9 giugno 2015, esplode la gioia

9 giugno 2015. È una data destinata a entrare di diritto nella storia del Bologna per più di un motivo. Esattamente un anno fa i rossoblù sono tornati in Serie A al termine di una stagione forse più sofferta del previsto ma terminata comunque con il risultato auspicato. Niente promozione diretta, si deve passare dai playoff. Doppio turno, si soffre con l’Avellino ma si passa il turno. Tra il Bologna e la A c’è il Pescara. La partita d’andata va in scena all’Adriatico e il 5 giugno finisce 0-0. Ai rossoblù basta un pareggio, nel ritorno del 9 giugno al Dall’Ara, per fare festa.
Si comincia con tutte le emozioni del caso, i tifosi sono carichi, la maggioranza dei volti sono tirati perché la posta in palio è altissima: fallire renderebbe tutto maledettamente complicato. C’è tutto lo stato maggiore del Bologna a bordo campo, e a rivederlo oggi, quel cinque di incoraggiamento che Joey Saputo dà a Gianluca Sansone prima della gara, fa semplicemente venire i brividi anche per quanto succederà dopo. I sorrisi, quando ci sono, tradiscono il nervosismo e la concentrazione del momento. Mister Rossi entra in campo masticando gomma americana. Di Vaio, al primo anno da dirigente, soffre in divisa d’ordinanza, si vede lontano un miglio che preferirebbe essere in campo a ricevere gli assist dei compagni per spedire in rete qualche pallone e farla finita lì, con l’ansia, la sofferenza, la tensione. E con lui i 31 mila del Dall’Ara, gremito per spingere gli undici protagonisti che dovranno fare la storia.
Si mette quasi subito bene, perché al 37′ Acquafresca mette in mezzo un pallone che Sansone di sinistro spedisce in rete senza pensarci due volte anticipando la difesa avversaria. 1-0 ed è l’apoteosi, perché il sogno è sempre più vicino: giro sotto la curva e mano sul petto ad altezza cuore per il numero 11 rossoblù. Dura poco, però, perché al 12′ della ripresa Pasquato con un bel diagonale beffa Da Costa. E il termometro della tensione e della paura torna a salire. Di lì a poco c’è spazio solo per i cuori fortissimi: fallo di Mbaye sullo stesso Pasquato, è il secondo giallo per l’esterno destro e il Bologna deve giocare in dieci gli ultimi venti, fondamentali, minuti. Si respinge colpo su colpo, anche grazie alla Traversa (rigorosamente con la maiuscola). Il novantesimo si avvicina, il recupero anche. In quel momento tutti vorremmo avere in mano il fischietto che ha invece il solo Fabbri, per dire che, sì, è finita. Sarà finita, veramente, dopo altri quattro giri di lancette.
L’adrenalina può liberarsi. Le bandiere e i coriandoli rossoblù, anche. Da quel momento è gioia, invasione di campo, corse per il Dall’Ara a perdifiato. Si vaga per il campo quasi senza meta. Si stringe forte chiunque capiti a tiro: e se neppure lo conosci, pazienza, sai che sta festeggiando come te ed è uno dei tuoi, quindi condividere è bello. Sono abbracci e lacrime, in campo e fuori, per chi quella promozione se l’è meritata e se la gode, perché quando le cose le ottieni soffrendo te le gusti di più. Si canta, si salta, si invoca quella Serie A ottenuta con le unghie, i denti e magari un pizzico di fortuna: ma quella, si sa, aiuta gli audaci.
È una gioia che esplode: ed è solo la prima che Joey Saputo ha regalato al Bologna.

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