A caccia di emozioni

A caccia di emozioni

Sarà sicuramente il caldo oppure l’incapacità di rassegnarsi dinanzi al tempo che scorre. Le mie estati calcistiche restano ancorate alle emozioni di un calciomercato che non esiste più. Quello dei tre stranieri in rosa, per esempio, ha condito il mio immaginario per anni regalandomi impulsi vitali nella corsa mattutina in direzione edicola. Altro che internet: milleduecento lire e la copia di Stadio, rigorosamente edizione di Bologna, alimentava illusioni, sogni e speranze. Demol, Rubio, Geovani, Detari (il Maradona dell’Est), gli stessi nomi che poi riecheggiavano sulla spiaggia durante le partitelle con gli amici di Milano, Roma, Torino. Loro erano Gullit e Van Basten, Voeller e Giannini, Zavarov e Rui Barros ma il magiaro, in cuor mio, era comunque il più forte di tutti.  Si vive di emozioni e le ultime me le ha regalate Gazzoni con Baggio, Signori, Pagliuca, Cruz, Locatelli e compagnia cantante. Per Baggio obbligai mio padre, l’anticalcio, ad accompagnarmi a Sestola in ritiro. Maglia originale griffata Granarolo da esibire sugli spalti ed abbonamento (che comunque avevo già in serie C con Ulivieri, Fiaccadori e Oriali). Il marketing viaggia di pari passo con i sogni e da essi trae benefici inimmaginabili, soprattutto economici. Se tocchi le corde giuste dell’emotività e della passione la gente spende. Ho fatto un paio di volte il tour guidato all’Allianz Arena di Monaco ed alla fine della visita quei 50/80 euro di souvenir li ho sempre elargiti. Ho visto i Guns a Imola, idem: t-shirt in saccoccia.
Dove voglio arrivare? Non riesco a spiegarmi perché questa società, così attenta agli aspetti che ruotano attorno alla sfera della valorizzazione del brand (logo bianco e nero a parte), non effettui un investimento tecnico e di immagine assicurandosi un giocatore in grado di sviscerare due brividi lungo la schiena. Nel suo “piccolo”, per esempio, anche Destro lo è stato con quelle scene di euforia generalizzata alla stazione di Bologna tradotte poi in una migliaia di abbonamenti in più. Il Verona scommette sul tandem Cassano-Cerci, al 70% un boomerang. Ma se harakiri non dovesse essere, il combo tecnica/marketing è assicurato perché quei due i piedi buoni li hanno e, simpatici o no, sono sulla bocca di tanti. Saputo a Montreal ha portato Drogba. Ecco, perché a Bologna un’operazione analoga non potrebbe essere percorribile con il supporto di qualche sponsor? Il Cagliari con Borriello ha fatto bingo, provare un Rodrigo Palacio? Sono un inguaribile anacronista ma personalmente una scintilla di emozione da calciomercato mi piacerebbe ancora riviverla. Salvaguardando i giovani, s’intende.  ”Attraverso la cessione di Falchetti e Mengoni, riusciamo ad avere la metà di Giordano da girare all’Udinese per un quarto di Zico e trequarti di Edinho”, “Presidente, mi saluti l’Avvocheto” (cit. L’allenatore nel pallone). Altri tempi.

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