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Di Vaio:

Di Vaio: “Non vedo un calcio senza bandiere, i quattro anni a Bologna valgono una carriera”

Nel corso del pomeriggio anche Marco Di Vaio è intervenuto in diretta su Sky Sport 24 dal centro tecnico di Casteldebole. Di seguito, suddivise per argomenti principali, tutte le dichiarazioni rilasciate dal club manager del Bologna.

Al fianco di Saputo, da Montreal a Bologna – «Sono andato in Canada per finire la mia carriera da calciatore e nel contempo fare un’esperienza di vita in un paese lontano, diverso dal nostro e molto affascinante. Poi è successo qualcosa di incredibile, perché dopo due anni e mezzo che ero lì il presidente Saputo ha deciso di acquistare proprio il Bologna. Ricordo ancora il giorno in cui mi chiamò in ufficio per comunicarmelo, mi disse che stava trattando l’acquisto del club insieme a Tacopina e che se l’affare fosse andato in porto mi voleva al suo fianco in Italia per aiutarlo in questa nuova avventura, con l’obiettivo di riportare subito la squadra in Serie A per poi dare vita ad un progetto importante. Per me tutto questo è un sogno, una grande opportunità, e mi ritengo molto fortunato».

Le richieste del patron – «La volontà di Saputo è sempre stata quella di farmi seguire la parte tecnica del club insieme al direttore sportivo e all’amministratore delegato. Sono stato scelto perché conosco bene la piazza, gli umori, determinate dinamiche dello spogliatoio, e così ho avuto la possibilità di lavorare con professionisti serissimi che mi hanno aiutato a crescere molto».

Il ruolo del club manager – «Vivo e lavoro attaccato alla Prima Squadra, all’allenatore e al d.s., sono una sorta di trait d’union tra la società e i giocatori. Da un lato conosco bene le esigenze e le dinamiche dello spogliatoio e posso essere utile per risolvere alcune problematiche, dall’altro posso aiutare la società a capire certe cose. Tutto ciò aiuta il club e anche e me a crescere, soprattutto grazie agli insegnamenti di grandi professionisti come Corvino prima e Bigon ora, che lavorano nel mondo del calcio da anni».

Il possibile ritorno di Maldini nel Milan – «Non conosco nello specifico le richieste avanzate da Paolo ma credo sia assolutamente legittimo voler innanzitutto conoscere la nuova proprietà, per capire il progetto e che tipo di evoluzione potrà avere nei prossimi anni. Lui rappresenta un Milan vincente, e questo è sia un vantaggio che un onere da portare sulle proprie spalle. Consigli da dargli? Nessuno, lui sa benissimo quello che deve fare e che strada prendere, è una persona intelligente che gode della stima di tutto il calcio italiano».

Le bandiere nel calcio globalizzato – «Questi nuovi proprietari che arrivano da lontano vedono noi giocatori-simbolo un riferimento fondamentale per quanto riguarda soprattutto il rapporto con i tifosi, pensano che possiamo essere importanti per introdurli in un determinato ambiente calcistico. Credo sia anche una forma di rispetto nei confronti del club stesso, del suo passato e della sua storia. Sotto questo aspetto sono un romantico, non vedo il futuro del calcio senza bandiere, anche se le cose sono cambiate parecchio rispetto al passato. Io stesso non mi posso ritenere una bandiera perché ho girato tanto e cambiato diverse squadre, ma i quattro anni vissuti a Bologna per me valgono una carriera intera, sono molto felice per le emozioni che ho vissuto qui».

Un attaccante da tenere d’occhio – «Beh, ovviamente Destro (sorride, ndr). Mattia ha solo 25 anni ma ha già alle spalle una carriera importante con trascorsi in club come Roma e Milan, poi ha avuto l’umiltà di fare un passo indietro, tra virgolette, rimettendosi in discussione a Bologna. Ha preferito una squadra attualmente di medio livello ma con un progetto importante, dove può giocare con continuità, piuttosto che una big dove avrebbe rischiato di giocare meno. Qui può mettere in mostra le sue qualità ogni domenica, e sotto la gestione Donadoni sta tenendo una media gol impressionante, circa uno ogni due partite. Ha caratteristiche quasi uniche nel panorama degli attaccanti italiani, vogliamo tenercelo stretto per un bel po’ di anni».

Consigli preziosi ai centravanti – «Durante la partita ci pensa il mister a parlare con i ragazzi e a richiamarli, io magari sto più vicino a loro nel corso della settimana. Parlare con gli attaccanti, da ex attaccante, mi viene più facile, per provare ad aiutarli sul piano tecnico ma soprattutto sul piano psicologico».