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Simone Verdi

Verdi: “Lascio il Milan ma arrivo in un grande club, per me è una bella occasione”

Per i suoi 24 anni Simone Verdi si è regalato il Bologna. Questo pomeriggio infatti, nella sala stampa del Media Center di Castelrotto, il centrocampista ex Milan è stato ufficialmente presentato come nuovo giocatore rossoblù. Ecco le sue parole, nel giorno del suo compleanno.

I sogni ‒ «Penso che ogni giocatore, a questo livello, debba ambire al massimo che questo sport può offrire: arrivare in una grande squadra e, se si può, indossare la maglia della Nazionale. Ho 24 anni, a scorsa stagione ho vissuto uno sviluppo un po’ strano della mia carriera, paradossalmente nell’anno in cui ho giocato meno sono cresciuto di più. Ho fatto sei mesi fuori che mi sono serviti tantissimo per crescere come persona e come calciatore, e adesso arrivo in una società importante in cui un professionista ha tutto e davvero si deve solo preoccupare di giocare a calcio. In questo momento devo essere bravo a sfruttare tutto quello che la società mi mette a disposizione per raggiungere la massima maturità ed esplodere definitivamente».

Destro o sinistro è la stessa cosa ‒ «Sono nato mancino, ma da quello che mi raccontano sin da piccolo ho sempre calciato anche con il destro. Non mi hanno mai ‘messo al muro’ per imparare a calciare anche con l’altro piede».

La carriera ‒ «Il calcio a livello giovanile è completamente diverso da quello dei grandi. Finché giochi nelle Nazionali giovanili o fino ai Primavera affronti i tuoi pari età, quando poi esci hai davanti giocatori che hanno anche diversi anni più di te. A Torino mi sono ritrovato a giocare contro giocatori veri e ho trovato qualche difficoltà. Ora mi accorgo che giocavo come se affrontassi gente della mia età o comunque del settore giovanile e questo non va bene perché non ti puoi accontentare solo di una giocata ma si deve sempre essere cattivi e determinati perché il calcio vero è questo. La gente arriva perché ha fame e non solo perché è brava tecnicamente o ha più qualità rispetto ad altri».

L’esperienza all’Eibar in Spagna ‒ «È stata un’esperienza che mi ha cambiato tantissimo, la prima volta in cui sono davvero andato via da solo, senza fidanzata, e mi sono dovuto gestire tutte le cose da solo. La Liga è un campionato diverso da quello italiano e anche i metodi di lavoro sono completamente differenti. La cosa che mi ha impressionato è che i giocatori sono campioni non per caso. Ricorderò sempre la partita contro il Barcellona, in cui gente come Neymar, Suarez e Dani Alves avevano una cattiveria impressionante nel recuperare il pallone. Sappiamo la qualità che poi hanno nel gestirlo ma quella cosa mi ha davvero impressionato, perché mi chiedevo come un giocatore di quel livello avesse questa cattiveria nel recuperare palla a me e ai miei compagni, giocatori meno conosciuti. Questo che fa la differenza: se non sei cattivo e determinato non puoi andare da nessuna parte».

Ciao Milan, eccomi Bologna! ‒ «Sono contento perché mi sono legato per quattro anni a una società importante che ha creduto in me. E sono contento perché probabilmente mi sono liberato da una società che, al contrario e forse anche per demerito mio, non ha creduto in me in questi anni. Sono comunque cose secondarie, una società come il Milan, soprattutto in questo momento, per ritornare grande ha bisogno di investire tanti soldi e su grandi campioni. Da quando sono arrivato ho voglia di mettermi in mostra e di mettermi a disposizione della società, del mister e del compagni e fare del mio meglio per arrivare il più lontano possibile insieme alla squadra. Avevo già deciso da tempo di liberarmi definitivamente dal Milan, poi è arrivata questa grande occasione e l’ho presa al volo, perché penso che cosa migliore non potesse capitarmi in questo momento».

Ruolo e allenatori ‒ «Ho sempre giocato da esterno, anche nelle giovanili. Con Ventura al Torino, quando ci schierava con il 4-2-4, facevo sempre l’esterno. Quando sono arrivato a Empoli, con mister Sarri, mi avevano preso per fare il trequartista, e quelli sono stati gli anni in cui probabilmente ho fatto meglio e sono venute fuori le mie qualità. Tutti gli allenatori che ho avuto mi hanno insegnato qualcosa, ma quello che probabilmente mi ha fatto fare il salto è stato proprio Sarri, anche perché è stato il tecnico con cui sono rimasto per più tempo, due anni, e abbiamo vinto un campionato di Serie B. C’era un rapporto speciale tra di noi e davvero mi ha insegnato tanto».

Destro ‒ «Ovviamente lo conosco, tutti lo conoscono perché è un giocatore importante anche a livello internazionale. Ci ho giocato contro nelle giovanili, in particolare nella Primavera, mentre nelle Nazionali no perché quando io ero nell’Under 19 lui era già in Under 21. Ricordo un derby di Coppa Italia in cui all’andata avevamo perso 2-0 in casa poi al ritorno vincemmo 3-0: passammo il turno e vincemmo il trofeo».

Fuori dal campo ‒ «Sono un ragazzo molto semplice, mi piace stare con gli amici e con i compagni. Ho un fratello più grande di due anni: anche lui gioca a calcio, a livello minore. Sono tranquillo, non sono uno a cui piace uscire la sera, girare per discoteche o locali, non amo fare questa vita».