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Campo, società, mercato, stadio. Fenucci a tutto tondo sul futuro del Bologna

Questa mattina a Zola Predosa, al termine della conferenza stampa organizzata da Bologna FC 1909 e FAAC SpA per annunciare il rinnovo dell’accordo di sponsorizzazione per la stagione 2016-2017, l’amministratore delegato Claudio Fenucci ha risposto alle domande dei giornalisti presenti facendo il punto della situazione in casa rossoblù e toccando tutti i temi di maggiore interesse. Dal campo alla società, da Donadoni a Corvino, passando per il progetto di ristrutturazione dello stadio Dall’Ara, ecco tutte le sue dichiarazioni, suddivise per argomenti principali.

La permanenza di Donadoni – «Con Roberto ho un ottimo rapporto sia sul piano umano che su quello lavorativo, la prima volta che l’ho incontrato ho avuto subito l’impressione che fosse la persona giusta per far rinascere il Bologna. La nostra volontà è di portare avanti un lungo percorso con lui e con il suo staff, composto da professionisti di alto livello, e credo che questa sia la stessa volontà del mister, che lo ha ribadito più volte. Sarei sorpreso se la Federazione continuasse a contattarlo, ammesso che lo abbia già fatto, per affidargli il ruolo di c.t., considerando che Donadoni è sotto contratto con noi. Sicuramente sarebbe all’altezza dell’incarico e lo meriterebbe anche, ma si trova bene con noi e non vedo alcuna minaccia all’orizzonte, che si tratti della Nazionale o di un altro club. Roberto è pienamente inserito nel Bologna e nei limiti del possibile chiede di essere coinvolto anche nelle decisioni che vanno al di fuori dell’aspetto tecnico, di recente ad esempio ci ha dato alcuni consigli relativi al centro sportivo di Casteldebole. Se poi dall’esterno arrivano interessamenti e attestati di stima, questo ci lusinga, perché vuol dire che assumendo lui abbiamo fatto un’ottima scelta».

Salvezza e programmazione futura – «Alla ripresa degli allenamenti dopo il Verona avevo parlato con la squadra, chiedendo di ritrovare quella determinazione che ci aveva permesso di ottenere risultati importanti. I giocatori si sono sempre allenati con grande professionalità, ma forse a livello inconscio, dopo una serie di risultati positivi, con un gruppo composto in larga parte da giocatori giovani, un po’ d’intensità era venuta meno. A Roma è arrivata una bella prestazione, testimonianza del fatto che la squadra ha reagito. Ora, senza stare a fare calcoli matematici, esiste da sempre una quota simbolica che permette di stare più tranquilli, e noi l’abbiamo quasi raggiunta. Comunque sia, una volta certi della permanenza in Serie A non ci fermeremo, ma inizieremo un altro campionato con un altro obiettivo, cercando di arrivare il più in alto possibile. Per quanto riguarda la programmazione della nuova stagione, ovviamente stiamo già lavorando e facendo alcune valutazioni, ma le decisioni importanti verranno prese solo dopo aver tagliato ufficialmente il traguardo della salvezza».

La gestione del club e il nodo Corvino – «Come sapete, la nostra politica di comunicazione prevede di parlare poco, affidandosi a messaggi chiari come quelli del presidente Saputo, ma nell’ultimo periodo è stato scritto fin troppo, spesso anche a sproposito. La realtà è che stiamo affrontando un percorso che in due stagioni ci ha portato prima a ritornare in Serie A, seppure con qualche difficoltà, e poi a restarci con buoni risultati. Nel frattempo il club è cresciuto anche sul piano patrimoniale, non ci sono più debiti e siamo in una condizione di sicurezza finanziaria, abbiamo svolto lavori allo stadio generando ricavi e trovato l’accordo per l’ampliamento del centro sportivo di Casteldebole, stringendo accordi di sponsorizzazione con tante aziende locali e non solo, per questo mi stupisco quando alcuni media parlano di confusione all’interno della società. Faccio l’amministratore delegato nel calco dal 1996, ormai sono vent’anni, e ho vissuto tutte le varie trasformazioni del settore: il modello di governance sorretto da un imprenditore disposto a rimetterci tanti soldi oggi non funziona più, agli azionisti illuminati come Joey Saputo non può andare bene, i club devono riorganizzarsi e diventare aziende, cosa che finora non hanno fatto. Per questo motivo è necessaria una condivisione degli obiettivi e delle scelte, oltre che una certa linearità dei processi interni, non si può più assegnare a qualcuno il monopolio su una determinata area. Tali concetti per Saputo sono ovvi ma di recente ci ha tenuto a ribadirli, lui ha sempre lavorato così e nel Bologna si deve lavorare così, in modo dinamico e guardando all’azienda nel suo complesso, con l’obiettivo di diventare sempre più solidi. È un discorso che vale per tutti, non solo per Corvino, se qualcuno vuole continuare ad operare così bene, altrimenti si faranno altre scelte. Per fare un esempio, quando ero a Lecce abbiamo ottenuto quattro promozioni con quattro direttori sportivi diversi, perché alle spalle c’era una società forte, ciò significa che chiunque può subentrare e integrarsi alla perfezione, purché ovviamente lavori seriamente e con professionalità. Avete parlato di malumori e scontentezza, e se è così lo capiremo presto, al momento Pantaleo Corvino è il nostro d.s. e sta continuando a lavorare per il club. Dentro Casteldebole non ci sono muri, se ci sono problemi gli basterà farcelo sapere e solo a quel punto, eventualmente, faremo scelte alternative ma sempre funzionali al bene del Bologna».

