Corvino, delusione per un voltafaccia inaspettato

Pantaleo Corvino non ci sta, non poteva starci, sta per lasciare il Bologna anche se sa che Saputo non lo manderebbe mai via, ciò che fino a ieri era un segreto conosciuto da tutti, ora è realtà, anche se l’ufficialità arriverà più avanti. Precisamente quando Corvino avrà raggiunto un accordo su quella che sarà la cifra per la rescissione del contratto, e sono numeri importanti anche perché era stata messa una penale nel caso in cui si fosse arrivati a una rottura tra le parti. In questo giochino si sa come vanno le cose, alla fine sono sempre i risultati che decidono quello che è il destino di un allenatore o di un direttore, ecco il motivo per il quale Corvino non si sarebbe mai aspettato di dover lasciare il Bologna da vincitore.
Certo, da vincitore, perché alle spalle il Bologna ha una promozione dalla B alla A, poi una patrimonializzazione da mille e una notte essendo arrivati a Casteldebole giocatori che sia l’Italia che la Premier League invidiano al Bologna e una salvezza praticamente raggiunta già a dieci giornate dalla fine. Perché Corvino è stato messo nella condizione di dover piantare baracca e burattini? Perché dopo aver capito quasi da subito che anche nei piani alti il suo arrivo non era stato gradito, negli ultimi mesi deve essersi reso conto che ormai l’aria era diventa irrespirabile. Ora il discorso è questo: fino a quando Corvino ha ritenuto di essere fumo negli occhi per Fenucci, Di Vaio e Bergamini ma ancora l’uomo di fiducia di Saputo ecco che ha fatto finta di niente, sopportando anche quello che gli raccontavano dirigenti di altre squadre e alcuni procuratori, ma a un certo punto nella testa ecco che deve essergli entrato un tarlo, quello che Saputo avesse cambiato idea sul suo conto, chissà perché. La sensazione è che ciò sia accaduto quando nel corso del penultimo sbarco a Bologna del chairman è stato che Saputo avesse già parlato con Sabatini, dopo che da un paio di mesi si stava leggendo che al suo posto sarebbe arrivato prima Sabatini, poi Sensibile e poi ancora Pradè. Sì, tutti e non solo lui si sarebbero aspettati a quel punto una smentita dall’uomo che solo un anno prima lo aveva imposto anche a chi nell’organigramma del Bologna avrebbe preferito la permanenza di Filippo Fusco, ma questa smentita non è mai arrivata.
E in questo caso le cose possono essere tre. La prima: l’indiscrezione è vera. La seconda: può anche non essere vera ma fa comodo che continui a uscire. La terza: è alimentata dalla stessa società nel tentativo di stancare l’interessato. Come potete capire, indipendentemente da come la rigiri, è brutta roba.
Ecco, la consapevolezza che Saputo avesse cambiato idea Corvino deve averla vissuta come una sorta di tradimento. In pratica è come se avesse pensato: come, io per lui ho accettato di scendere in B dopo quattro partecipazioni alla Champions League con la Fiorentina, sempre per lui ho preso insulti ingiustificati perché il Bologna non decollava in B ed è partita male in serie A e ora che tutto va bene e che il Bologna vola Saputo ha creduto a quello che gli hanno detto senza aver fatto neanche una verifica con il sottoscritto?
Lunedì Saputo ha dettato le condizioni, portando alle stelle Fenucci. Ora, in un altro contesto, anche se a fatica essendo da sempre un capobranco, Corvino avrebbe anche potuto accettarle avendo una voglia infinita di ricostruire a Bologna il fenomeno Fiorentina, convinto tra l’altro come era di farcela, ma dopo quello che è stato ed è successo nel corso di questi mesi no, non poteva starci almeno per due motivi. La sua grande delusione per il voltafaccia di Saputo e il ridimensionamento nei confronti dell’uomo che non deve mai aver sentito dalla sua parte e che per qualcuno è stato quello che più degli altri ha convinto il presidente a rivedere l’area tecnica.
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