbiamo fatto male. Per fare meglio in futuro dobbiamo partire dalle nostre lacune e continuare a crescere, a mio avviso questa rosa ha ampi margini di miglioramento e andremo ad aggiungere giocatori che la rendano più competitiva. Ci tengo a ringraziare i tifosi, che ci sono sempre stati vicini anche nelle giornate più difficili, li apprezzo tantissimo perché vogliono veramente bene al Bologna. Capisco che vogliano una squadra più forte, che possa arrivare ad un livello più alto, ma come imprenditore devo ragionare su tempistiche più lunghe. Ho sempre parlato del progetto in modo chiaro e trasparente, stiamo facendo grandi sforzi per costruire una solida base, pian piano vogliamo far tornare grande il club ma non cambierò la mia idea, dobbiamo realizzare questo piano nei tempi giusti».

Donadoni, si va verso il rinnovo – «Il mister ha un contratto fino al giugno 2018 ma per me la continuità è molto importante. Come società abbiamo già parlato con lui circa gli obiettivi e i traguardi da raggiungere, lui ha sposato il progetto e ci crede fermamente, quindi stiamo lavorando insieme per poter allungare questo contratto. Oggi non ho ancora nulla da annunciare in merito, ma sia io che i dirigenti siamo contenti del suo lavoro e la direzione presa è quella che porta al rinnovo».

Presidente, lei si è divertito quest’anno? – «È stata una stagione difficile, ci è mancata un po’ di consistenza nel gioco e abbiamo perso troppi punti negli ultimi minuti. Nel complesso pensavo di avere una squadra migliore di quello che invece abbiamo visto sul campo, mi aspettavo di più. In generale ho sofferto abbastanza, ma anche perché io sono fatto così, non riesco a guardare una partita senza sofferenza, che siano gli Impact o il Bologna».

Sinergia Bologna-Montreal – «I piani delle due realtà sono e continueranno ad essere differenti, se poi a volte potremo lavorare insieme ne sarò ben contento, ma non farò mai del male ad un club per favorire l’altro. Il caso Dzemaili è stato particolare: lui ha sposato fin da subito il progetto MLS ed è venuto a Bologna un anno per dimostrare in primis a se stesso che poteva ancora giocare ad alti livelli. Al momento non vedo giocatori degli Impact pronti per il salto nella Serie A italiana, in futuro speriamo di sì».

Crescita graduale fra sogni e realtà – «Avevamo stabilito un piano di cinque anni, nelle prossime stagioni potremo investire un po’ di più per cercare di crescere. L’anno prossimo avremo nove milioni di ricavi in più, e l’obiettivo è sempre quello di far crescere il fatturato. È però molto importante distinguere la passione dalla razionalità, perché la passione non può guidare le scelte a lungo termine. Sarebbe facile venire qui spendere un sacco di soldi, stancarmi e andare via, io preferisco avere la razionalità. Abbiamo un monte ingaggi alto rispetto alla posizione in classifica ma fa parte del processo di ricostruzione. Accetto questa cosa, stiamo lavorando perché questo ci assicuri una crescita. Tra massimo quindici anni mi immagino un Bologna con uno stadio ristrutturato e una Serie A con nuovi criteri per la ripartizione dei diritti televisivi: così potremo finalmente sognare. Senza questi requisiti non si può sognare troppo in grande, e per grande intendo lo scudetto. Se a breve potremo vivere una stagione come quella dell’Atalanta? È bello sognare, ma per bisogna essere realisti e ricordarsi che molti club della nostra fascia hanno iniziato a lavorare in un certo modo diversi anni prima di noi».

Mercato: Verdi e Di Francesco non si toccano – «Non dirò mai quanto voglio spendere, ma posso dire che so di cosa c’è bisogno e dove vogliamo andare. Ho già parlato con Fenucci e Bigon, abbiamo i mezzi per portare avanti il progetto e colmare le lacune mostrate quest’anno. Se abbiamo la forza di tenere Verdi e Di Francesco? Sì. Voglio che continuino a crescere qui: non partiranno. Lo so, dovremo rimpiazzare i gol di Dzemaili e ci stiamo lavorando. A Montreal c’è stata l’opportunità irripetibile di Drogba, ma non è vero che qui non potranno mai arrivare top player come lui. Se c’è un giocatore forte che rientra nel progetto lo prendiamo. Destro? Abbiamo fatto un grosso investimento su di lui, ha il potenziale per essere un top player, bisogna avere pazienza e noi ce l’abbiamo».

Restyling del Dall’Ara, lavori sulle aree circostanti e questione Cierrebi – «Sul nuovo stadio ho trovato che sia più facile lavorare qui che a Montreal, parlo in termini di disponibilità. Vedo che c’è la volontà di farlo, sarà attorno ai 25 mila posti ma forse anche di più (“Stiamo valutando alcuni aspetti amministrativi ‒ spiega l’a.d. Claudio Fenucci ‒ in accordo con la legge 147 sugli stadi. La risposta definitiva sulla capienza la daremo a progetto ultimato, dobbiamo considerare che già ora abbiamo l’ottavo pubblico d’Italia e speriamo che in futuro questi numeri possano crescere”). L’operazione è molto complicata sia dal punto di vista tecnico che economico. Stiamo costituendo una joint venture con il gruppo Maccaferri con il quale lavoreremo anche sul Cierrebi, che è un’operazione di riqualificazione per la città e che tornerà a essere un bene pubblico, uno dei poli della città dello sport. Ci saranno poi un supermercato e una città della moda, e a proposito di quest’ultima posso dire che sono sereno perché ritengo i nostri partner molto affidabili. Speculazioni sul Cierrebi? Fare profitti per poi reinvestirli rappresenta un bene per la comunità (“A lavori inoltrati ‒ ha aggiunto Fenucci ‒ dovremo trovare uno stadio dove giocare, come Modena o Ferrara, oppure realizzare uno stadio temporaneo in città, ipotesi che non escludiamo a priori ma che per via delle leggi sulla sicurezza potrebbe risultare troppo costosa. Lavoriamo comunque per far giocare il Bologna meno di un anno fuori dal proprio stadio, e l’antistadio resterà a vocazione sportiva. Siamo ancora nei tempi che ci siamo dati per la presentazione del progetto e per l’inizio dei lavori, subito dopo l’Europeo Under 21 del 2019”)».

Lino Saputo e i soci di minoranza allo stadio – «Mio papà era presente perché quando è in Italia e gioca il Bologna viene sempre volentieri. I soci di minoranza, oltre che per il CdA, li ho invitati perché ritenevo quella contro la Juventus una festa più che una partita, con loro già campioni e noi già salvi, mi sembrava l’occasione giusta per portarli in città e fargli toccare con mano quello che abbiamo realizzato negli ultimi mesi, a partire dal rinnovamento del centro tecnico. La loro soddisfazione e il loro parere per me conta molto».

Avanti con Fenucci – «Ho sempre lavorato senza badare troppo ai contratti dei miei amministratori. Non ho bisogno di un contratto: se Fenucci sta bene qui può rimanere finché vuole (e lo stesso Fenucci conferma: “Ho trovato una situazione che giudico ideale per i rapporti con la proprietà, la dirigenza e la città, vorrei portare avanti questa esperienza per molto tempo”). Io sono contento del suo lavoro, quindi non vedo perché non proseguire insieme».

Totti agli Impact? – «No, non penso di portarlo a Montreal, poi non so se qualche altro club di MLS gli presenterà un’offerta. Totti per me rappresenta la Roma e non riuscirei a vederlo con nessun’altra maglia, né in Italia né all’estero».