Sempre e Comunque
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Giorgia Mattioli:

75 volte basta

Data la vicinanza delle ultime due gare e un fitto numero di impegni, mi ritrovo a scrivere di due partite in un solo articolo. Sabato ero felice, allo stadio insieme a me ed Irene c’era Francesca, mia figlia, e il mio futuro nipotino Adam nella sua bella panciotta. Ero emozionata per la prima volta di Adam al Dall’Ara, anche se solo in potenza.
Molti di voi sanno la passione che io ed Irene abbiamo per Masina, un ragazzo che speriamo abbia il rossoblù nel suo futuro e la fascia da capitano al braccio. Un ragazzo che ha anche una storia difficile alle spalle, ulteriore motivo di stima.
Fare due più due è facile. Se poi ci si aggiunge che, non essendo il papà del piccolo Adam italiano, i genitori volevano dargli un nome internazionale, il gioco è fatto! Speriamo che nasca forte e grintoso, come il leone di cui porta il nome, e ovviamente rossoblù!
La mia bella giornata finisce però molto presto, nonostante la mia euforia per questo futuro bolognese, perché la partita prende subito una piega noiosa e spenta. Non è segreto che i giocatori ultimamente diano segni di ‘polleggio’, come si dice a Bologna, di avere la testa altrove, di non avere più ben chiaro un obiettivo da perseguire e in che modo ottenerlo.
Mi ritrovo come molti a pensare che i soldi non siano la soluzione di ogni cosa. È vero, c’è una stabilità economica e una nuova dirigenza pronta a spendere. Ma c’è anche un gap che va colmato in fretta. Il gap a parer mio è societario, manca chiarezza su chi comanda sotto Saputo e che ruolo ricopre.
Ma non per attribuirgli colpe, sia chiaro. Qui non si cerca un capro espiatorio, si cerca una figura di riferimento, per la squadra e per la curva. È chiaro che Saputo stia facendo i salti mortali per essere più presente possibile, ma nel frattempo urge un po’ di sicurezza e anche di ‘cazzimma’, se vogliamo.
È ora di alzare la testa e tirare fuori la voce anche in Lega, infatti non è strano che dopo le dichiarazioni di Joey sul futuro di Donadoni ci tocchi un arbitro di Palermo (squadra in lotta salvezza) che ci rifila un rigore contro al novantatreesimo e una serie di gialli a senso unico.
I ragazzi però non sono esenti da critiche, dopo una prestazione a dir poco loffia. Se sono qui è perché qualcuno ha creduto e investito in loro e hanno sempre avuto una curva che li ha sostenuti pienamente, anche nei momenti più neri e pessimi di questo campionato.
Non siamo una piazza in cui si subiscono minacce dalla tifoseria, cosa che invece altrove accade eccome. Ma ciò non vuol dire che siamo meno rispettabili e che per questo ci può essere propinato ogni tipo di spettacolo a metà strada tra il mediocre e il vergognoso.
Invece, dopo appena tre giorni, ci tocca la seconda mazzata. Nessuno con un po’ di buonsenso pensava di vincere a Napoli, per carità. Però tanto valeva non scendere in campo. Mi chiedo cosa pensino questi ragazzi mentre passeggiano sul prato del San Paolo, senza neanche provare a dare l’impressione di giocare. Sia chiaro, il Bologna si ama, non è una sconfitta pesante o un periodo nero a far sì che il nostro amore finisca. Questa maglia però va onorata.
Nessuno pensa di poter fare i miracoli, il divario tecnico dalle squadre di prima fascia è lampante, ma la grinta non si compra. La voglia di fare il massimo, magari prendendone anche trenta di gol, però lottando e correndo. Spengo la tv al minuto 75, non posso andare oltre.
Spero solo che questo buco nero si chiuda qui, dico basta, 75 volte basta, una per ogni minuto di questo scempio. La pazienza è finita, l’amore no. «Forza ragazzi alé, alé Bologna, sempre insieme a te, comunque vada, devi sapere che noi non ti lasceremo mai da solo».