Verdi:

Verdi: “Voglio vedere un Bologna con più cazzimma. Destro è carico, Falco mi sta impressionando”

Questo pomeriggio, nel ritiro di Castelrotto, conferenza stampa per uno dei grandi protagonisti della passata stagione rossoblù, Simone Verdi. Dal Bologna alla Nazionale, da Donadoni a Destro, dal lavoro quotidiano ai sogni nel cassetto, ecco tutte le dichiarazioni rilasciate dal fantasista:

La stagione della conferma – «Questa per me non è una stagione come tutte le altre. Lo scorso anno sono arrivato qui in silenzio, mi conoscevano in pochi, poi mi sono affermato e ho dimostrato di essere un certo tipo di giocatore. Adesso devo confermarmi, ho grandi motivazioni e tanta voglia di fare bene fin da subito».

Il patto con Di Francesco – «Non posso dire nulla a riguardo, è una cosa che rimane tra noi, se si avvererà lo sveleremo».

Russia 2018 nel mirino – «La maglia azzurra passa dal lavoro quotidiano col Bologna, se si fanno buone cose col proprio club si può ambire alla Nazionale. Ho tanta voglia di fare meglio dello scorso anno, sia a livello personale che di squadra, per coronare il sogno di giocare il Mondiale: è uno dei grandi obiettivi della mia stagione».

Doppia cifra possibile – «Sinceramente non ci penso. Come ho sempre detto, gli obiettivi personali arrivano se vengono raggiunti quelli di squadra, che sono più importanti».

Obiettivo di squadra – «Raggiungere la salvezza il prima possibile e poi giocarcela fino alla fine: sappiamo dove vogliamo arrivare e quali mezzi abbiamo per riuscirci».

Esterno o trequartista – «Sono due ruoli diversi ma sostanzialmente cambia poco, bisogna sempre mettere tanta qualità al servizio della squadra. La cosa che cambia maggiormente è il fatto di essere più vicino a Destro, possiamo fraseggiare di più, giocare di più insieme e fare male alle difese avversarie».

Cambio di ruolo e salto di qualità – «Ne parlavo giusto l’altro giorno con Di Francesco e Falco, effettivamente in carriera ho sempre fatto la seconda punta e poi sono esploso sulla fascia destra. Probabilmente lo scorso anno, considerando le motivazioni che avevo, avrei fatto bene in qualsiasi altro ruolo (sorride, ndr). La cosa positiva è che ho avuto modo di mettermi in mostra in quella posizione e di far capire a molti che posso fare bene anche la punta esterna».

Perché in quella posizione? – «Avevamo tanti giocatori centrocampisti, e così il mister ha preferito impostare la squadra sul 4-3-3. Io ho iniziato in ritiro come attaccante esterno, mi sono subito trovato bene e quindi siamo andati avanti così. Poi sul finire della stagione, vista anche l’esplosione di Di Francesco e la necessità di dargli più minutaggio, siamo passati al 4-2-3-1 e io mi sono spostato in mezzo senza problemi».

Come procede il ritiro? – «La prima settimana è stata abbastanza tranquilla, con carichi di lavoro meno forti per far sì che i giocatori reduci dagli impegni con le proprie Nazionali arrivassero gradualmente al livello di chi ha svolto il pre-ritiro in Sardegna. Anche a livelli di esercizi sulle conclusioni a rete e i calci piazzati abbiamo fatto poco, inizieremo a provare qualcosa nei prossimi giorni».

Le qualità di Donadoni – «È un allenatore molto esperto, il suo pregio principale penso sia quello di far stare bene i suoi giocatori durante tutto l’anno, sia nei momenti belli che in quelli difficili, con lui è sempre un piacere andare al campo ad allenarsi. E poi, parlando del reparto offensivo, è un tecnico che ti lascia grande libertà e ti fa sentire la sua fiducia, e tutto questo ti responsabilizza molto».

Quale compagno ti sta impressionando di più?  «Un ragazzo che è partito benissimo è Falco, lo conoscevo già ma ora lo sto osservando tutti i giorni e mi sta facendo davvero una bella impressione. Sarà la società a decidere il suo futuro, io posso solo dire che ha ottime qualità e grandi margini di crescita».

Quante volte hai riguardato il gol contro la Sampdoria? – «Non sono uno che vive di queste cose, di ricordi, ciò che è stato fatto rappresenta il passato. Vivo giorno per giorno e cerco di migliorare sempre di più attraverso il lavoro quotidiano in allenamento, quel gol è stato bellissimo ma preferisco non guardarmi indietro, sono fatto così. Nel periodo in cui sono rimasto fuori per infortunio l’ho guardato ancora meno, soffrivo troppo per non poter essere in campo».

Brutto finale di stagione, serve un altro Bologna – «Più volte ci siamo confrontati nello spogliatoio, cercando di porre rimedio alla situazione, purtroppo però non ci siamo riusciti e le cose non sono cambiate. Meglio chiudere definitivamente quella parentesi e ripartire, come del resto stiamo facendo in questi giorni, con una voglia diversa e un modo di lavorare diverso. In campionato dovremo avere più cattiveria, più voglia di vincere, approcciare meglio le partite, a volte lo scorso anno si respirava un’aria fin troppo serena: in un gruppo la serenità è fondamentale, ci mancherebbe, ma spesso serve anche una buona dose di cazzimma».

Destro carico a mille – «Lui è il bomber, l’uomo simbolo di questa squadra e uno dei principali trascinatori, vederlo stare così bene e sorridere è un piacere per tutti. Spero si porti dentro questa voglia e questa serenità fino alla fine e che possa vivere una stagione importante, se la merita. È stato detto e scritto che non avesse voglia di impegnarsi, di lottare per la maglia, invece non è affatto così, e quando lui sente certe cose sul suo conto ci rimane molto male. Mattia è un ragazzo d’oro, un elemento indispensabile in campo e dentro allo spogliatoio, uno dei centravanti più forti d’Italia per qualità e movimenti, il mio augurio è che possa fare grandi cose col Bologna e riconquistare la maglia azzurra».

Altre passioni sportive – «Sono un grande appassionato di basket e ovviamente ho seguito con attenzione tutta la stagione NBA. Tifo per Boston e avevo promesso a mio fratello, alla mia ragazza e a mio cognato che se i Celtics avessero raggiunto le finali li avrei portati negli Stati Uniti per assistere dal vivo a una partita».