Donsah:

Donsah: “Non ho visto mio padre per otto anni. Devo molto a Mandorlini”

Questa sera su Rai 1, ospite del programma ‘Che tempo che fa’, Godfred Donsah ha raccontato a Fabio Fazio e Roberto Saviano la storia della sua famiglia e quella della sua vita prima di diventare calciatore. Nel corso dell’intervista sono anche stati mostrati alcuni spezzoni di ‘Godfred’, documentario realizzato lo scorso anno proprio dal Bologna FC 1909. Di seguito, suddivise per argomenti principali, tutte le dichiarazioni rilasciate dal centrocampista ghanese classe 1996.

Un padre coraggioso – «Ho 21 anni e sono in Italia da cinque. In famiglia siamo in sei, i miei genitori e quattro figli: ho tre sorelle, io sono l’unico maschio. I miei genitori hanno sempre dovuto affrontare tante difficoltà per provvedere al sostentamento della famiglia, finché nel 2003, in accordo con mia madre, mio padre ha deciso di venire in Italia. La traversata nel deserto è durata trentuno giorni, e non tutti i compagni di papà ce l’hanno fatta. A quel punto lui si è imbarcato assieme ad altre ventitré persone, e in seguito mi ha raccontato che uno degli altri passeggeri è stato buttato in acqua e lasciato morire. Papà è sbarcato sano e salvo a Lampedusa e ha iniziato a lavorare in campagna, raccoglieva pomodori e arance».

Dalla strada alla Serie A – «Io quella sera di tanti anni fa non vidi mio padre partite, ero fuori di casa a giocare a calcio, come sempre. A volte saltavo la scuola per rimanere fuori col pallone. In Italia ho iniziato a Palermo e in seguito ho giocato a Como, ma è stato col Verona che ho avuto la possibilità di esordire in Serie A. Per quel debutto devo ringraziare il mio allenatore di allora, mister Andrea Mandorlini».

Lieto fine – «Papà l’ho incontrato di nuovo dopo otto anni dalla sua partenza. “Sei già diventato un uomo” è stata la prima cosa che mi ha detto quando mi ha rivisto. Quella sera non abbiamo nemmeno dormito, abbiamo parlato tutta la notte».