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Bologna, il centrocampo funziona. Ma c'è anche Donsah

Bologna, il centrocampo funziona. Ma c’è anche Donsah

Fin dall’inizio del campionato il Bologna ha dovuto fare i conti con una serie impressionante di infortuni che hanno falcidiato la rosa a disposizione di Roberto Donadoni. Dai portieri fino agli attaccanti, passando per i difensori, l’unico reparto sfuggito a questa sorta di maledizione è stato il centrocampo. E anche sul piano del rendimento, a livello di mediana, non ci si può certo lamentare, perché i vari Dzemaili, Taider, Nagy, Pulgar e adesso anche Viviani hanno quasi sempre risposto alla grande. C’è però un’eccezione importante: Godfred Donsah. Acquistato dal Cagliari nell’agosto 2015 per 7 milioni di euro complessivi più una percentuale al club sardo su un’eventuale futura rivendita, tra un guaio muscolare e l’altro il ghanese classe 1996 ha comunque disputato una prima stagione interessante in rossoblù, impreziosita da 2 gol e 2 assist fondamentali. Poi, sul finire del campionato, un intervento per rimuovere una piccola ernia inguinale, e poco dopo l’esordio ufficiale in Coppa Italia contro il Trapani ecco una lesione di primo grado al muscolo pettineo della coscia sinistra, con conseguente stop di circa tre settimane.
«Ognuno ha il suo modo di vivere, io ricordo sempre tutta la sofferenza del mio passato e uso la testa in ogni cosa che faccio, senza dimenticare mai da dove vengo», raccontava Donsah lo scorso 19 aprile durante la presentazione del documentario sulla sua vita intitolato proprio ‘Godfred’, e a tali parole hanno fatto seguito i fatti, perché il talento di Sunyani si è sempre dimostrato un esempio da seguire, dentro e fuori dal campo. Purtroppo però si sa, nel calcio la testa da sola non basta, se le gambe non rispondono allo stesso modo, e sotto questo aspetto Donsah è stato troppo spesso tradito dal suo fisco all’apparenza scultoreo ma in realtà piuttosto fragile: quando stiramenti e strappi iniziano ad avere sempre la meglio sulla qualità e sulla voglia, tutto si complica, e reagire può diventare ogni volta sempre più difficile. Lui, comunque, fin qui non si è mai arreso, forte dei suoi 20 anni e di una fame agonistica che solo chi ha provato la vera fame può capire e portare dentro di sé.
In questo momento dispiace vederlo così, confinato in panchina e non libero di correre e seminare avversari sul rettangolo verde, ultima scelta di un reparto che, come detto, sta dando pienamente ragione alle decisioni dell’allenatore. C’è anche chi, viste le assenze di Verdi e Di Francesco e l’attuale appannamento di Krejci, si augura di vedere Donsah schierato largo nel tridente d’attacco, sulla falsariga di Rizzo. Un’ipotesi che ci può stare, visto il cambio di passo, il dribbling, l’imprevedibilità e la capacità di andare al tiro del numero 17 (scelta non proprio felicissima quella di abbandonare il 30), ma che per ora non convince a pieno Donadoni, che si è fermato ad un paio di prove in allenamento. In ogni caso, al di là della sua collocazione tattica, la speranza diffusa è quella di rivedere presto il buon Godfred, patrimonio tecnico ed economico della società, gonfiare la rete ed esibirsi in uno dei suoi esilaranti balletti. Per la gioia di Bologna e di un ragazzo davvero speciale.   

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