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L'esultanza dei giocatori granata dopo il gol dell'1-0 di Belotti

La strada per i sogni è ancora lunga

Il Bologna ne prende cinque a Torino, Riccardo Bigon arriva in sala stampa e consegna a microfoni e taccuini una dichiarazione che lascia perplessi: «Chi pensa a una stagione facile sbaglia di grosso». Mani nei capelli. Chi ha mai osato anche solo immaginarlo con questa squadra? Una squadra allestita proprio da chi se ne esce con gemme del genere, con la supervisione e l’avvallo dell’amministratore delegato Claudio Fenucci e del club manager Marco Di Vaio, nel nome della tanto sbandierata condivisione di idee e obiettivi. A proposito di Fenucci, eccellente uomo di conti, non è ancora dato capire cosa c’entri lui con la parte prettamente sportiva e tecnica, quella che va dal mercato al campo. Ma passiamo oltre.
La sensazione che il Bologna avrebbe sofferto all’Olimpico era forte, ma che potesse uscire con lo stampo di una mano aperta sulla faccia un po’ meno. E potevano essere sei o sette, roba da stenderti con qualche giorno di prognosi. I granata sono più forti, lo aveva detto a chiare lettere Sinisa Mihajlovic, e il campo gli ha dato ragione. I rossoblù invece sono più deboli dell’anno scorso, e non saranno gli innesti di Torosidis, Helander e Sadiq a fare la differenza. Urgono un paio di acquisti importanti: una punta con il gol addosso (o un trequartista, Saponara per citarne uno) e un centrale difensivo di esperienza, perché così vuole Roberto Donadoni, che lui sì dovrebbe essere ascoltato e accontentato di più. Donadoni che peraltro voleva anche Balotelli, ma a Palermo sono più svegli. I Sadiq e gli Helander vanno bene, ma solo se chiamati a subentrare per crescere gradualmente. Lo stesso Verdi titolare è un altro grandissimo azzardo. Non ce ne voglia il ragazzo, che ha mostrato doti interessanti, ma la via della ‘resurrezione’ è stata gestita male, con troppe responsabilità di punto in bianco.
Occorre usare guanti pregiati per poter esprimere un pensiero sulla squadra, perché subito ti spiegano che dopo due partite non si può pretendere di averne già compreso il vero valore. Eh no, non ci stiamo. Già da tempo sottolineiamo come l’organico sia peggiorato in confronto alla passata stagione: non guardiamo ai cinque gol presi, quelli fanno male ma non sono il punto nevralgico del problema. Diawara e Giaccherini erano l’asse portante del Bologna che fu e non sono stati sostituiti a dovere. In aggiunta, ci è stato raccontato più volte dell’esistenza di un piano A e di un piano B. Nel piano A la cessione di un giocatore importante sarebbe stata colmata reinvestendo i soldi incassati sul mercato, nel piano B la rosa avrebbe di fatto mantenuto lo stesso volto, senza cessioni illustri. Bene, ci sono tre giorni per spendere quei soldi.
Fossimo nei panni di Joey Saputo saremmo arrabbiati, arrabbiatissimi. Chi ha messo in strada questa macchina ha dimenticato gli ingranaggi fondamentali per farla funzionare a dovere. E non nascondiamoci, tutti si aspettavano (e si aspettano ancora) un innesto dell’ultima ora in stile Destro, affermare il contrario significherebbe mentire a se stessi. Era lecito sperare di non dover più assistere a figuracce come quella di Napoli, ma la verità è questa: da queste parti non è ancora tempo di sognare, ci sarà da soffrire per salvare la pellaccia. Confidiamo nel piano A o per il Bologna sarebbe un passo indietro, non certo un salto di qualità.

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Foto: AGF