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RS, 24/11/2016

2.500 km che non dividono un legame

La Garisenda, l’Asinelli e… Kennet Andersson. Perché, ammettiamolo, quando pensi al goleador venuto dalla Svezia, una delle prime definizioni che vengono in mente era quella che lo voleva la terza torre di Bologna. Poi magari ti metti a canticchiare quel coro, ti fai venire in mente quei Bologna con Fontolan, Kolyvanov, Baggio e Signori. E bravo tu se a ripensarci non ti vengono i brividi. Nei suoi quattro anni in rossoblù – per un totale di 141 presenze condite da 38 gol tra il 1996 e il 2000 – Andersson ha giocato con tanti campioni. E loro possono dire altrettanto, perché Kennet era di quelli che segnava e faceva segnare. Una Torre, per l’appunto, che a volte creava gli spazi per i compagni, come si usa dire oggi, a volte ci pensava direttamente lui. Fuori dal campo un legame subito forte con la città che non si è mai spezzato, se è vero che ancora oggi, vent’anni dopo, non mancano gli scambi e i ricordi sui social. E quando può Kennet torna, come a Pasqua, per esempio, quando non aveva voluto mancare per l’evento ‘We Love Football’ organizzato da Marco De Marchi. Quando il capitano chiama, non si può che rispondere presente, ebbe modo di dire, aggiungendo poi che Bologna è per lui una seconda famiglia.
Già che siamo in tema, spulciando online emerge un’intervista dello scorso gennaio, proprio a ridosso  della gara tra Bologna e Lazio. Domanda secca a quello che è un doppio ex: per chi tiferà? Risposta altrettanto secca: «Io sono stato adottato dal Bologna. Alla Lazio ho giocato solo per qualche mese, Bologna è casa mia. Sicuramente tiferò per loro. L’esperienza alla Lazio? Sono stato lì qualche mese, poi il Bologna ha voluto riprendermi. Ho deciso di accettare, alla Lazio non ero titolare. A Bologna sono stato bene, sapevo cosa avrei trovato». C’è da scommettere che lo stesso sarà tra dieci giorni. Il giorno importante, però, è oggi, perché Andersson compie 49 anni: di regali al popolo rossoblù lui ne ha fatti tanti, meritandosi la valanga d’affetto e di auguri che oggi più che mai non fanno fatica a percorrere i circa 2.500 chilometri che separano l’Italia dalla Svezia.

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