Donadoni:

Donadoni: “A Bologna si può lavorare bene. Con Saputo c’è grande sintonia”

Il 3 ottobre 1909 nasceva nella birreria Ronzani di via Spaderie il Bologna Football Club, su iniziativa di un giovane studente boemo che, una volta arrivato in città, aggregò alcuni studenti con la passione per il calcio e fondò una squadra. Per festeggiare il compleanno numero 108 della gloriosa società rossoblù, nella tarda serata di ieri il tecnico Roberto Donadoni ha presenziato a ‘Che fuori tempo che fa’, programma condotto da Fabio Fazio in onda su Rai 1. L’allenatore bergamasco si è presentato in studio con un gagliardetto del Bologna e la maglia da gioco preparata per il centenario del 2009, simile a quella utilizzata all’inizio del secolo scorso. È stato poi ricordato il suo palmarès da giocatore del Milan, con cui ha vinto 6 scudetti, 3 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali, 3 Supercoppe Europee e 4 Supercoppe Italiane, infine Donadoni ha rilasciato alcune dichiarazioni in merito all’inizio di campionato dei suoi ragazzi.

Buona partenza – «Questa città ti permette di lavorare bene. Poi, come accade in ogni altro posto, ciò che fa in modo che tutto funzioni al meglio sono i risultati ottenuti. L’inizio di campionato è stato abbastanza buono, siamo un bel gruppo con molti ragazzi giovani che si stanno mettendo in mostra».

Ottimo rapporto con Saputo – «Avere una proprietà straniera non è un problema, senza contare poi che il presidente Saputo è italo-canadese, suo padre è italiano e lui conosce benissimo la lingua e la storia del Paese. Tra di noi c’è grande sintonia».

In campo un solo linguaggio – «Nel Bologna ci sono calciatori di 14 o 15 nazionalità diverse, a volte è un fattore che complica un po’ il mestiere dell’allenatore, ma c’è anche da dire che il linguaggio del calcio è universale».

Cellulari sì, ma con moderazione – «Lascio molta libertà nell’uso degli smartphone, ma non mi piace quando i giocatori si ritrovano nello spogliatoio mezzora prima dell’allenamento e stanno attaccati allo schermo. Vorrei che dialogassero di più, che sfruttassero ogni occasione per fare gruppo. Poi a volte capita che devi dir loro cose importanti e li trovi chiusi in bagno col telefonino ad ascoltare musica. Non guardo quello che pubblicano sui social network, ma so che ogni tanto qualcuno cade in fallo e va ripreso».