Caso Anna Frank, gli Irriducibili Lazio rinunciano alla trasferta di Bologna:

Caso Anna Frank, gli Irriducibili Lazio rinunciano alla trasferta di Bologna: “Non partecipiamo al teatro mediatico”

In seguito al clamore scatenato dal gesto di alcuni ultras della Lazio, che domenica sera hanno riempito la Curva Sud dell’Olimpico (quella di solito occupata dai romanisti) di figurine raffiguranti Anna Frank con indosso la maglia giallorossa, il gruppo organizzato ‘Irriducibili’ ha comunicato che non prenderà parte alla trasferta di Bologna. «Gli Irriducibili Lazio – si legge nella nota diffusa in Rete − si vedono costretti a rinunciare alla trasferta di Bologna per non essere complici di questo ‘teatro mediatico’ delle ultime ore. Il nostro usuale modo di tifare, oggi, potrebbe esser mal interpretato da chi vuole danneggiare ulteriormente la Lazio e i suoi tifosi. In un momento cosi particolare invitiamo tutti i tifosi della Lazio a cercare di non prestare il fianco ad ulteriori strumentalizzazioni, ricordando che per noi il bene della Lazio è assoluto e primario». Dove con ‘teatro mediatico’, è facilmente intuibile, si fa riferimento alle iniziative organizzate dalla Lega Serie A che prevedono un minuto di riflessione prima di ogni partita, con lettura di un brano del ‘Diario di Anna Frank’ e consegna ai bambini in campo di una copia del Diario e di ‘Se questo è un uomo’ di Primo Levi. Senza dimenticare che gli ultras biancocelesti sarebbero stati ospitati all’interno della Curva Arpad Weisz, l’allenatore ebreo ungherese dei rossoblù che fu cacciato nel 1938 in applicazione delle leggi razziali di Benito Mussolini, poi deportato dai nazisti e infine ucciso ad Auschwitz nel 1944.
Secco e significativo, a tal proposito, il commento dell’assessore allo sport del Comune di Bologna Matteo Lepore, che si è espresso così sulla propria pagina Facebook: «
Il gruppo ultras ‘Irriducibili Lazio’ ha deciso di stare a casa questa sera, di non venire alla stadio. Bologna, città Medaglia d’Oro per la Resistenza, ringrazia. Ovviamente non loro, ma l’opinione pubblica che si è mobilitata».