Ciao Giorgia

Che fatica che ti chiedo

Finalmente una trasferta comoda. Finalmente torno a seguire la mia squadra anche fuori casa.
Io e Irene pensiamo di prendere un treno last minute data la breve durata del viaggio, considerando anche il fatto che io durante la settimana ci sto fin troppo a Milano…
Nel tragitto verso la stazione, un po’ trafelate, il tassista ci dice che il nostro treno sta viaggiando con ben 52 minuti di ritardo.
Irene, tra app e quant’altro, controlla se ci sia una valida alternativa, ma non c’è: ci tocca aspettare.
Per chiunque ne senta la necessità, stiamo organizzando un pullman direzione Lourdes per la primavera.
L’attesa in stazione diventa quasi surreale, il tabellone dice 30 minuti ma noi sappiamo non essere così.
Ci sediamo, ridiamo, scherziamo, ci disperiamo.
Ecco, poi arriva la conferma che un giretto laggiù ci servirebbe. Sedute su una panca, tre posti liberi, arrivano tre sacerdoti che per uno strano caso del destino iniziano proprio a parlare di Lourdes.
Ah, uno inizia anche a parlare della partita, giusto per informazione…
I minuti passano, sono ormai passate le 18, saremmo già dovute essere quasi a Milano e invece siamo qui, in attesa che una vocina ci dia il via libera.
Finalmente si va, il ritardo è mostruoso, speriamo di recuperare.
La stazione di Milano Centrale per me è veramente angosciante, sconfinata ma sempre stracolma di gente che non alza neanche gli occhi dal proprio smartphone e ti sbatte contro come se non esistessi.
Usciamo, fa freddo.
Cerchiamo il tassista che ci dovrebbe portare al Meazza, di lui però nessuna traccia. È sabato sera, non ce ne sono altri, ancora una volta ci tocca aspettare.
Passiamo 15 minuti su una piazzola di sosta, il freddo ci sta entrando nelle ossa.
Eccolo.
Corriamo verso lo stadio, sono le 20:13 e siamo lontanissime.
Arrivate, controllate, comincia la salita. Per chi non lo sapesse, per raggiungere il settore ospiti bisogna farsi tutta la torre dei gironi danteschi, in salita e pure di corsa.
Mentre salgo vorrei pensare ma la fatica è troppa!
Giunte in piccionaia ci possiamo finalmente appoggiare. Posso dire che si vede poco o nulla? Lo dico.
Mi guardo intorno e noto che noi bolognesi siamo gli unici così in alto, capisco tenerci separati ma così mi sembra un po’ troppo.
Anche Irene non è molto felice, soffre di vertigini e quassù non è il massimo.
Di lì a poco inizia il match, siamo davvero arrivate in extremis.
Passano pochi minuti ed ecco una tegola per parte: fuori Icardi e fuori Destro. La differenza del potenziale in panchina, però, la conosciamo tutti.
Cominciamo in salita e in salita continuiamo.
Facciamo fatica ma soprattutto lottiamo per tenerci stretto lo 0-0. Penso che questa tattica di solito non paga, men che meno con squadre in forma come l’Inter.
Finisce il primo tempo, decido di scalare il settore ospiti e dirigermi verso il bar. Birra analcolica: mai una gioia.
Il match riprende e spero in un guizzo dei rossoblù, ci credo ancora un po’. Purtroppo però difendere e basta è spesso controproducente.
Loro spingono finché non sfondano, e non basta Ciccio Brienza per riaprire la gara.
La cosa più assurda è il post partita. Prima della gara alcuni tifosi interisti assaltano un nostro pullman, risultato: aspettiamo un’ora dentro lo stadio. Non riesco a capire perché a casa nostra aspettiamo che escano gli ospiti e quando siamo ospiti aspettiamo noi lo stesso.
Un’ora. Non 10 minuti, non mezzora, un’ora. «A mezzanotte, uscite a mezzanotte!», sarebbe stato appropriato come coro.
Finalmente si va, in fila indiana, come alle elementari. Ripercorrendo la torre dantesca mi interrogo sull’epilogo del campionato.
Siamo salvi, all’inizio non ci avrebbe scommesso nessuno, ma penso ancora di poter raggiungere un obiettivo un po’ più ambizioso di questo.
Finita la discesa inizia la distesa di steward che delimita la strada verso l’uscita.
Un migliaio di steward e decine di poliziotti non sono riusciti ad evitare l’assalto al nostro pullman. E a noi, per un petardo scoppiato lontano, hanno dato degli incivili. Questi invece come li dobbiamo chiamare?
«Sempre insieme a te, comunque vada, devi sapere che noi non ti lasceremo mai da solo».