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Centro Bologna Clubs:

Lettera aperta del Centro Bologna Clubs a Joey Saputo: “Caro presidente, ti scriviamo cosa secondo noi non va”

In mattinata il Centro Bologna Clubs e l’Associazione Percorso della Memoria Rossoblù hanno diffuso una lettera aperta al presidente del Bologna FC 1909 Joey Saputo, di cui vi proponiamo il testo integrale.

CARO PRESIDENTE, PROPRIO PERCHÉ RICONOSCIAMO IL TUO IMPEGNO ECONOMICO DI QUESTI ANNI, TI SCRIVIAMO COSA SECONDO NOI NON VA.

«Caro Joey ti scrivo
Così mi distraggo un po’
E siccome sei molto lontano
Più forte ti scriverò
Da quando sei partito
C’è una grossa novità
L’anno vecchio è finito ormai
Ma qualcosa ancora qui non va…»

Non va che noi bolognesi tendiamo a ‘cullarci troppo nei fasti del passato’: sai com’è, la nostra città ha più di 3.000 anni di storia, oltre ad aver vinto 7 scudetti (palmarès inferiore solo a Juve, Inter, Milan, Genoa) ed ad essere stati, fino agli anni ’50, i primi e gli unici nel calcio italiano ad aver vinto trofei internazionali, sconfiggendo anche i maestri inglesi.
D’altronde Carducci affermava che «Bologna era prima che Roma fosse!».
E in questi 3.000 anni abbiamo sempre avuto molto orgoglio di noi stessi, siamo una comunità «di cui andare fieri»: nel 1088 abbiamo fondato la prima Università del mondo occidentale, nel 1256 abbiamo per primi abolito la schiavitù, il wireless nasce grazie al nostro concittadino Marconi.
Abbiamo anche una predisposizione naturale all’accoglienza al punto che, a Roma, in epoca Pontificia, è stato coniato il termine ‘sbolognare’: ovvero ti allontano dai centri di potere ma ti mando in un posto di cui non ti potrai lamentare. Ciò non toglie che accoglienza non è mai stata asservimento: dal XIV secolo abbattemmo la rocca simbolo del potere papale per ben cinque volte, fino a far diventare le sue macerie ‘una collina in pianura’ (la Montagnola), sulla quale, poi, è stato eretto un monumento che ricorda un’altra cacciata popolare, quella degli austriaci nel 1848. Per non parlare delle lotte sociali del Novecento e della Resistenza al Nazi-Fascismo.
Non va anche che siamo consapevoli del presente: sai com’è, oltre ad essere più o meno il settimo bacino di tifosi in Italia, siamo la settima città italiana più grande, lo snodo logistico cruciale delle comunicazioni Nord-Sud, il capoluogo di una delle aree industriali più sviluppate del mondo occidentale (distretto del packaging, food valley, motor valley, distretto del biomedicale).
Non va infine che pretenderemmo di osservare una cifra tecnica in campo che ci permetta realmente di intravedere una crescita sportiva, prima di cedere gli unici pezzi pregiati, senza dover «comprare biglietti a Barcellona e Madrid per veder giocare a calcio».
Ma in realtà ci chiediamo: non vanno tutte queste cose o coloro che ci hanno detto che esse non vanno?
Per concludere vorremmo ricordarti due grandissimi ‘stakeholders‘ che trasudavano il rossoblù: Pier Paolo Pasolini ed Enzo Biagi.
Mentre Pasolini sintetizzò la sua passione descrivendo il tifo come «una malattia giovanile che dura tutta la vita», Biagi ampliò questo romantico concetto scrivendo: «L’idea di una comunità è fatta di tante cose: da quello che si legge a come si amministra, da ciò che si mangia al sorriso delle donne, dalla storia passata alle vicende quotidiane. Il prestigio non è solo l’Università, le strade, le case ben tenute, le cure per i bambini e le premure per i nonni, ma si affida anche a quegli undici uomini che ogni domenica scendono in campo. Il nostro passato è pieno di disfide: ecco quelle che preferiamo. Schiavio, Biavati per me contano almeno quanto Quirico Filopanti. Per questo, il presidente del Bologna F.C. ha dei doveri, come il rettore di via Zamboni o come il sindaco, come il ‘Diana’…».

QUESTA È BOLOGNA E QUESTI SONO I BOLOGNESI.

Centro Bologna Clubs
Ass. Percorso della Memoria Rossoblù