Eventuale nuovo d.s. e voci sulla squadra – «È stato scritto troppo, sono usciti troppi nomi, si è parlato di amici e amici degli amici, cose non vere. Con molti di loro mi sento spesso, ma semplicemente perché fanno parte del nostro mondo e li conosco da tempo, siamo in buoni rapporti. Comunque sia, ad un nuovo d.s. inizieremo a pensarci solo quando avremo un quadro chiaro della situazione e solo nel caso in cui dovesse arrivarci una comunicazione ufficiale da parte di Corvino, mentre fin qui ci sono state solo manifestazioni esterne. Adesso sono tutti discorsi prematuri, al primo posto viene la conquista della salvezza, e a tal proposito posso dire che la squadra non è stata minimamente destabilizzata da queste voci. In altre piazze ci sono allenatori corteggiati, uno non molto lontano da qui (Sassuolo, ndr), e direttori sportivi in uscita, come Sabatini a Roma, eppure i giocatori continuano a fare grandi cose, da noi invece queste cose devono per forza creare confusione. Ogni tanto mi chiedo a chi facciano realmente comodo queste strumentalizzazioni».

Le trattative con Diawara e Giaccherini – «Anche in questo caso è presto per parlarne. Comunque sia, con Diawara stiamo discutendo l’adeguamento dell’ingaggio, peraltro a cifre diverse da quelle uscite sui giornali, e anche su Giaccherini stiamo lavorando per far sì che possa restare. Ribadisco che tutte le operazioni dovranno essere in linea con il piano economico-finanziario del club, e non bisogna dimenticarsi che nei prossimi due anni dovremo far fronte ad una spesa di circa 40 mln per i riscatti di vari giocatori. Questo però non significa che la società abbia bisogno di vendere, per principio nessuno è incedibile ma le offerte verranno prese in considerazione solo se rispecchieranno il valore reale e potenziale del calciatore in questione. Il Bologna non deve arrivare ad un saldo attivo tramite la campagna trasferimenti, ciò significa che i soldi ricavati da eventuali cessioni potranno essere reinvestiti sul mercato».

Il nuovo Dall’Ara – «Per fornire una spiegazione corretta e dettagliata è importante suddividere la questione in tre segmenti: 1) quello architettonico-strutturale, con un progetto che va approvato dalla Soprintendenza, la quale ha chiesto un parere al Ministero, e da questo punto di vista siamo fiduciosi che si tratterà di un parere positivo. Da un lato si tratterà di operazioni complesse, come l’avvicinamento delle curve e la copertura totale degli spalti, dall’altro sembra che il recupero di impianti già esistenti sia una soluzione più apprezzata rispetto al consumo di altro suolo per la costruzione di un impianto nuovo; 2) quello economico-finanziario, con ogni valutazione che è stata affidata ad una società di real estate, la quale dovrà aiutarci a trovare le coperture finanziarie necessarie per la realizzazione del progetto, che non potrà essere sostenuto solo dall’azionista di riferimento. Aggiungo anche che presto costituiremo noi stessi una società di real estate, controllata al 100% dal Bologna FC, che curerà tutte le operazioni immobiliari del club. Saputo, come ben sappiamo, ha una grande disponibilità economica, fin qui ha già immesso nel Bologna 70 milioni di euro, ma il piano di investimenti che abbiamo concordato ha dei limiti, e il nostro obiettivo è ovviamente quello di arricchire il club. Le società che ora partecipano all’Europa League producono almeno il doppio del nostro fatturato, per questo dobbiamo crescere e avere sempre più risorse proprie, per arrivare al punto in cui potremo andare avanti anche a prescindere dagli interventi del patron; 3) quello logistico, perché esiste la possibilità di dover chiudere totalmente lo stadio per alcuni anni, e a quel punto bisognerà decidere dove andare a giocare. In generale posso dire che l’amministrazione comunale si è dimostrata fin da subito molto aperta ed efficiente, sia riguardo allo stadio che al centro sportivo di Casteldebole, che raggiungerà uno standard da top club e ci permetterà di attrarre giocatori. Non saranno i dieci o quindici giorni in più di riflessione della Soprintendenza ad indurre Saputo, che ha una grande conoscenza del settore ed è profondamente italiano, quindi conosce i tempi della burocrazia, a percorrere un’altra strada. Al momento non ci sono soluzioni diverse dalla ristrutturazione, il Dall’Ara è storia, è la casa del Bologna, e non abbiamo intenzione di abbandonarlo».

Costi e tempi della ristrutturazione – «I costi sono elevati, inutile negarlo, anche maggiori di quelli della Dacia Arena di Udine, perché si dovrà lavorare col cesello su una struttura molto vecchia. Il progetto comprenderà anche le aree circostanti allo stadio, che possono essere sfruttate e sviluppate per attività legate al tempo libero o al settore commerciale. I tempi per arrivare ad una decisione non saranno lunghi, poi molto dipenderà da che tipo di percorso amministrativo verrà seguito, se potremo utilizzare la legge sugli stadi o saremo costretti a muoverci diversamente. Il nostro obiettivo, e fidatevi sarebbe già un grande successo, è quello di iniziare i lavori nell’estate del 2018, comunque prima dell’inizio del campionato 2018-2019».