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Come cambiano i tempi

Il decimo posto non è una chimera, perché il Bologna tarpa le ali a se stesso e ai tifosi? Talvolta l’entusiasmo sposta più del fatturato

Penso sia giusto cominciare con le dovute premesse. Il Bologna ha raccolto nove punti nelle ultime dieci giornate, frutto di tre vittorie e ben sette sconfitte. I tre successi in questione sono arrivati contro due squadre che nella migliore delle ipotesi lotteranno fino all’ultima giornata per salvarsi, ovvero Benevento e Verona, e contro un Sassuolo che avrebbe meritato almeno il pareggio ed è stato sfavorito dagli episodi, oltre che da una decisione arbitrale piuttosto dubbia. Sono numeri impietosi ma per l’appunto sono questo, numeri, e non possono essere smentiti. Passiamo però a considerarne altri.
L’attuale sogno proibito sotto le Due Torri si chiama ‘decimo posto’, e nei fatti non rappresenta nulla: non sancisce l’ingresso all’Europa, non garantisce agevolazioni in Coppa Italia e non spalanca le porte, durante il mercato estivo, ad un giocatore che in caso di undicesima posizione non avrebbe firmato. Influisce sul 5% del capitale dei diritti TV che viene ripartito in base ai risultati conseguiti nell’ultimo anno, è vero, ma risulta improbabile credere che sia questa la ragione per cui molti tifosi vorrebbero vedere il Bologna a chiudere la parte sinistra della classifica.
Si tratta di una questione visiva e nulla più. Una piccola soddisfazione, richiesta da una tifoseria che negli ultimi anni non ha certo avuto modo di lustrarsi gli occhi per il bel gioco espresso dalla propria squadra. Un contentino, insomma. La massima ambizione di una piazza abituata a sognare a bassa voce, senza dare fastidio. Ed eccoci allora al punto centrale di questa analisi: è proprio necessario, periodicamente, sopprimere ogni sogno di gloria, anche il più piccolo?
Proprio ieri in conferenza stampa l’a.d. Claudio Fenucci ha sottolineato come sia un po’ prematuro fare ragionamenti dal decimo posto in su: il percorso per arrivarci sarà ancora lungo, serviranno tempo e una buona dose di pazienza. Ad oggi, comunque, la decima casella è occupata dall’Udinese di Oddo, che precede Mirante e compagni di soli tre punti. Restando sulla stretta attualità, è veramente impensabile uno scenario che nel prossimo turno di campionato veda i rossoblù avere la meglio del Genoa, e i friulani capitolare a Marassi contro la Sampdoria?
Certo, dato il momento di forma che stanno attraversando gli uomini di Donadoni e quelli di Ballardini, non è sull’1 fisso che verrebbe da puntare un patrimonio senza pensarci due volte, ma non per questo si sta parlando di un’eventualità irrealizzabile. Certo, il Bologna attuale non è stato assemblato pensando alla parte sinistra della graduatoria, e lo scenario non dovrebbe mutare più di tanto la prossima estate, ma il bottino di punti raccolto durante la prima parte di stagione e il livello medio della nostra Serie A stanno permettendo alla squadra di restare aggrappata al treno che porta via dall’anonimato.
Certe dichiarazioni sono fondamentali in termini di correttezza e trasparenza, è vero, ma il rischio è che poi qualcuno tenda a sedersi, seppur inconsciamente. Quando un calciatore ascolta simili parole, anche se pronunciate con l’intento di raccontare la verità e tenere l’ambiente con i piedi per terra, talvolta finisce per considerarle un alibi da sfruttare dopo eventuali passi falsi. Tutto ciò ricorda molto da vicino quanto esternato nel novembre 2016 dal d.s. Riccardo Bigon a proposito di salvezza serena e brindisi con lo champagne. Sappiamo tutti fra quali fuochi d’artificio il Bologna disputò poi il girone di ritorno.
«Dobbiamo crescere e prendere coscienza delle nostre potenzialità» è un ritornello che accompagna i rossoblù da almeno tre anni. Peccato si cresca anche attraverso la comunicazione, la capacità di creare entusiasmo (quello che si respirava all’arrivo di Saputo è solo un dolce ricordo), di generare empatia tra società e tifosi, di porsi obiettivi sempre nuovi durante il percorso. Senza presunzione, ma con almeno un minimo di sano coraggio. E allora ripensandoci sì, forse Fenucci ha ragione. Se le premesse sono queste, il decimo posto dista anni luce.

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