Lancio, assestamento, nuovo rilancio

La differenza tra un sogno e un obiettivo è semplicemente una data

‘Bologna’ e ‘sogna’ hanno ricominciato a fare rima nel settembre del 2014, quando lo sbarco in città di due signori nordamericani ha riacceso nei tifosi speranze sopite ormai troppi anni prima. I proclami della società, una volta salito al comando Joey Saputo, sono stati più cauti rispetto a quelli che forse la piazza sperava, si è parlato di progetto pluriennale atto a rafforzare gradualmente la squadra, con l’obiettivo nel lungo periodo di arrivare a togliersi qualche bella soddisfazione.
Per un po’ di tempo la distanza tra le aspettative dei sostenitori e la volontà delle alte sfere rossoblù non si è avvertita, Bologna aveva appena ritrovato stabilità dopo stagioni di smottamenti e nessuno aveva voglia di guastare quella quiete. Ma dopo una Serie A raggiunta a fatica grazie all’ultimo treno disponibile, e due anni nel massimo campionato terminati rispettivamente al quattordicesimo e al quindicesimo posto, il divario tra i sogni della gente e gli obiettivi del club si è fatto sempre più ampio, e questi primi scampoli di mercato estivo non fanno che rimarcarlo.
De Maio, Gonzalez, Cerci, Bradaric, Avenatti, Falletti e Orsolini sono tutti nomi che, per un motivo o per l’altro, non sembrano soddisfare la tifoseria. Le perplessità sono molteplici. De Maio, ad esempio, ha giocato poco o nulla nella Fiorentina, Gonzalez al Palermo era il perno di una difesa dal rendimento scadente, Cerci di fatto è fermo ai box da quasi due anni e la sua condizione fisica desta parecchi interrogativi. Bradaric a 25 anni non ha mai messo piede fuori dalla Croazia ma costa 5 milioni, Avenatti e Falletti scontano invece colpe non loro, perché una piazza delusa dagli ultimi giocatori d’attacco pescati dalla B come Mancosu e Petkovic teme che la striscia negativa possa proseguire. Orsolini, infine, è indubbiamente una grande promessa del nostro calcio, ma il Bologna potrebbe ottenerlo dalla Juventus solamente in prestito.
L’unico nome che non sembra scontentare (quasi) nessuno è quello di Andrea Poli, mezzala in uscita dal Milan che potrebbe andare a rimpolpare un centrocampo già orfano di Dzemaili e che non sa se potrà ancora contare su Viviani e Donsah. Per il primo il Bologna sta trattando con il Verona, cercando di ottenere uno sconto sulla cifra pattuita per il suo riscatto, mentre il secondo ha recentemente reso nota la sua intenzione di cambiare aria, scontento del poco spazio concessogli da Donadoni nell’ultimo anno.
In questa stagione l’allenatore rossoblù è stato bersaglio di parecchio malcontento, accusato di non saper valorizzare a sufficienza i giovani presenti in rosa. È indubbio che il centrocampista ghanese, al pari di Oikonomou, quest’anno sia stato utilizzato col contagocce, e che il mister preferisca lavorare con giocatori più esperti, ma allo stesso Donadoni va riconosciuto il coraggio di aver affidato spesso la mediana ad un classe ’95 come Nagy o ad un classe ’94 come Pulgar, di aver lanciato il ‘94 Di Francesco e di aver fatto assaggiare la Serie A al giovane talento della Primavera Okwonkwo, appena diciannovenne.
Non va inoltre dimenticato come il Bologna abbia in organico altri quattro ragazzi del ‘94 (Masina, Krafth, Mbaye e il rientrante Ferrari), abbia appena rinnovato il contratto fino al 2012 a Simone Verdi, di anni 25, e abbia lasciato al Verona Cherubin, classe ’86, scegliendo di puntare su Helander, di sette primavere più giovane. La linea verde, insomma, è una precisa scelta della società, la quale ora si sta però muovendo alla ricerca di profili graditi al proprio tecnico, confermatissimo, nel tentativo di mettergli a disposizione una squadra che sia il giusto mix tra gioventù ed esperienza. In fondo, i giocatori devono piacere in primis a chi li deve allenare.
Tuttavia, è altresì vero che una tifoseria rimasta accanto alla squadra per tutta il (mediocre) campionato, meriterebbe di essere ringraziata e magari premiata con nomi che accendano almeno un minimo la fantasia, ecco perché è auspicabile che si proceda verso un ‘livellamento’ della differenza di vedute, al momento molto ampia, fra chi sta sugli spalti del Dall’Ara e chi lavora a Casteldebole. Non pretese gigantesche e irrealizzabili, ma nemmeno la sola ed esclusiva aridità dei numeri di un piano d’investimento. Parafrasando Walt Disney, una via di mezzo tra un sogno e un obiettivo.

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